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ACCADDE OGGI – 26 giugno 1992: Danimarca, storia di una favola a metà

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Quella che raccontiamo oggi è la storia di una favola strana, bella per certi versi, tragica per altri: quella della Danimarca, campione a sorpresa degli Europei giocati in Svezia nel 1992. Ricordo di aver vissuto con passione la cavalcata incredibile degli scandinavi al loro unico trionfo continentale. Ero solo un ragazzo all’epoca, ma che quella Cenerentola rossa e bianca potesse vincere contro nazioni ben più quotate, beh questo non potevo certo immaginarlo.

Europeo con solo 8 squadre partecipanti per l’ultima volta: oggi sembra incredibile di fronte al numero crescente delle squadre che si sfidano nelle massime competizioni.  Svezia qualificata come paese organizzatore, Francia, Inghilterra, la Germania campione del mondo nelle notti magiche di Italia 90 che si presentava per la prima volta unita dopo la caduta del muro di Berlino, Scozia alla sua prima partecipazione, i Paesi Bassi degli assi Gullit e Van Basten, Csi (Comunità degli Stati Indipendenti, che comprendeva le Repubbliche ex sovietiche, ad eccezione di Estonia, Lituania e Lettonia che si erano già dichiarate indipendenti) che aveva preso il posto dell’Urss, stato che si era dissolto solo pochi mesi prima e che aveva eliminato nel suo girone l’Italia di Vicini, giunta terza ai Mondiali giocati due anni prima in casa e infine Danimarca.

Già, Danimarca che non doveva neanche esserci in quanto non si era qualificata, essendo arrivata seconda nel girone della Jugoslavia, ma ormai la guerra divampava nei Balcani. Nel 1991 Slovenia e Croazia avevano dichiarato l’indipendenza, causando la reazione dell’esercito slavo che attaccò i due Stati. In Slovenia, la guerra durò poco, una decina di giorni. Più complicata la situazione dello stato croato, che ospitava una consistente minoranza serba. Diverse città croate furono bombardate. Ecco perché ho parlato di una favola a metà: mentre si giocava Euro 92, a pochi km dall’Italia si consumava la prima guerra dalla fine del secondo conflitto mondiale.

Una guerra crudele, che non lesinò violenze da una parte e dall’altra, che avrebbe poi coinvolto anche la Bosnia Erzegovina a partire dall’aprile 1992: l’Europa assisteva a massacri di civili, pulizie etniche, fughe di migliaia di persone dai luoghi in cui avevano sempre vissuto, cecchini in azione contro cittadini inermi che si recavano al mercato, nazionalismi sempre più accesi, fra paesi che per anni avevano vissuto sotto la stessa bandiera quella della Jugoslavia. Il 30 maggio del 1992 l’Onu dichiarò che gli stati della ormai ex Jugoslavia non avrebbero partecipato ad alcun evento sportivo, fino a nuovo ordine. Mancavano 11 giorni all’inaugurazione degli Europei, fu naturale chiamare la Danimarca.

L’allenatore Richard Moller Nielsen, poco amato dalla stampa e dalla critica del suo stesso paese convocò i suoi giocatori, alcuni dei quali già in vacanza. La squadra si presentò quindi senza aver effettuato una seria preparazione fisica, con poche stelle, come il portierone Peter Schemeichel (padre del portiere della favola Leicester), Brian Laudrup, il difensore Lars Olsen e Henrik Andresen che giocava in Bundesliga nel Colonia. Grande assente Il fratello di Brian, Michael Laudrup che da tempo aveva lasciato la nazionale per i cattivi rapporti con il C.t. Una squadra quindi senza particolari ambizioni, inserito in un girone difficile, con un gioco difensivista, ma che seppe crescere nel corso del campionato, dopo un avvio stentato: pareggio a reti bianche con l’Inghilterra di Platt, sconfitta di misura con i padroni di casa e un piede ormai fuori dal torneo.

Ma a questo punto il destino era in agguato: i danesi vincono a sorpresa per 2-1 con la Francia di Papin e la Svezia, battendo con il medesimo risultato gli inglesi, permetteva l’accesso alla semifinale alla squadra di Laudrup. Di fronte la forte Olanda, ricca di talento e fuoriclasse, ma dopo i tempi supplementari il risultato è fissato sul 2-2. Sono decisivi i calci di rigore: per gli arancioni sbaglia proprio uno specialista del tiro dagli undici metri, il grande Marco Van Basten. In finale l’ultimo ostacolo verso il sogno si chiama Germania, tutti pensano che la Danimarca abbia già raggiunto un risultato storico, oltre che inaspettato. Non la pensano così gli scandinavi che a questo punto la Storia volevano farla davvero..

Perchè fermarsi a pochi metri dal Paradiso? Il 26 giugno 1992 allo stadio di Goteborg la Danimarca si laurea campione d’Europa battendo i teutonici allenati da Vogts con un secco 2-0, con gol di Jensen e Vilfort. Siamo all’apoteosi, una nazione impazzisce per i suoi eroi, l’Europa guarda stupita ed elegge la Danimarca “Cenerentola” dell’anno sportivo. Ho parlato di Kim Vilfort. Pochi si ricordano del dramma di quel giocatore: la piccola figlia lottava contro una grave forma di leucemia, e da buon padre faceva la spola fra l’ospedale in Danimarca e la Svezia, grazie anche alla vicinanza fra i due paesi.

Mi sono sempre chiesto con quale spirito abbia affrontato quelle partite, da dove abbia trovato la forza e il coraggio di tirare il rigore nelle semifinali e il gol bello e decisivo in finale. Dopo poche settimane la figlia Line, di soli 8 anni, morì. No, non poteva essere una favola vera e piena quella del 1992….Non per tutti.

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