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ACCADDE OGGI: 30 luglio 1930, l’Uruguay vince il primo Mondiale della Storia

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Nevicava il 30 luglio del 193o allo stadio Centenario in Uruguay: la squadra locale si imponeva con un secco 4-2 contro l’Argentina nei primi Mondiali della storia.

L’idea dei Mondiali di calcio venne ad una francese, Jules Rimet, francese come De Coubertin che aveva inventato le Olimpiadi moderne, francesi come gli ultimi vincitori in Russia due settimane fa.

Rimet, uomo tenace, testardo, sognatore, fra i fondatori della Fifa nel 1904, poi presidente dal 1921. Jules ha una idea fissa nella testa: perché se le Olimpiadi si tengono ogni 4 anni, non si può organizzare qualcosa di simile per il calcio, disciplina che ormai è entrata di diritto nello sport olimpico?

La sua idea, o meglio ossessione viene premiata nel congresso Fifa del 1928. La coppa sarà realizzata da un orafo parigino, a pagare le spese ci penserà lo stesso Rimet.

Sono i primi Mondiali della Storia: non ci sono gironi di qualificazione, ma le squadre partecipanti vengono invitate.

Rimet però deve superare numerosi ostacoli per realizzare il suo sogno.

Primo problema: quale paese ospiterà la manifestazione? Si offre subito l’Uruguay, che ha vinto e dato spettacolo alle Olimpiadi di Parigi e Amsterdam. Fra le altre cose il comitato organizzatore si offre di pagare le spese di vitto e alloggio per le squadre partecipanti e la federazione sudamericana promette la costruzione di uno stadio che può ospitare fino a 90.000 spettatori, il Centenario, in onore dei 100 anni della Costituzione del proprio paese.

Secondo problema: le squadre europee declinano, con vari motivi l’invito: Austria, Spagna , Ungheria, Italia, cioè il meglio del calcio europeo. Molte federazioni hanno una giustificazione (valida, pensando ai quei tempi remoti).

Partecipare a un mondiale in Sudamerica significava mancare dal Vecchio continente per circa due mesi, fra viaggi, allenamenti, partite. Molti giocatori europei erano operai: partecipare al Mondiale significava perdere il posto di lavoro.

Gli inglesi, da parte loro, rifiutarono l’invito sentendosi gli inventori del calcio, non potevano pensare che una manifestazione di quel tipo non si svolgesse in Europa.

Alla fine i primi Mondiali si svolsero fra il 13 e il 30 luglio, a Montevideo, in tre stadi diversi della città. L’idea iniziale era di ospitarli solo al Centenario, ma all’inizio della competizione, complici numerosi acquazzoni, i lavori erano in netto ritardo e le prime partite furono disputate in altri due stadi della città. Febbrili e frenetici furono i lavori per ultimare i lavori nel più grande stadio costruito al mondo, al di fuori della Gran Bretagna.

Lavori 24 ore su 24, grazie all’illuminazione notturna, cosa incredibile per quei tempi.

Parteciparono 13 squadre: un gruppo da 4 squadre, gli altri solo da tre. Solo 4 le rappresentative europee: la Francia, la Romania, la Jugoslavia, il Belgio.

Belga fu pure uno dei migliori arbitri assoldati per la competizione, il signor Langenus, che dirigerà diverse partite, compresa la finale.

La Francia fu ad un passo dal non partecipare al Mondiale: pensate che smacco sarebbe stato per Rimet!

Non partecipò alla spedizione il tecnico transalpino Gaston Barreau, il quale lavorando all’Accademia musicale di Parigi, non andò in Uruguay per non essere licenziato. Non ci saranno giornalisti al seguito, più interessati al Tour che al calcio. Saranno due giocatori francesi a raccontare il Mondiale sul giornale L’auto che in seguito cambierà nome in Equipè.

Partecipò la Romania: squadra modesta, senza ambizioni, senza tradizioni calcistiche, nazione giovane, ma fu una precisa scelta del re Carlo, che “gentilmente”, invitò gli industriali del suo paese a far partecipare gli operai-calciatori a quella manifestazione storica.

La storia del Mondiale racconta di vittorie da parte di Uruguay e Argentina, candidate da subito alla vittoria finale, mentre nel frattempo il Centenario è stato finalmente inaugurato.

In semifinale le due squadre eliminano con un identico e tennistico 6-1 la Jugoslavia e gli Stati Uniti.

La finale che assegna il primo titolo mondiale della Storia è la partita numero 100 fra le due nazionali, che si disputa al Centenario. E’ proprio vero che le coincidenze a volte non sono casuali, ma che un  filo rosso lega tutto, uomini, episodi, casualità, interdipendenze come recita un vecchio detto cinese.

Cade la neve nell’inverno australe. Che peccato non aver assistito a quella partita.

La rivalità fra i due paesi non è solo sportiva, ma economica, sociale, culturale: gli argentini si sentono superiori in tutto, gli avversari ricordano loro di aver vinto le ultime due Olimpiadi.

C’è ancora un problema prima di giocare la finale: chi arbitrerà la partita? Langelus ha già diretto tre partite, molte a ben vedere in torneo con così poche squadre.

E’ ben consapevole della rivalità fra le due squadre, allora pone due condizioni per arbitrare: poter essere scortato fino alla nave dopo la partita e addirittura una assicurazione sulla propria vita, avendo famiglia nella lontana Belgio. Non si sa mai. Calcio di altri tempi…

Ah, forse ho sbagliato. Quello dell’ultimo arbitraggio era il penultimo problema.

In finale le due squadre si presentano con un proprio pallone da gioco. Quale usare? L’arbitro fa come Salomone, di fronte all’intransigenza delle due squadre: un tempo si giocherà con quello scelto dall’Albiceleste, un tempo con quello degli avversari. Dispute di questo tipo ci fanno sorridere ai nostri giorni.

La finale viene vinta per 4-2 dall’Uruguay : le cronache del tempo parlano di una partita maschia, spettacolare, divertente. Si giocò al Centenario, davanti a 9o mila spettatori secondo quanto riportato dai giornali locali o davanti a 63 mila secondo le stime ufficiali della Fifa.

Per la cronaca segnarono per i campioni Dorado, Cea, Iriarte, Castro e per gli argentini Paucelle e Stabile. Nomi che non ci dicono nulla a distanza di anni, ma che inaugurarono un torneo che ancora oggi ci fa sognare, ridere, piangere, soffrire, sorprendere come abbiamo appena visto a Russia 2018.

E che fine fece l’arbitro? Sembra che sia fuggito subito dopo la partita per il porto, ma non partì per colpa della nebbia, aspettando per una notte interminabile con la paura di essere riconosciuto dagli argentini.

Le cronache riportano anche di masse inferocite di argentini in Uruguay a protestare davanti all’ambasciata del paese vincitore.

In quel lontano 1930 nacque una competizione che non si è mai fermata, se non in tempo di guerra. Prossimo appuntamento fra 4 anni in Qatar…

Intanto i francesi possono ancora gioire per la recente vittoria contro la Croazia..Rimet da lassù starà sorridendo..

 

 

 

 

 

 

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