ACCADDE OGGI 9 LUGLIO 2006- L’Italia è campione del mondo!

Ci sono momenti nella vita sportiva o in quella quotidiana che rimangono per sempre nella nostra memoria, indelebili: ci ricordiamo cosa stavamo facendo, con chi eravamo, dove eravamo, come abbiamo reagito a quell’evento, la nostra fiamma dell’epoca.

12 anni fa a quest’ora, ore 22.30 la maggior parte di noi era incollata davanti alla Tv, a casa, al pub con gli amici, in una località turistica. La nostra nazionale allo stadio Olimpico di Berlino affrontava nella finale dei Mondiali la Francia di Zidane. Sì, la famosa partita della testata a Materazzi, gesto di cui si è parlato per anni.

Come passa il tempo e come cambiano le cose in fretta: oggi siamo solo mesti spettatori di Russia 2018, competizione giunta quasi al termine e che vedrà anche quest’anno, proprio come nel 2006, una finale tutta europea.

Abbiamo ancora tutti negli occhi Fabio Grosso che prende la rincorsa per l’ultimo rigore, risuonano nelle nostre orecchie le voci dei commentatori impazziti per la gioia, la corsa di Pirlo e degli altri giocatori, le lacrime, Lippi portato in trionfo, Cannavaro che alza al cielo la Coppa, davvero azzurro sopra Berlino per una notte.

Rigori, finalmente sfatato il tabù che spesso ci aveva visto soccombere, come negli Usa 94 con il rigore di Baggio tirato alle stelle. La vittoria con i francesi era anche una rivincita dopo la sconfitta amara nella finale degli Europei del 2000, quando i transalpini pareggiarono nel tempo di recupero per poi vincere con il golden goal di Trezeguet.
Sì, rivincita fu, ma anche vittoria di orgoglio per i nostri connazionali che vivevano in Germania, battuta dall’Italia in semifinale, altro momento epico di quel torneo.

Tutto sembrava congiurare contro di noi: la partita si disputava a Dortmund dove i tedeschi non avevano mai perso, i pronostici erano dalla loro parte, l’entusiasmo dei nostri avversari e dei loro tifosi era notevole, la convinzione tedesca che prima o poi toccava a loro eliminarci da un Mondiale era palpabile, e in fondo cominciavamo a pensarci pure noi che la tradizione poteva per una volta essere diversa.

E invece no: dopo una partita tesa, si arriva ai supplementari che passano inesorabili e quando i rigori sembrano ormai vicini, ecco il gol di Grosso, su passaggio di Pirlo: l’urlo di Fabio, in versione Tardelli 1982 zittisce lo stadio tedesco.

Addirittura un minuto dopo con la Germania sbilanciata in avanti alla ricerca di un insperato pareggio, l’Italia raddoppia con un contropiede da cineteca, Cannavaro si impossessa della palla che arriva a Totti, Gilardino e infine ad Alessandro Del Piero. 2-0, e gli italiani che eliminano la Germania per la terza volta nella storia dei Mondiali. Apoteosi, in Italia come nelle strade delle città tedesche, invase dai nostri tifosi.

In fondo, a rileggere i nomi citati, la differenza fra quell’Italia e quella attuale è tutta qui: quella era una generazione che comprendeva tanti fuoriclasse, Totti, Pirlo, Del Piero, Buffon (eletto miglior portiere della competizione), Cannavaro affiancati da giocatori del calibro di Gilardino, Inzaghi, Materazzi autore del gol del pareggio in finale dopo il vantaggio francese di Zidane su rigore, Gattuso, Iaquinta in gol nel girone di qualificazione, De Rossi, Zambrotta, Perrotta, Camoranesi, Nesta infortunatosi quasi subito, Barzagli, Oddo, Zaccardo, Barone, Toni.

Eppure la nazionale italiana non era arrivata in Germania fra le favorite: in Italia i giornali parlavano ogni giorno di Calciopoli, nuove rivelazioni potevano minare la stabilità dell’ambiente: fu indubbiamente bravo Lippi e lo staff azzurro a chiudere le polemiche fuori dal ritiro, ad isolare i giocatori, preparandoli per il successo finale, il quarto della storia azzurra nei Mondiali.

Non fu una squadra spettacolare, di solito non lo siamo quasi mai: ma solida, tenace, capace di crescere partita dopo partita fino allo scontro finale contro la squadra di Domenech. Pensate che in tutto il torneo l’Italia non subì un gol su azione, escludendo l’autorete di Zaccardo contro gli Usa, a testimonianza dell’organizzazione di gioco e della forma fisica dei nostri giocatori.

E poi quella notte del 9 luglio, calda e afosa, fu solo festa, per tutta la notte, una gioia che ci era stata negata ad Italia 90 proprio sul più bello e trattenuta dentro per tanto, troppo tempo.

Sì, sono momenti che non si dimenticano facilmente.
A Mancini il compito (arduo) di farci vivere al più presto emozioni di questo tipo. In bocca al lupo Roberto!

About Fabio Inferrera 56 Articles
Nato a Monza il 12 gennaio 1977, siciliano di origine, uomo di mondo d’adozione. E’ laureato in Lettere moderne presso l’Università degli studi di Milano. Amore smisurato per lo sport, dal calcio al basket, disciplina quest’ultima praticata per oltre dieci anni in gioventù, con la passione per le storie belle da raccontare.