BASKET IN CARROZZINA – Da Rio ben tre medaglie targate Briantea84 Cantù

Ci sono momenti che non si dimenticano mai, forse perché esistono solo nei sogni. È successo davvero, invece, che nel torneo di basket in carrozzina paralimpico, a Rio de Janeiro, i tre campioni della UnipolSai abbiano saputo prendersi una medaglia, una diversa dall’altra, ugualmente pesante considerando il percorso che c’è alle spalle. Una strada comune, tanti chilometri macinati a Cantù, insieme, tra allenamenti e partite, vita condivisa, obiettivi comuni: Brian Bell, Jordi Ruiz e Ian Sagar hanno lottato per l’oro, si sono confrontati, hanno lottato e si sono presi il podio di Rio. Nella prossima stagione, la UnipolSai sarà l’unica squadra a poter schierare nel suo roster tutte e tre le medaglie paralimpiche. Un onore e un privilegio.

“Questo risultato mi riempie di soddisfazione – ha commentato il presidente di Briantea84 Alfredo Marson -, faccio ai neo medagliati di Rio 2016 i miei più sinceri complimenti. È un risultato che premia un grande lavoro di squadra, queste medaglie sono il frutto di anni e anni di impegno e sacrificio: su quel podio olimpico, con gli atleti, le loro famiglie e le loro nazionali, ci sono anche la nostra maglia e i nostri colori. Non potrei essere più orgoglioso. Il mio desiderio è che questo risultato sia uno stimolo per i nostri giovanissimi atleti, perché guardando a queste medaglie possano dire “Posso farcela anche io”. Con l’impegno, la determinazione e la voglia di dare tutto, sognare non è mai proibito”

Gli Stati Uniti hanno di fatto dominato dal primo all’ultimo giorno il torneo di Rio, con un cammino impeccabile che li ha portati all’oro, giocando la finalissima contro la Spagna, vera sorpresa di questa Paralimpiade, un’outsider che ha sbancato avversari blasonati (tra cui la Gran Bretagna in semifinale, 69-63, il vero colpaccio che ha squadernato le carte) per arrivare a una storica finale per Ruiz e compagni. Solo nella seconda metà del terzo quarto, dopo una lotta fianco a fianco, gli spagnoli hanno dovuto cedere l’onore delle armi a quello che – agli occhi di tutti – è il nuovo Dream Team a stelle e strisce (68-52), una squadra che ha visto tanti protagonisti e l’affermazione globale di Brian Bell, autore di 15 punti solo nella finale per l’oro, con un incredibile 78% dal campo e 7 rimbalzi, una difesa da far impallidire. La Gran Bretagna, da favorita di questi Giochi, forte dei suoi tre titoli europei e di un percorso di avvicinamento alle Paralimpiadi fatto di raduni frequenti e un tour di preparazione in giro per il Mondo, ha commesso un solo fatale passo falso contro gli spagnolo e ha dovuto accontentarsi del bronzo contro un’ostica Turchia (82-76).

“Certo speravamo di giocare la finale – ha ammesso Ian Sagar, protagonsita di una finale per il bronzo da vero campione, con 20 punti e la solita grinta nei momenti più scottanti – ma non posso dire che mi dispiace questa medaglia, da noi si dice che si vince un bronzo e si può perdere un argento. Quindi mi sento di aver vinto. Abbiamo sbagliato contro la Spagna, quella partita è stata il nostro buco nero. Abbiamo rischiato molto anche contro la Turchia, è una squadra davvero pericolosa e ci sono stati momenti in cui potevamo restare nuovamente giù dal podio come a Londra, non avrei potuto accettarlo. Siamo riusciti a migliorare quella delusione, per ora va bene così”.

“Ancora non ci credo e ho la pelle d’oca – ha commentato Jordi Ruiz – non so quando me ne renderò conto, credo che dormirò per un po’ di notti con questa medaglia, non voglio lasciarla. È stato un torneo pazzesco, nel quale siamo partiti in sordina ma siamo stati capaci di vincere contro le migliori squadre del Mondo. Nessuno immaginava che saremmo arrivati fino a qui, ma ce l’abbiamo fatta, e ora mi godo questo argento perché davvero è una felicità senza precedenti”.

“Non so dire quanto sono felice – sono le prime parole di un sorridente Brian Bell – è stata una partita meravigliosa e quello di Rio sarà un torneo che resterà per sempre nella mia memoria, la mia prima Paralimpiade chiusa con un bellissimo oro. Amo questa medaglia, dedicata alla mia famiglia prima di tutto. Adesso mi riposo un po’, ma non vedo l’ora di tornare in Italia, c’è un titolo da vincere anche lì”.

(Ufficio Stampa)