SPORT IN CONDOTTA

LA VOCE DELLA PASSIONE

CALCIO – Essere Silvio Baldini

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La bellissima storia di sport e redenzione di un tecnico dimenticato e ora osannato

La promozione in Serie B del Palermo ha portato la firma del suo allenatore Silvio Baldini, tecnico toscano che a fine anni novanta sembrava lanciato verso una strepitosa carriera.

Chievo Verona, Brescia, Empoli, Palermo, Parma, Lecce, Catania e Vicenza le sue montagne russe fino al 2011, quando poi per ben sei anni decise di uscire dal mondo del calcio.

Intervistato anni fa su “Il Fatto Quotidiano”, Baldini tracciò la linea esatta in cui secondo lui finì davvero la sua passione per questo lavoro: “Nell’estate 2003 mi chiamò il presidente Zamparini per allenare il Palermo, offrendomi un contratto di tre anni a ben due miliardi l’anno. Allora quella cifra la prendevano solo gli allenatori delle big. Abbiamo tre figli e niente alle spalle. A quel tempo eravamo sempre sotto in banca: quando ho iniziato ad allenare il Chievo avevo un rosso di 28 milioni. Ho accettato e da quel giorno ho smesso di essere un allenatore. Consapevole di ciò. Ho iniziato a controllare la Borsa o guardare il prezzo degli immobili. Ho mollato la mia passione e ho raschiato il barile. Era più giusto finire in squadre come il Genoa, la Sampdoria o la Fiorentina, guadagnare meno, ma costruire. Invece ho perso”.

Baldini tornò ad allenare nel luglio 2017 la Carrarese, squadra di Serie C, dopo ben sei anni di assenza e con un contratto che rasentava il volontariato“Sono un uomo libero – disse il tecnico toscano in un’intervista al Corriere della Sera -. Non sono schiavo del denaro. Ho una pensione e mi basta e non voglio condizionamenti. Alleno con il cuore, non con i soldi”.

Abbandonato il palcoscenico del grande calcio, i riflettori della Serie A, l’allenatore nativo di Massa è tornato a splendere come uomo: “Non ci potevo più stare dentro il sistema. Me lo impedivano i miei valori, la mia necessità di emozioni. La società di oggi vuole solo vincenti e crea così una generazione di falliti. A un certo punto della mia vita volevo tornare a sognare”, raccontò Baldini al giornalista Giancarlo Dotto lo scorso inverno.

Si parla tanto di resilienza, di abitudine a lasciare la propria comfort-zone per cercare sfide e misurarsi, al fatto che l’ERRORE o in questo caso la SCONFITTA SU UN CAMPO DI CALCIO (che per un allenatore può anche costare il licenziamento) è comunque un pensiero da capovolgere sempre: “La sconfitta è l’unica cosa che tiene in vita i miei sentimenti. Io la cerco. Me la chiamo…Lo dico sempre ai giocatori: io sono nato sbagliato, ma poi ci ho messo del mio. Quando ho capito che la sconfitta è il dono della mia vita, mi ci tuffo dentro, nelle difficoltà, in tutti i casini”.

A Carrara si rigenera come allenatore e uomo, resta per ben quattro stagioni con risultati più che soddisfacenti e con la voglia di non piegarsi mai, neanche a questioni extra calcio.

Lo scorso dicembre 2021, a sorpresa, lo richiama il Palermo del presidente Mirri: proprio quella società per cui, nel 2003, finì la passione. I giri della vita, le seconde occasioni, con un uomo come Baldini completamente cambiato rispetto a quasi vent’anni prima.

Anche qui non mancano le sue esternazioni da persona vera: “Non mi interessa nulla quando si parla di media punti, gol fatti, gol subiti. A me interessa arriva fino in fondo per questa squadra e la sua gente. Io sono innamorato del percorso che la vita mi ha regalato perchè la cosa più importante, anche se sembra banale, sono le emozioni che io provo a pensare alla mia famiglia – disse Baldini in un post partita -. Della vittoria o della sconfitta sinceramente non me ne frega un cazzo, a me interessa il percorso! Voglio sognare, voglio essere libero”.

E di sogni ne avrà moltissimi: l’allenatore guida la squadra al terzo posto finale nella classifica di Serie C girone C, partecipa ai playoff e li vince superando nella doppia finale il Padova. Il Palermo è promosso in Serie B!

Al termine della finale in uno stadio “Barbera” in tripudio per il suo allenatore e la squadra vincente, Baldini ai microfoni racconta: “Io non conto niente, sono come una goccia nell’oceano. Sono riuscito con la mia fede ad avere questa soddisfazione di portare allo stadio tutte queste persone. Come festeggerò? Tornerò a casa e abbraccerò per dieci minuti mia moglie, non mi ha mai fatto sentire solo. Lei c’è sempre stata, il merito di questa impresa è soprattutto suo, se oggi sono diventato una persona capace di ragionare in un certo modo”.

Forse dovremmo un po’ insegnare ad essere Silvio Baldini a noi stessi e chi ci circonda: tosto e deciso nelle scelte, capace di rielaborare con positività anche le esperienze peggiori. Perchè poi alla fine del percorso, un premio c’è sempre.

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