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CALCIO ESTERO – C’era una volta lo Schalke 04

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Terribile involuzione di una squadra che sta per retrocedere

Fino ad una decade fa lo Schalke 04 era un riferimento costante per il calcio tedesco, sia tra le mure amiche della Bundesliga che in Europa.

Sette titoli (l’ultimo però a fine anni cinquanta), cinque Coppe di Germania (ultimo sussulto nel 2011), Coppe di Lega, Supercoppe ed una Coppa UEFA strappata ai rigori all’Inter di Roy Hodgson nel 1997 al “Meazza”. Era la squadra dei Lehmann, Olaf Thon, Nemec, Wilmots, Wagner.

Dal 1991, anno della risalita in Bundesliga, la squadra della città di Gelsenkirchen è stata sempre presente tra i grandi, anche se non ha mai davvero acceso una competizione d’alta classifica con gli squadroni Bayern Monaco e Borussia Dortmund.

Ma di calciatori ne ha sfornati (per le big!): Manuel Neuer è nato e cresciuto con quella maglia addosso (156 presenze in sei campionati), prima di trovare fortune e successi a Monaco di Baviera. Julian Draxler (119 gettoni) ora è un punto fermo del PSG, Benedikt Höwedes è stato un’icona per dieci anni e pilastro della Nazionale campione del Mondo 2014.

Senza dimenticare attaccanti come Ebbe Sand (22 gol nel torneo 2000/2001) e Klaas-Jan Huntelaar (addirittura 29 reti nella Bundesliga 2011/2012) che hanno rappresentato lo Schalke 04 in cima alla classifica marcatori. L’attaccante olandese, che arrivò per la prima volta a Gelsenkirchen nell’estate 2010 dopo il flop col Milan, lo scorso gennaio ha accettato di tornare nel club tedesco dopo l’addio di quattro anni fa.

Huntelaar era tornato all’Ajax per chiudere il cerchio della sua carriera, ma il richiamo di uno Schalke in difficoltà lo ha convinto. Oltre a lui, nel mercato di riparazione, il club ha richiamato un altro ex come l’esperto difensore Kolasinac (Arsenal), ma le cose non sono cambiate. Entrambi i giocatori non hanno dato il supporto necessario per risalire, anzi hanno rischiato addirittura i margini.

Dal 2006 il club è sostenuto dal ricco e potente sponsor russo della Gazprom (promotore anche in Champions League), che ha contribuito anche alla modernizzazione del nuovo stadio Arena AufSchalke, che può contenere oltre 70mila spettatori.

Nel 2010/2011 è stata semifinalista di Champions, poi ha centrato sempre gli ottavi per tre anni di fila. Nella stagione 2017/2018 ha concluso al secondo posto in campionato,e fino al 2019 era ancora in corsa nella Coppa dalle grandi orecchie.

Da un anno, però, la squadra è in piena caduta libera: dopo un’ultima salvezza sofferta con David Wagner (proprio lui: uno dei giocatori con cui la squadra vinse la Coppa Uefa 1996/1997), nel post lockdown è stato un via vai pazzesco in panchina. Un pessimo avvio del campionato 2020/2021 è costato l’esonero al tecnico americano, sostituito a fine settembre dal tedesco Manuel Baum, a cui però a dicembre è stato dato il benservito.

Quindi è toccato all’olandese Huub Stevens (durato otto giorni!), poi lo svizzero Christian Gross ed infine, ad oggi, troviamo il tecnico greco Dimitrios Grammozis.
Lo Schalke quest’anno ha vinto solo 1 partita su 26, ultima in classifica col peggior attacco (16 reti) e peggior difesa del torneo (-69).

Per la retrocessione è solo questione di matematica imminente: in Bundesliga, dopo ben trent’anni di frequenza costante, si apprestano a salutare un’ex big del calcio nazionale.

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