CALCIO ESTERO – La potenza della Premier League fuori dal campo

Piatto ricco mi ci ficco: il buffet della Premier League inglese è sempre più attraente per investitori e brand stranieri.

Se quello d’Oltre Manica resta il campionato più affascinante e conteso del mondo (dalle infrastrutture d’avanguardia, ai campioni sul rettangolo di gioco) si può imputare anche ai sostanziosi introiti che rendono felici i club.

È stato sicuramente fondamentale l’arrivo in Premier di sceicchi, cordate americane, facoltosi thailandesi ed oligarchi russi: per esempio, Vichai Srivaddhanaprabha sta facendo storia a Leicester, Roman Abramovich ha portato titoli e perfino una Champions League al Chelsea, Khladoon Al Mubarak ha trasformato il Manchester City in super potenza europea, e via dicendo.

I club hanno cambiato mentalità anche sotto il punto di vista delle partnership commerciali guardando molto verso Asia e Medio Oriente: prendendo l’esempio delle squadre sopra citate, Yokohama garantirà al Chelsea ben 275 milioni di euro in 5 anni, Etihad e Fly Emirates riempiono (non come l’azienda giapponese di pneumatici, ma comunque in modo sostanzioso) le casse di Arsenal e City, il gruppo thailandese King Power campeggia sullo stadio e maglie del Leicester di Claudio Ranieri capolista del campionato.

Ma non esiste solo questa direzione: ci sono club che puntano anche ad accordi differenti con agenzie che lavorano online, e l’esempio lampante porta sempre in Premier League, dove addirittura 2 squadre hanno lo stesso marchio.

Sulle maglie del neo promosso Bournemouth ed il più navigato Crystal Palace (che tra l’altro il 21 maggio si giocherà la finale di FA Cup contro il Manchester United a Wembley dopo oltre un ventennio) compare il gruppo Mansion, che già nel 2006 affiancò il Tottenham e che nel 2007 ha acquisito il brand di casino.com .

Vedute diverse, sicura appetibilità maggiore rispetto anche alla nostra Serie A, miglior lavoro sotto il punto di vista di marketing e commercializzazione.

Ecco perché in Premier (ma non solo) accade tutto ciò, e si possono vivere favole come quella del pluri citato Leicester, o vedere club anonimi poter acquistare grandi calciatori da far sognare i propri tifosi.

Tutto nasce anche dietro la scrivania, dove si decidere e consolida il futuro di una società di calcio.

E gli inglesi, da questo punto di vista, possono solo insegnare.