CALCIO – La mission impossible del profeta in patria

Nemo propheta acceptus est in patria sua. Questa la famosa dichiarazione attribuita a Gesù di Nazareth nel Vangelo in merito all’accoglienza che ricevette dai suoi conterranei al ritorno.

Nessun profeta è gradito nella sua patria, un modo per far capire che, nonostante i successi passati, le grandi conquiste e l’ottimo operato, è difficile se non impossibile farsi apprezzare soprattutto da coloro che si hanno strettamente più vicini e ti conoscono o hanno conosciuto meglio.

Nello sport, nel calcio in particolare, è un tema ricorrente: riguarda soprattutto quegli ex calciatori che, passati dall’altra parte della barricata come allenatori, provano a rivivere le gesta che furono con un altro ruolo, magari proprio in un ambiente che tanto li ha amati.

Di primo acchito viene fuori la storia recente del Milan: quanti storici vecchi giocatori hanno provato, invano, la ribalta in panchina? Davvero tanti.

Non un club qualsiasi quello rossonero, fatto da epopee storiche e storiche anche le stagioni flop. L’esperimento numero 1 si chiamò Clarence Seedorf: il fortissimo centrocampista olandese ha speso 10 anni della sua carriera nel Milan (2002/2012), vincendo tutto quello che c’era da vincere (scudetti, Champions, Mondiale per Club….).

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All’inizio della discesa storica dei rossoneri in termini di risultati (stagione 2013/2014) che coincisero con l’ingresso in società di Barbara Berlusconi e la lenta uscita del padre Silvio, ci fu il primo cambio. Al termine di una roboante sconfitta a Sassuolo, Lady B decise l’esonero di Massimiliano Allegri (proprio lui) e l’ingaggio di Seedorf che intanto stava concludendo col calcio giocato in Brasile al Botafogo.

Appese in tutta fretta ed a sorpresa le scarpe al chiodo per indossare giacca e cravatta, l’olandese esordì con una vittoria in campionato sul Verona, che però fu un fuoco di paglia. A gennaio uscì subito dalla Coppa Italia perdendo a San Siro contro l’Udinese (1-2), a marzo diede addio alla Champions League con l’eliminazione agli ottavi di finale contro l’Atletico Madrid (rossoneri sconfitti 0-1 a Milano, e travolti 4-1 in Spagna).

In campionato non andò meglio: ha la gioia di battere l’Inter nel derby grazie al gol del connazionale De Jong, ma la squadra finisce 8° in classifica e fuori dall’Europa.

Seedorf venne esonerato a metà giugno 2014 dopo 11 vittorie, 2 pareggi e 9 sconfitte in Serie A, ed al suo posto la tradizione degli ex rossoneri proseguì con Filippo Inzaghi, promosso dalla squadra “Primavera”: il numero 9 storico, grande bomber del Milan (126 gol in 300 partite), accetta il grande salto tra l’entusiasmo dei suoi vecchi tifosi.

Ma SuperPippo non migliorò la classifica dell’ex compagno, infatti il Diavolo chiuse addirittura al 10° posto in Serie A non centrando nuovamente il pass europeo.

L’ultimo della lista rossonera fu Cristian Brocchi, un roccioso centrocampista che non ha avuto lo stesso palmares di Seedorf ed Inzaghi, ma ha comunque vestito la maglia per 2 stagioni. Pupillo del patron Berlusconi, viene gettato in prima squadra a stagione quasi conclusa (aprile 2016) dopo l’inaspettato esonero di Sinisa Mihajlovic. Peggiora la classifica (finirà 7°, scavalcato dal Sassuolo che accederà all’Europa League) perdendo anche la finale di Coppa Italia a Roma contro la Juventus. Esonerato e sostituito a giugno da Vincenzo Montella.

Anche la Juventus, oggi formazione imbattibile capace di vincere 7 scudetti di fila, provò in passato ad affidarsi ad una vecchia gloria.

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Nella stagione 2008/2009, quella del ritorno in Serie A dopo il purgatorio in B post Calciopoli, i bianconeri ripartirono con Claudio Ranieri: il tecnico romano però durò poco meno di una stagione, infatti nel maggio 2009 fu esonerato e sostituito dall’ex bandiera bianconera Ciro Ferrara (11 stagioni a Torino vincendo tutto, anche l’ultima Coppa Campioni del 1996). Il tecnico napoletano condusse la squadra con 2 vittorie finali alla qualificazione in Champions League, e fu confermato a furor di popolo.

Ma la scelta si rivelò disastrosa: in Europa la squadra uscì nella fase a gironi, in campionato tra dicembre e gennaio entrò in un tunnel nero con 5 sconfitte (tra cui con Bari, Catania e Chievo) che peggiorarono la classifica. A fine gennaio, Ferrara fu esonerato e rimpiazzato da Alberto Zaccheroni.

Profeta in patria doveva esserlo anche Cristiano Lucarelli, professione attaccante, nato a Livorno ed ex capocannoniere della Serie A 2004/2005. Dopo aver girato mezza Italia da giocatore (Cosenza, Padova, Lecce, Torino, Atalanta) dal 2003 al 2007 ha realizzato il sogno di indossare la maglia della squadra della sua città contribuendo al salto dalla Serie B all’Europa League con 111 gol totali.

Comincia ad allenare nel 2013/2014 in Lega Pro: guida Viareggio, Pistoiese, Tuttocuoio, Messina e Catania, tra subentri ed esoneri. Poi l’estate 2018 è il grande momento del ritorno in “patria”.

Dopo aver fatto gioire in campo, Lucarelli torna a Livorno come allenatore: accolto come un Re, osannato e sostenuto. Ma l’esordio da tecnico in Serie B è da dimenticare: 1 vittoria in 10 partite, conseguente esonero. Meglio ricordare il suo numero 99 fare stragi di reti sotto porta.

Massimo Oddo, campione del mondo 2006 come Inzaghi, ha portato da pescarese il Pescara in Serie A: l’anno dopo, fu licenziato nella massima serie con un ruolino di marcia imbarazzante.

L’ex difensore uruguaiano Diego Lopez è nella Hall of Fame del Cagliari in virtù delle sue oltre 300 gare coi sardi da giocatore.  Viene lanciato da Cellino come tecnico nel 2013/2014 dopo una stagione da vice, ma durò fino ad aprile dopo 7 vittorie, 11 pareggi e 14 sconfitte.

Torna in Sardegna nell’ottobre 2017 al posto di Massimo Rastelli, ma il Cagliari ha risultati altalenanti e si salva solo per il rotto della cuffia al quartultimo posto. Il contratto non viene rinnovato nonostante la salvezza raggiunta.

Ma in Sardegna la vera istituzione resta Gianfranco Zola, simbolo di un’isola al pari del grandissimo Gigi Riva: “Magic Box” (così soprannominato ai tempi del Chelsea) dopo aver chiuso la carriera in rossoblù nel biennio 2003-2005 portando la squadra in Serie A e salvandola con 22 gol totali, tornò come allenatore nel gennaio 2015 al posto dell’esonerato Zeman. Come tecnico aveva maturato fin lì esperienze inglesi positive con West Ham e Watford, dunque si trattava del suo esordio in patria. Doveva salvare un Cagliari alla deriva nei bassifondi, ma le cose non funzionarono: dopo 2 mesi fatti di 2 vittorie, 2 pareggi e 7 sconfitte (con la squadra terzultima) venne licenziato. Ed a fine stagione i sardi retrocessero comunque in Serie B.

Sembrava un sogno anche per Luigi Delneri il fatto di poter allenare finalmente l’Udinese, lui nativo della vicina Aquilea, dopo aver girato panchine importanti come quelle di Roma, Palermo, Atalanta, Sampdoria e Juventus: viene chiamato in corsa dalla famiglia Pozzo ad inizio ottobre 2016 al posto di Giuseppe Iachini, riuscendo a traghettare, non senza fatica, la squadra alla salvezza col 13° posto. Il torneo successivo, però, è un disastro. Perde 9 partite su 13, e viene esonerato dagli stessi Pozzo.

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Peggio ha fatto il croato Ivan Juric: da giocatore è il fedelissimo di Gian Piero Gasperini che lo volle al Genoa dopo l’esperienza di Crotone. Con la maglia rossoblù gioca 125 partite tra Serie B, A ed Europa League, ritirandosi nel 2010.

Giocatore apprezzato dalla piazza genoana per il suo temperamento, inizia la carriera di allenatore. Guida il Mantova, è autore del capolavoro Crotone 2015/2016 con cui conquista la storica Serie A. Nell’estate 2016 Preziosi lo richiama al Genoa, ma per la panchina. Inizia molto bene, batte l’invincibile Juventus, è a ridosso della zona alta. A dicembre il tracollo fino all’esonero di febbraio dopo un imbarazzante sconfitta contro il fanalino di coda Pescara (5-0) che non aveva ancora vinto. Il Genoa lo richiama però dopo 1 mese al posto di Mandorlini, e col successo sul Torino ottiene la salvezza alla penultima giornata. Confermato, viene esonerato per la 2° volta nel novembre 2017 e rimpiazzato da Ballardini.

A sorpresa, giusto 1 anno dopo, il ritorno al Genoa tra la contestazione del pubblico: Preziosi scarica “Balla” nonostante i buoni risultati (tra i due non correva buon sangue), ma il ri-subentrante Juric non vince nessuna partita, e viene esonerato per la 3° volta nel dicembre 2018 dopo l’eliminazione in Coppa Italia contro la Virtus Entella (formazione di Serie C). Ad oggi, statistiche alla mano, il croato è il peggior allenatore visto in Serie A con sole 9 vittorie in oltre 50 partite. 

Ovviamente esistono anche eccezioni speciali per i “profeti in patria”: Antonio Conte ha iniziato l’interregno Juventus in Serie A facendole vincere 3 scudetti di fila dopo la grande carriera da centrocampista. Josep Guardiola ha fatto storia e lezioni di calcio col Barcellona. Anche Fabio Capello ha scritto le migliori pagine di Milan e Roma sia in campo che dalla panchina, così come Zinedine Zidane è entrato nell’elitè del calcio europeo, con la vittoria di ben 3 Champions League consecutive da allenatore del Real Madrid, con cui ne aveva già vinta 1 in campo (gol decisivo al Bayer Leverkusen).

 

 

 

 

 

 

 

Roberto Sabatino
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Nato a Rapallo (GE) il 15 Maggio 1982, ha effettuato un corso di speakeraggio professionale presso la “Talent Academy” di Cologno Monzese (MI). Nelle stagioni 2012/2013 e 2013/2014 è lo speaker ufficiale del Calcio Como, per le gare interne allo stadio “Sinigaglia” nel campionato di Lega Pro. Da marzo 2013 è inviato per la trasmissione sportiva di Espansione TV, ETG+SPORT, al campo di allenamento del Calcio Como. Un passato come addetto stampa del Basket Como, dopo varie esperienze in alcune webradio con programmi sportivi, il 1° agosto 2013 lancia il portale Sport in Condotta.it. Ad agosto 2014 diventa telecronista per la webtv Sportube, che trasmette in esclusiva live tutte le gare delle squadre di Lega Pro. Da settembre 2015 torna ad essere lo speaker ufficiale del Calcio Como, per le gare interne del campionato di Serie B allo stadio "Sinigaglia". Nello stesso mese, partecipa e vince il 7° Workshop di Sportitalia Tv ed entra nella redazione