17 Settembre 2021

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C’erano una volta i Gunners londinesi

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Da anni lontana parente della squadra che fu, l’Arsenal fa acqua da tutte le parti

Ogni estate spende sempre una vagonata di soldi (come molti club inglesi, che hanno il ricco portafogli grazie alla vendita dei diritti tv) eppure da quando si è chiusa l’era Arsène Wenger nell’estate 2018, in casa Arsenal sono stati dolori.

E’ vero che grazie all’attuale tecnico, lo spagnolo Arteta (ex calciatore biancorosso, ed in passato anche collaboratore di Pep Guardiola) sono arrivate due coppe nazionali, ma i bei tempi sono ben altra cosa.

Dicevamo di Wenger: il tecnico francese approdò a Londra nella stagione 1996/1997, e per vent’anni ha tenuto i Gunners sempre ad altissimo livello in Premier League: vince tre titoli, galleggia sempre tra secondo e terzo posto, tranne nelle ultime stagioni in cui scivola anche sesto. Ma era già la parabola discendente del club.

Un club, l’Arsenal, famoso nel passato per il suo ottimo scouting e lungimiranza con i calciatori: sono riusciti a rigenerare scarti della nostra Serie A come Dennis Bergkamp (meteora all’Inter con 11 gol in due tornei, bomber a Londra con 87 reti in undici stagioni), Nwankwo Kanu (bloccato a Milano più da problemi cardiaci che altro. Ma con Wenger è esploso) e Thierry Henry (arrivato quasi per caso alla Juventus, dove Ancelotti non sapeva come schierarlo provandolo spesso anche a centrocampo. Con l’Arsenal ha scritto pagine di storia segnando 175 gol).

Ma da quelle parti hanno scoperto e lanciato anche giovanissimi campioni vincendo scommesse come Cesc Fabregas, Nicolas Anelka, Emmanuel Adebayor, Oliver Giroud, Mathieu Flamini, Fredrik Ljungberg, Robin Van Persie, Aaron Ramsey, Stefan Schwarz, Wojcech Sczczesny ….. Delle belle squadre che hanno primeggiato anche in Champions League, pur non vincendola mai, raggiungendo comunque la finale 2006 persa contro il Barcellona di Frank Rijkaard e la stella Ronaldinho.

Il declino degli investimenti è recente, ma non serve andare troppo indietro. Già nel periodo pre-pandemia la società si era resa protagonista di investimenti pazzeschi, che però alla fine hanno reso poco o nulla.

Nell’estate 2019, con in panchina ancora Unay Emery, spiccò il duello col Napoli per l’ala destra ivoriana Nicolas Pepè: alla fine la spuntarono i Gunners pagando addirittura 80 milioni di euro il cartellino del giocatore del Lille. Ad oggi il giocatore ha segnato 15 gol in tre stagioni, con un tasso di discontinuità molto elevato. Sempre in quella sessione furono acquistati anche i difensori Saliba (30 milioni dal Saint-Etienne) e Tierney (27 milioni dai Rangers Glasgow).

Nel post pandemia, con introiti diminuiti drasticamente, in casa Arsenal hanno comunque pensato di spendere 50 milioni di euro per il mediano Thomas Partey dell’Atletico Madrid e 26 milioni per il centrale difensivo Gabriel del Lille. Tutti, ad oggi, rivelati modestissimi investimenti.

Nonostante i pessimi risultati tra Europa e campionato, quest’estate i Gunners hanno allargato ancor di più il portafoglio: 58 milioni per Ben White del Brighton, 35 milioni per riscattare l’eterna promessa Odegaard dal Real Madrid, 28 milioni per Ramsdale dello Sheffield United e 17 milioni per Lokonga dell’Anderlecht. Ad oggi l’Arsenal ha registrato una partenza shock con tre sconfitte di fila e nove gol al passivo.

Senza dimenticare l’incredibile incidenza degli stupendi sul bilancio: 13mila sterline per Aubameyang e 9mila per Lacazette. possibili punti di forza ma entrambi messi sul mercato. Fino a pochi mesi fa spiccavano anche le 18mila sterline per Ozil, ripudiato dal club e andato in Turchia.

Vacilla la panchina di Arteta, ma è proprio tutta colpa dell’allenatore spagnolo? Il calciomercato direbbe altro…..