CICLISMO – Geraint Thomas sbaraglia la concorrenza, sui Pirenei è ancora maglia gialla!

Partito con numerosi contendenti al via, il Tour de France si avvicina ormai alla sua conclusione, portando però con sé numerosi problemi e polemiche, rivolte soprattutto all’organizzazione francese e al tifo (o presunto tale) dei francesi stessi, spesso al centro dell’attenzione sulle grandi salite percorse in questi giorni di gara.

Dopo una prima settimana vissuta all’insegna dei velocisti sulle strade francesi, con le vittorie ripetute del colombiano Fernando Gaviria (Quick Step Floors) e del campione del mondo in carica Peter Sagan (Bora Hansgrohe), entrambi portatori delle prime due maglie gialle della Grande Boucle, una prima grande scossa alla classifica generale del Tour de France è stata data dalla cronometro di Cholet, che ha visto trionfare la BMC, con conseguente conquista della maglia gialla da parte del campione olimpico Greg Van Avermaet. Importantissima è stata (in ottica classifica) anche la nona tappa con conclusione a Roubaix, che ha portato al ritiro di Richie Porte (BMC), violentemente respinto ancora una volta (dopo quella da brividi dell’anno scorso in discesa) a causa di una caduta, ancora prima che cominciassero i tratti in pavé caratteristici di quello che è da sempre chiamato “L’inferno del Nord”. Salvo i capitomboli di Porte e Uran, secondo l’anno scorso (anche lui ritirato), i big sono comunque arrivati tutti assieme, con la vittoria che è stata appannaggio dello specialista tedesco John Degenkolb (Trek-Segafredo), ottenuta con una clamorosa progressione nell’ultimo settore di pavé.

Il Tour, tuttavia, non poteva che decidersi sulle grandi montagne che da anni caratterizzano la corsa più importante del mondo, ovvero le Alpi ed i Pirenei. Due catene montuose storiche, intrise di ricordi memorabili e di scalate impresse in modo indelebile nella mente degli appassionati. Basta ricordare la cavalcata trionfale di Marco Pantani alle Deux Alpes, l’anno della storica doppietta (il Pirata è ancora l’ultimo ad esserci riuscito) Giro-Tour del 1998, tappa nella quale rifilò ben nove minuti a Jan Ullrich, che in quel Tour arrivò secondo. Oppure le imprese (ben più recenti) di Vincenzo Nibali sui Pirenei del 2014, anno nel quale il siciliano vinse staccando senza problemi tutti i suoi avversari diretti terminando la sua cavalcata a braccia alzate sul traguardo di Hautacam.
Nibali è anche l’ultimo italiano ad aver conquistato il gradino più alto, proprio quattro anni fa.

Nibali in azione sull’Alpe d’Huez

Le aspettative allora sono altissime alla decima tappa, la prima alpina, che si conclude, al contrario, con un grande nulla di fatto, ed il solo Julien Alaphilippe (portare della maglia a pois e vincitore di tappa con un attacco in discesa) da applaudire. La vera svolta è rappresentata dall’undicesima tappa di questo Tour, con l’arrivo alla Rosière (inedito) che stravolge completamente la classifica generale, incoronando re della classifica generale e vincitore di questa frazione Geraint Thomas (Team Sky), partito con le vesti di gregario a servizio di Chris Froome, fresco vincitore del Giro. Il gallese allunga sul tratto più duro della salita finale con un rapporto durissimo e non lascia a nessun avversario la possibilità di rientrare su di lui.
La svolta (sotto diversi aspetti) di questa Grande Boucle è rappresentata però dalla tappa successiva, con l’arrivo più che suggestivo in cima all’Alpe d’Huez, tempio naturale del ciclismo, dove ogni anno si radunano più di un milione di tifosi provenienti da ogni parte del mondo che si distribuiscono sui 13 km e mezzo di salita. La tappa non riserva sorprese fino all’ascensione finale, caratterizzata sin dall’inizio da un tifo eccessivamente caldo (famosissimo è il tornante degli olandesi), dall’accensione di fumogeni e dal lancio di liquidi ai corridori (soprattutto del Team Sky). La salita più iconica per i francesi si trova però macchiata, al nono chilometro, da un episodio imbarazzante per certi versi, che mai vorremmo si ripetesse in una corsa così rinomata. Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida) si trova improvvisamente a terra dopo un contatto fortuito con un tifoso. Ciò che è successo rimane fino a tarda sera avvolto nel mistero, dato che nemmeno il campionissimo italiano riesce a darne una chiara spiegazione. Anche una volta rese pubbliche le immagini (che mostrano come il manubrio dello Squalo si sia incastrato nella cinghia della macchina fotografica di un distratto spettatore) rimane la cocente delusione per il nostro movimento ciclistico, che puntava molto su Vincenzo e che ora si ritrova a sperare in un suo recupero dalla frattura alla vertebra che la caduta ha provocato. Dopo gli accertamenti all’ospedale di Grenoble ed il ritorno a casa, lo Squalo è così costretto a rincorrere non solo per la Vuelta, che partirà a fine Agosto e dove si spera sarà presente, ma anche per il Mondiale, disegnato quest’anno ad Innsbruch in un modo particolarmente adatto alle sue caratteristiche.
La tappa prosegue comunque nella confusione generale, concludendosi con un’altra meravigliosa vittoria allo sprint di Geraint Thomas, ora in vantaggio di 1′ e 39″ sul suo (forse) capitano Chris Froome.

Si conclude così la campagna alpina del Tour, e, dopo un breve passaggio sul Massiccio centrale dove il gruppo concede spazio alle fughe da lontano, con le conseguenti vittorie di Omar Fraile e Magnus Cort-Nielsen (Astana), ci si sposta sulle salite pirenaiche. La sedicesima frazione (che prevede anche un breve sconfinamento in territorio spagnolo) si conclude con un’altra impresa di Alaphilippe, nuovamente vincitore sul traguardo storico di Bagnères-de-Luchon.

Nairo Quintana vince sul Col du Portet

Attira l’attenzione di tutti la diciassettesima tappa (conclusasi ieri) con arrivo a St. Lary Soulan, un sali-scendi continuo di soli 65 km. La curiosità è tanta, anche grazie ad un aspetto scenografico interessante come la partenza in griglia in stile motoristico, esperimento non riuscito al meglio, ma comunque suggestivo, data anche la grande affluenza di pubblico alla partenza. Si continua comunque con un canovaccio ben preciso, e con il Team Sky, squadra della maglia gialla, al controllo indisturbato della corsa. La corsa è praticamente anestetizzata fino all’ultima salita, ovvero il Col du Portet (vetta a 2200 m s.l.m.), anch’esso arrivo inedito e recentemente asfaltato proprio per favorire il passaggio della Grande Boucle. Ai meno 15 km l’attacco del colombiano Nairo Quintana (Movistar) rompe gli indugi, scatenando la selezione naturale nel gruppo dei migliori, rimasto ormai con pochissimi effettivi. Attaccano Daniel Martin (UAE-Emirates) e Primoz Roglic (Lotto NL Jumbo), corridore sloveno quarto in classifica generale. Thomas si mantiene passivo, con Froome che sembra svolgere un ruolo da stopper per fermare le offensive dirette al suo compagno di squadra. Il keniano bianco paga questo sforzo a due chilometri dal traguardo, perdendo il treno Geraint Thomas, che si porta dietro solo Dumoulin (Sunweb) e Roglic. Anche il terzo ed il quarto della generale non riescono a seguire il ritmo della maglia gialla, che arriva al traguardo in terza posizione, perdendo così solo 50″ dal vincitore di giornata, Quintana.

La classifica generale vede quindi una situazione che sembra ormai avviarsi ad essere quella definitiva, con ben quattro cronomen nelle prime quattro posizioni e Thomas in giallo, nettamente favoriti per mantenerle anche dopo la cronometro che si correrà come ventesima e penultima tappa prima dell’arrivo sugli Champs-Elysèes a Parigi. Non dimentichiamoci però che il Tour (ed i Pirenei) non sono ancora terminati, con la tappa di domani che potrebbe regalare fuochi d’artificio e lotta tra i primi della generale, anche grazie al cosiddetto “Giro della morte” sulle cime pirenaiche. Vedremo infatti i corridori impegnati sulle salite storiche del Col du Tourmalet, Col d’Aspin e Col d’Aubisque, fondamentali per delineare la situazione di classifica definitiva.

Speriamo dunque che i corridori continuino a regalare spettacolo anche in queste ultime tappe, sognando sempre l’impresa più bella per un ciclista professionista, arrivare a Parigi sfiancato dopo 3000 km di sofferenza sulle strade del Tour.

 

Classifica al termine del 17ma tappa

 

 

Carlo Panzeri
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Da sempre grande appassionato di sport di ogni genere, con una preferenza per il calcio ed il ciclismo, seguiti entrambi sin dall'infanzia seguiti con grande trasporto. L'amore per la scrittura ed il racconto sono ciò che lo spingono ad andare sempre in profondità, approfondendo temi e storie di grande interesse. Concluso l'ultimo anno di liceo classico, pratica calcio a livello provinciale con la C.O.S.O.V. di Villasanta nella categoria Juniores.