CICLISMO – Il re abdica, lo scettro del Tour è degli sloveni

Tour de France, sì, ma in Francia c’è solo la Slovenia.
Ruota a ruota come due supereroi in missione per far sognare una piccola nazione incastonata sull’estremo oriente dell’arco alpino, Primož Roglič (Jumbo-Visma, 30 anni, attuale maglia gialla) e Tadej Pogačar (UAE-Emirates, 21 anni) indossano il mantello e si involano verso la terza doppietta nell’ordine d’arrivo sulle strade transalpine nel giro di 15 tappe. A Lubiana e dintorni non si parla d’altro: + 106% di share rispetto all’edizione passata della Grande Boucle sulla TV nazionale slovena, numeri che in Italia non ci sogneremmo di far registrare nemmeno durante il festival di Sanremo, per dirne una.
In due hanno fatto letteralmente esplodere la corsa su ogni singolo arrivo in salita, dai Pirenei al Grand Colombier (per la prima volta sede di arrivo coi suoi 1500 m, il passo più alto del massiccio del Jura), nel grande giro più importante del calendario UCI.

Anche il campione uscente Bernal (Ineos-Grenadiers) non ha potuto opporsi alle accelerazioni micidiali del team di Roglič che, facendo il ritmo già dalle due salite precedenti l’ultima scalata della 15ma tappa, ha obbligato alla resa anche un altro protagonista del ciclismo colombiano e mondiale delle ultime stagioni: Nairo Quintana (Arkea-Samsic), che ha perso immediatamente terreno dai primi sull’ultima ascesa.

Profilo dell’ascesa finale della 15ma tappa del Tour. L’arrivo è posto in cima al Grand Colombier, chiuso al pubblico nel rispetto delle misure anti-Covid

Una dimostrazione di forza senza precedenti da parte della Jumbo-Visma. Mai si erano visti, nemmeno durante le prestazioni più brillanti del Team Sky di Sir Bradley Wiggins e Chris Froome o del “treno blu” della US Postal di Lance Armstrong negli anni 2000, due gregari della maglia gialla imporre il ritmo ancora ben dentro l’ultimo km di corsa di un arrivo in salita, impedendo a chiunque di scattare. Il lavoro di Sepp Kuss e Tom Dumoulin (vincitore del Giro 2017), unito al precedente sgretolamento del gruppetto dei migliori operato da Robert Gesink e, soprattutto, Wout van Aert (già vincitore di due tappe allo sprint in questo Tour) e George Bennet, non ha lasciato scampo a nessuno. Provate anche voi ad inforcare una bicicletta e procedere ad una velocità ben superiore ai 20 km/h su una salita di 17 km al 7% di pendenza media: roba da extraterrestri.

Bernal in crisi sull’ultima salita. A bocca spalancata, è seguito dal gregario J. Castroviejo.

Solo il redivivo Richie Porte (Trek-Segafredo, 3° sul traguardo a 35 anni e mezzo), M. A. Lopez (Astana), Rigoberto Uràn (Education First) e Mikel Landa (Bahrain-McLaren) riescono a mantenersi aggrappati con le unghie sulle ruote dei giallo-neri fino ai -300 m, da dove parte l’assolo allo sprint dei due sloveni. Pogačar riesce a piazzare di fronte a tutti la sua Colnago e a rosicchiare anche 4” all’attuale maglia gialla grazie agli abbuoni (almeno tra i produttori di bici domina l’Italia, che con il marchio Bianchi rifornisce anche Roglič e il suo team coi caratteristici mezzi color turchese, ieri in un’inconsueta colorazione nera per risparmiare 80 g sul peso del telaio). Il 21enne di Komenda rappresenta sempre di più un’incombente minaccia ma, e forse questo è il punto più importante, si tratta di una minaccia senza squadra, dati gli sfortunatissimi ritiri in casa UAE (Aru e Formolo, che ha abbandonato per la rottura della clavicola, su tutti).

Sarà sicuramente, come in ogni edizione d’altronde, la terza settimana quella decisiva. Molte, in ogni caso, sono le incognite che si presentano ai tifosi: una su tutte la condizione del campione uscente che, oltre che essere al di sotto del livello dell’anno passato (più di 7′ quelli persi ieri sulla strada), dimostra anche una condizione fisica precaria, dovuta ad un probabile raffreddore. Nulla si dia, però, per scontato: sopra i 2000 m la storia diventa un’altra, la sinfonia cambia e gli svarioni dovuti alla scarsità di ossigeno sono sempre dietro l’angolo (per non parlare del grande punto interrogativo del clima settembrino delle Alpi). Roglič, come ha dimostrato nel Giro dell’anno scorso, potrebbe subire un crollo verticale, mentre altri (come Mikel Landa) hanno sempre fatto vedere il contrario, con una crescita costante sul lungo periodo. Occhio soprattutto alle tappe 17 e 18, dove i metri di dislivello fanno davvero venire le vertigini. Col de la Madeleine e Col de la Loze in rapida successione saranno sicuramente teatro di grande spettacolo.

Altimetria della 17ma tappa. Arrivo in quota sul Col de la Loze

Non ci resta che attendere queste tappe, ancora più decisive e scoppiettanti, che ci condurranno sempre più vicino al podio più ambito da ogni ciclista: la passerella dei Campi Elisi parigini.
Se questa si tingerà per la prima volta coi colori della bandiera slovena, sarà tutto da vedere.

Carlo Panzeri
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Da sempre grande appassionato di sport di ogni genere, con una preferenza per il calcio ed il ciclismo, seguiti entrambi sin dall'infanzia seguiti con grande trasporto. L'amore per la scrittura ed il racconto sono ciò che lo spingono ad andare sempre in profondità, approfondendo temi e storie di grande interesse. Concluso l'ultimo anno di liceo classico, pratica calcio a livello provinciale con la C.O.S.O.V. di Villasanta nella categoria Juniores.