17 Settembre 2021

Sport in Condotta

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Come è imploso il modello Barcellona

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I paurosi debiti, l’addio di Messi, il futuro nebuloso: aria pesante in Catalogna

Sono finiti i tempi d’oro in casa Barça, lo ha rimarcato il nuovo (vecchio) presidente Laporta. Le stagioni vincenti con Rijkaard, Guardiola e Luis Enrique, connessi a triplete e successi vari, verranno ricordate con nostalgia per un po’.

La situazione in Catalogna, dal punto di vista calcistico, è quanto mai ai minimi storici: dopo oltre vent’anni l’idolo Leo Messi, uno capace di indossare quella maglia per 63.457 minuti vincendo praticamente tutto, ha lasciato la Spagna per approdare al ben più ambizioso Paris Saint Germain. Impossibile per la società garantirgli il suo pesante stipendio. Un trauma difficilmente superabile….

Nell’estate 2017 è iniziata la crisi del Barcellona, correlata alla storica cessione del brasiliano Neymar al solito PSG. Con la cifra record di 222 milioni di euro fu abbattuto un pericoloso muro di confine, l’inizio e la fine di un’era del calcio. L’allora numero uno del club, Bartomeu, ingolosito da quell’incasso stellare iniziò una folle campagna acquisti che ancora tutt’oggi grava sul bilancio della società: ben 270 milioni furono bruciati per la coppia Coutinho (dal Liverpool) e Dembelè (Borussia Dortmund), mai veramente decisivi ed anzi ancora oggi, a distanza di quattro anni dal loro ingaggio, ancora sul groppone in attesa di un salvatore che si accolli il loro cartellino.

Per non parlare dei 40 milioni cash per Paulinho (Guangzhou) ed i 35 milioni per il terzino portoghese Semedo (Benfica). La campagna acquisti 2017/2018, per il Barcellona recita 374 milioni di euro in uscita (senza contare gli ingaggi da oltre 12 milioni annui a calciatore, bonus e commissioni a parte): ad onor di cronaca, è pur vero che la squadra affidata ad Ernesto Valverde vinse Liga e Coppa del Re. Senza far strada però in Europa…

L’anno dopo, dal punto di vista finanziario-sportivo, sempre peggio: nell’estate 2018 uscirono dalle casse catalane oltre 140 milioni di euro solo per i cartellini, tra gli altri, degli impalpabili Malcom (ala destra del Bordeaux, costato 41 milioni), il difensore Lenglet (35 milioni al Siviglia) ed il centrocampista Arthur (31 milioni al Gremio).

L’affare Griezmann (126 milioni di euro dall’Atletico Madrid con oltre 13 milioni d’ingaggio) altra intuizione scellerata, visto lo scarso feeling del Nazionale francese con l’ambiente fin dai primi giorni.

Con Bartomeu il Barcellona ha poi cancellato la cantera, che negli anni aveva prodotto stelle come Iniesta, Piquè, Sergi Roberto, Busquets, Xavi & company. I giovani forti non sono più stati coltivati, ma anzi comprati altrove come il promettente Pedri (costato 20 milioni dal Las Palmas nel 2019).

Il presidente Joan Laporta, tornato da poche settimane in carica, ha snocciolato la pesante situazione economica del club anche per dare “un senso” al taglio dell’idolo Messi: “Nell’ultimo esercizio abbiamo avuto spese per 1.136 milioni di euro a fronte di un fatturato di 631 milioni. Il monte ingaggi del Barcellona è di 617 milioni, quasi il 30% in più di club rivali come Manchester City e Real Madrid. E’ incredibile quando abbiamo letto che sono state pagate commissioni per 8 milioni ad un agente, oppure altri 8 milioni in uscita per uno scouting in Sudamerica. Bartomeu ha detto di aver tagliato 191 milioni alla voce stipendi, ma in realtà sono 68. Per non parlare dei premi e bonus che abbiamo trovato nei contratti di alcuni calciatori”.

Anche la situazione stadio è disastrosa: “Abbiamo subito dovuto far interventi urgenti al Camp Nou, dove sono state registrate 119 criticità rischiose per gli spettatori, spendendo quasi due milioni di euro. L’impianto intitolato a Cruijff aveva un preventivo di 4 milioni, ma la vecchia dirigenza ne ha spesi venti”, ha proseguito Laporta.

Per poter tesserare i neo-acquisti Depay, Garcia e Manaj il capitano Gerard Piquè ha accettato di ridursi drasticamente l’ingaggio: “Lui ama profondamente questo club, ha dato un grande esempio”.

Il nuovo Barcellona è ripartito da ex gregari come Braithwaite, da parametri zero come il già citato Depay e l’argentino Aguero, con l’unica “pazzia” Emerson Royal (9 milioni dal Betis), confermando in panchina il tecnico olandese Koeman, che in realtà il nuovo direttivo voleva mandare via, ma in tempi di crisi non ci sono soldi per altri allenatori. Ma in rosa ha ancora gli stipendi mostruosi dei vari Coutinho, Griezmann, Dembelè, Pjanic, Umtiti e Lenglet che pesano come macigni.

“La situazione economica del club è profondamente disastrosa, abbiamo debiti per 1.482 milioni di euro. Pagheremo per molto tempo la pessima gestione societaria precedente”, ha sentenziato Laporta.

Ma il Barcellona non chiuderà mai bottega, avrà però un lungo periodo difficile. A meno che dalla cantera non escano i nuovi Messi….