INTERVISTE – Daniela Scalia: dieci anni dopo Total Rugby, grandi ricordi e retroscena shock

Sono passati 10 anni esatti dalla prima messa in onda di Total Rugby sui canali di Sportitalia, all’epoca la tv più innovativa, la prima in Europa a dedicare l’intero palinsesto agli sport, anche ai meno conosciuti e tra questi anche il Rugby, che in Italia non era il fenomeno di massa e di moda di adesso.

Abbiamo chiesto a Daniela Scalia di ripercorrere i passaggi più importanti e memorabili di una trasmissione che ancora viene rimpianta e cercata in rete, e non solo dai rugbisti, partiamo dalle puntate più… scioccanti.

“Metterei al primo posto l’intervista di Luca a Neemia Tialata, il pilone degli All Blacks, 140 chili e una grande cultura. Luca ha finto di non conoscere il rugby, d’accordo con altri All Blacks e redattori che hanno retto il gioco. Gli ha chiesto letteralmente “Perché voi piloni siete così stupidi? Forse perché siete grossi?” che è il classico stereotipo che manda fuori di testa i rugbysti. Ha rischiato, anzi hanno rischiato tutti due. Poi lo abbiamo messo a disegnare “live” un tatuaggio maori. Indimenticabile vedere l’imponenza di questo ragazzo capace di creare qualcosa di così preciso e delicato”.

E le puntate con Dan Peterson?
“Per una volta posso vantarmi di averle ideate io. Luca e il coach facevano interminabili discussioni sulle strutture di gioco, sulla superiorità numerica, la scrambled defence, eccetera, inondandosi di domande reciproche, un giorno ho detto: “Ragazzi, queste discussioni le fate in onda!”. Dan ha detto: “Grazie per averci chiamato ragazzi” .

E poi Ian Paice dei Deep Purple, Gianluca Vialli, Antonio Cabrini e tante altre star.
“Ma vedi, non era mai “la star per la star”, ci serviva un interesse specifico, una curiosità, un legame. Certo che questo ha avvicinato al rugby bacini di utenza altrimenti irraggiungibili. Perché Ian Paice e non Charlie Watts o Mick Jagger? Semplice, perché Ian è un appassionato e ha il figlio che giocava (al minuto 8’30 di questo link trovi un estratto dell’intervista: clicca qui per vedere), mentre Watts e Jagger, pur dallo stesso background, non si interessano al rugby, è gente da Cricket.
Idem per Vialli che ha forti legami con la palla ovale avendo il cognato che giocava negli Harlequins, mentre di Cabrini ci è piaciuto l’interesse mixato all’onesta dichiarazione di non capire le regole, molti spettatori si sono riconosciuti in questo. Dovevamo semplificare, far vedere che il rugby si poteva capire, tiravamo dentro i colleghi curiosi, come Federico Casotti, il commentatore di calcio e attuale direttore di Goal.com che transitava per lo studio in quel momento e che è stato preso “live” a fare il tallonatore in apertura di una puntata sulla mischia ordinata (clicca qui per vedere il link video)). Non ci è mai interessato il Vip col sorrisone che faceva due complimenti allo spirito del nostro sport, figurati. Abbiamo anche detto qualche no a personaggi noti che si offrivano”.

Per esempio chi?
“Non sarebbe rugbystico fare i nomi”.

Il più bel ricordo fuori redazione?
“I club che ci ringraziavano perché i nostri spettatori diventavano loro spettatori al campo o tesserati delle loro squadre e il cinquantenne con 5 bypass cardiaci che ci ha chiesto un consiglio per giocare a touch rugby dopo lo speciale sul rugby senza contatto”.

Nel 2004 le prime puntate andavano in onda senza conduzione, come mai?
“Semplicemente arrivava il “feed” dalla federazione internazionale e veniva tradotto, come in tutti gli altri paesi del mondo. Poi per “colpa” del pubblico che conosceva e apprezzava Luca Tramontin da giocatore e da telecronista, con l’appoggio del broadcaster londinese della trasmissione e le insistenze di Stefano Benzi, Luca ha iniziato a presentare e introdurre i contenuti del magazine con l’obiettivo di semplificare e diffondere il rugby. Da qui anche la sua insistenza per avere la prima conduzione femminile, che non dovevo essere io, ma per mia fortuna Luca è malleabile come il Jack Bauer di 24 (questa è una battuta di suo figlio)!”.

I cambi di nome e la breve stagione con Bettarello?
“Purtroppo Total Rugby non andava quasi mai in onda alla stessa ora. Forse questo ha contribuito ad appassionare le persone, che si “sudavano” la visione con videocassette e decoder, ma non è piaciuto al broadcaster che non ha più rinnovato l’accordo per i diritti del magazine. Hanno chiamato Luca per chiarire il dispiacere, ma di fatto ci siamo trovati a doverci produrre tutte le immagini se volevamo continuare a parlare di rugby. Sembrava un dramma, invece è stata una svolta, anche di apprendimento, per Oval Bin, e in fondo anche per Sport Crime. Luca dice che la chiusura forzata sul più bello ha creato un effetto Jim Morrison. Poi quando abbiamo ripreso Sportitalia ed Eurosport si erano separati e Luca aveva firmato l’esclusiva con Eurosport, quindi ha caldamente consigliato di coinvolgere Stefano Bettarello, il recordman dell’Italia suo grande amico. Sono state delle belle puntate, completamente diverse e basate sul campionato francese, d’altra parte non esistono due persone più diverse tra loro di Luca e Stefano”.

I rugbisti e le vicende più particolari?
“Troppa roba, i ricordi si accavallano. Dai disabili al viaggio in Nuova Zelanda a Jonah Lomu: da accordi avremmo dovuto parlare con lui per un paio d’ore, invece siamo rimasti insieme a Londra per 3 giorni! E poi le crisi di riso di Ali Williams e Luca, la profondità e l’intelligenza di Andrew Merthens, Lo Cicero che accettava le critiche e ringraziava per la sincerità, gli incontri di Luca con ex compagni come Tana Umaga o ex avversari come Michael Cheika, il successo del rugby femminile (a proposito, il mondiale si gioca in questi giorni in Francia). Per il mio gusto personale gli episodi con Gianluca Veneziano erano i più avvincenti, li facevamo diventare un seguito delle telecronache. Stavano “magri e semplici” in cabina di commento, dedicandosi soprattutto al pubblico inesperto, poi in studio invece facevano i veri analisti. E gli scherzi che ha subito Gianluca non te li posso raccontare, chiedetegli come è stato “accolto” al suo esordio”.

Qualcosa di paradossale?
“Molti calciatori e allenatori di Serie A ci guardavano, erano carinissimi, anche con Luca che non li riconosceva, nessuno si è mai offeso, anzi”.

L’ospite che avreste voluto?
“Al momento di chiudere avevamo molti nomi sul block notes. Ci piaceva Rob Halford dei Judas Priest che segue molto il rugby, Stephen Fry, Rahul Bose, Jerry Lewis o l’umile curiosità di Lisa Fischer che voleva anche provare l’Orules. Sono rimasti sulla carta, ma non è detto che non possano tornare d’attualità con Sport Crime”.

Roberto Sabatino
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Nato a Rapallo (GE) il 15 Maggio 1982, ha effettuato un corso di speakeraggio professionale presso la “Talent Academy” di Cologno Monzese (MI). Nelle stagioni 2012/2013 e 2013/2014 è lo speaker ufficiale del Calcio Como, per le gare interne allo stadio “Sinigaglia” nel campionato di Lega Pro. Da marzo 2013 è inviato per la trasmissione sportiva di Espansione TV, ETG+SPORT, al campo di allenamento del Calcio Como. Un passato come addetto stampa del Basket Como, dopo varie esperienze in alcune webradio con programmi sportivi, il 1° agosto 2013 lancia il portale Sport in Condotta.it. Ad agosto 2014 diventa telecronista per la webtv Sportube, che trasmette in esclusiva live tutte le gare delle squadre di Lega Pro. Da settembre 2015 torna ad essere lo speaker ufficiale del Calcio Como, per le gare interne del campionato di Serie B allo stadio "Sinigaglia". Nello stesso mese, partecipa e vince il 7° Workshop di Sportitalia Tv ed entra nella redazione