SPORT IN CONDOTTA

LA VOCE DELLA PASSIONE

INTERVISTE – L’esperto Davide Perego sul calcio svizzero: “Nazionale con un futuro perché ha formato i giovani, vi dico le prossime stelle…”

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La passione per il calcio non ha confini e, anzi, varia sempre più.

C’è chi alla nostra Serie A, da tempo preferisce i più spettacolari campionati esteri come la Liga, Premier League e Bundesliga.

Ma ci sono anche appassionati di calcio che non si allontanano più di tanto oltre il confine nazionale, ed è il caso di Davide Perego, italiano “purosangue”, con una spiccata passione però per il movimento svizzero.

Passione che lo ha condotto fino all’ingresso nella prestigiosa categoria ATGS (Associazione Ticinese Giornalisti Sportivi), e alla creazione di un sito ad hoc qual’è www.chalcio.com .

Così Sport in Condotta.it, anche sull’onda dei Mondiali Brasile 2014, ha interpellato Davide Perego sulla Nazionale rossocrociata e sul campionato.

“Sono nato a pochi chilometri dal confine. Sono cresciuto ascoltando i racconti di mio padre che ancora giovane aveva ottenuto un posto di lavoro in Svizzera in cambio delle sue prestazioni calcistiche. Ho iniziato a preferire le partite dilettantistiche di Terza Lega alla possibilità di vedere a casa mia la Serie B – ci racconta Perego -, sono cresciuto seguendo il calcio svizzero e ne sono ancora oggi affascinato. I miei miti sono sconosciuti. E’ un mondo secondo me ancora molto genuino e sicuramente meno inquinato di altri: ho cercato di raccontarlo in un libro – “Sport & Musica” – che ho auto finanziato e regalato a tutti coloro che lo potessero apprezzare.  L’avvento di internet mi ha dato la possibilità di coltivare anche la passione per la scrittura e seguendo un percorso casuale nei ritagli di tempo libero ne ho fatto per un breve periodo anche una “mezza” professione. Dal 2012 sono stato accolto con enorme soddisfazione nell’Associazione Ticinese Giornalisti Sportivi e sono membro di Sportpress. L’idea del sito è nata nel 2010 quando per motivi di lavoro ho dovuto rinunciare alla possibilità di continuare a collaborare professionalmente con alcune testate e al tempo stesso non volevo che andasse dispersa la mia passione per la scrittura. Tenerlo in vita è veramente difficile, ma fino a quando ne avrò le forze cercherò di farlo.”.

Si parla tanto della qualità e gioventù del Belgio, ma anche la Svizzera sembra promettere bene come Nazionale: più nel presente o futuro secondo te?
“In Svizzera è stato fatto un lavoro eccezionale a livello giovanile partendo proprio dalla riorganizzazione e dalla filosofia con la quale ad esempio vengono gestiti i tornei delle sezioni allievi. Lo storico mondiale U17 vinto dalla selezione rossocrociata in Nigeria nel novembre del 2009 non è stato casuale ed è stato confermato l’anno successivo dall’impatto devastante della U21 di Pierluigi Tami in contesto europeo. Il punto è che senza sacrifici economici ed investimenti strutturali tutto questo non sarebbe stato possibile. Oggi la piccola Svizzera lancia con cadenza regolare i propri giovani nei grandi clubs internazionali e nonostante questo, paesi più attrezzati e potenzialmente più interessati ad uno sviluppo similare faticano a comprendere ed analizzare gli insegnamenti arrivati dal “basso”. Raffrontato il dato dei chilometri percorsi in partita dagli undici giocatori, considerando la differenza tra fase di possesso e non possesso palla, la Super League risulta al primo posto assoluto per chilometri percorsi in media durante una partita. Da questo dato sembra semplice intuire che la nazionale maggiore ha tutte le carte in regola per diventare una potenziale antagonista di paesi tradizionalmente migliori e vincenti. E’ altrettanto chiaro che parliamo sempre di un gran numero di ragazzi che da poco hanno compiuto i ventanni ma che grazie all’organizzazione dei campionati e all’introduzione di un torneo interessante come quello di Prima Lega Promotion (la categoria che segue la Challenge League nella quale giocano le migliori U21 dei clubs professionistici) arrivano a quell’età già forti di esperienze importanti in contesti assolutamente diversi da quello che ad esempio potrebbe essere un campionato primavera italiano. Nel presente o nel futuro la differenza la faranno gli episodi. Quella di Hitzfeld è una squadra già pronta per sfidare chiunque”.

Behrami, Inler, Seferovic, Lichtsteriner e Von Bergen: c’è tanto del nostro campionato nella Nazionale elvetica. Migliorati grazie a noi?
“A parte Seferovic, gli altri a mio modo di vedere sono arrivati in Italia da giocatori fatti e finiti. Altrimenti non si sarebbero spesi tutti quei soldi per assicurarsi un giocatore quale Inler che non era un prospetto. Se dicessi che sono migliorati sarei in contraddizione con quanto risposto alla domanda precedente, ma è altrettanto vero che soprattutto Behrami, Inler e Lichtsteiner sono sistematicamente giocatori da Top 11 e quindi “confermati” grazie alle opportunità che hanno avuto a disposizione e che hanno saputo sfruttare”.

Ci descrivi Xhaka, obbiettivo dell’Inter? Lo vedresti bene in Serie A? svizzera_xhaka
“Se posso essere sincero, vedo il torneo italiano come un qualcosa di astratto nel panorama europeo. Lo ha dimostrato quest’anno quel genio di Ventura che ha portato una squadra “normale” – partita per salvarsi – in Europa League e che senza i numerosi evidenti torti arbitrali subiti avrebbe addirittura potuto lottare per un quarto posto. Ventura ha dato un calcio ad un sistema intero, ma siccome non è Zeman passa in secondo piano quella che è stata una vera rivoluzione.  Questo per dire che un giocatore assolutamente “normale” quale Granit Xhaka (classe ’92) potrebbe finire nella morsa spietata di un mondo troppo differente rispetto a quello in cui è cresciuto. Milano è poi una piazza davvero difficile da conquistare. In Italia l’usa e getta resta condizionato essenzialmente da tutte quelle categorie (non solo quella dei giornalisti ma anche e soprattutto quelle che non dovrebbero interferire) che storicamente prendono il sopravvento nei confronti della razionalità. Temo quindi che Xhaka non sarebbe un affare per l’Inter e che abbia fatto la scelta giusta scegliendo a suo tempo la Bundesliga per il dopo Basel. Diverso il discorso se dovesse approdare ad un club meno ambizioso”.

Giocatori da consigliare dal massimo torneo elvetico?
“Non ci crederete ma ce ne sarebbero a quantità industriale e molti magari nemmeno considerati. Uno già arrivato in Italia è stato Silvan Widmer che la competenza degli osservatori ha infine dirottato su Udine. Senza scoprire nulla di che il giocatore svizzero che ha impressionato per i progressi e per la personalità mostrata nell’ultimo biennio è sicuramente Fabian Schär del Basilea. Visto che mi è concesso “sparare” cito un centrocampista che ha fatto molto bene in Challenge League a Wil  e che si chiama Claudio Holenstein: ha 23 anni e giocherà in Super League con il Lucerna il prossimo torneo. Personalmente sono poi affascinato da Marco Mathys del San Gallo (però è un 87’) e da Luca Zuffi del Thun (classe ’90), giocatori questi che secondo me potrebbero per le loro qualità fare molto bene anche in Italia. In Challenge League ci sono diversi giovani pronti per fare il grande salto e la Super League è diventata un serbatoio indispensabile dal quale attingono oramai un po’ tutti”.

Veniamo al campionato: Basilea e Young Boys dominano. Egemonia destinata a durare tanto?
“Il dominio del Basilea è destinato a durare perché quello renano è un club costruito e gestito con una professionalità maniacale. Nulla è lasciato al caso e un po’ come a Torino sponda Juve è veramente raro che si sbagli qualcosa. La partenza di Murat Yakin non è il massimo della vita, ma la competenza della dirigenza non lascia spazio a perplessità. Lo YB ad onor del vero non vince un titolo in patria dal lontano 1987 (Coppa Svizzera battendo in finale il Servette) per cui a Berna attendono di fare festa da ben ventisette anni. Credo che il miglior lavoro fatto negli ultimi anni sia stato quello del Grasshopper che un po’ per gravi problemi economici e conseguentemente per scelta ha saputo valorizzare un numero importante di giovani cresciuti nel vivaio. Con questa politica – partendo da sacrifici che all’inizio non sono stati compresi e che sono pesati tutti sulle spalle di Ciriaco Sforza – le cavallette sono riuscite a dare parecchio fastidio al Basilea riuscendo addirittura a soffiare la Coppa Svizzera ai renani nella primavera del 2013”.

Questo Sion fa sempre parlare di se col presidente Constantin: peggio del nostro Zamparini?
“La vicenda relativa all’ingaggio di Claudio Gentile – non pervenuto al primo allenamento- quale tecnico al posto di Raimondo Ponte (l’allenatore che ha portato la squadra alla salvezza al termine di una stagione conclusa con la peggior affluenza al Tourbillon con il Sion nella massima serie) ha fatto nuovamente ridere il mondo del calcio internazionale. Constantin continua a combinarne di ogni e il peggio non sembra avere limiti. Non credo possano riscontrarsi molti altri casi di gestione incomprensibile e priva di ogni logica come quella del club vallesano. Ci mancava l’ingaggio con un biennale di un allenatore campione del mondo italiano che diserta il ritrovo della squadra. Credo per la sua incompetenza abbia raccolto fin troppo in questi anni”.

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