Letture sportive- Bella zio di Andrea vitali

Ho letto con interesse e passione tre volte il libro di Vitali, uno dei miei autori italiani preferiti. Bella zio, espressione oggi comune, nel gergo giovanile e non solo, ma nel suo libro lo “zio per eccellenza” può essere solo uno, Beppe Bergomi, colonna dell’Inter e della Nazionale e oggi apprezzato opinionista televisivo.

Sono da sempre milanista, ma Bergomi è uno di quei giocatori che si stimava a prescindere dalla propria fede: per la sua correttezza, la sua sobrietà, la semplicità, per i suoi baffi, che lo facevano apparire più grande della sua età e che venivano tenuti anche per questo. Il libro da una parte narra la sua vita calcistica, dall’altra (ed è la parte che ho apprezzato di più) ci sono numerose riflessioni personali del Bergomi uomo e calciatore, che consiglio vivamente di leggere a chi si occupa di educazione, siano docenti o allenatori di calcio o genitori.

Non a caso il titolo del libro è Bella zio. Il mio romanzo di formazione. In realtà è un romanzo di formazione non solo di un uomo, ma di uno sport e di un paese che sono nel tempo inevitabilmente cambiati. Al lettore decidere se in meglio o in peggio.

Bergomi cresce in un ambiente familiare sano, a Settala, provincia di Milano. A 18 anni è già campione del mondo con l’Italia di Bearzot. Non è il campione brasiliano cresciuto nelle favelas o nella povertà. La sua è una storia normale, ma che si basa su valori, su una morale solida. Incredibile oggi pensare a un diciottenne italiano campione mondiale, quando la nostra nazionale o le squadre di serie A faticano ad inserire giovani italiani nella formazione titolare.

Inutile ripercorrere qui le sue vittorie con l’Inter, i derby con il Milan, le presenze in nazionale, il libro è ricco di storie, riflessioni, aneddoti, curiosità, successi, sconfitte, dolori, delusioni e soddisfazioni.

Tutto si mescola in una carriera così lunga: possiamo leggere lo stupore delle sue prime volte sportive, tante e tutte da leggere e rileggere. Uno stupore genuino, infantile nel senso buono del termine, di chi forse non immaginava di raggiungere tali traguardi e così in fretta. Il successo, oggi tanto inseguito dai ragazzi e ancora di più dai loro genitori, per lo Zio non era una ossessione, anzi.

La sua storia inizia da un oratorio, da un piccolo paese, dalla polvere di campi di periferia. Non esisteva Facebook, i social, i media che oggi ti permettono di avere miglia di followers anche se non sei un campione. Il suo successo è figlio di sudore, sacrifici, abnegazione, attaccamento alla maglia, determinazione, l’amore per il calcio e lo sport in generale perché trasmette valori, l’importanza della famiglia.

Nella parte delle riflessioni personali, come dicevo, ho trovato la parte più bella del libro: Bergomi ci parla di quello che il calcio e la vita gli hanno insegnato e che tutti quelli che fanno sport dovrebbero imparare da subito: l’umiltà, la semplicità, l’importanza di rispettare l’avversario, ma ancora prima, e più importante rispettare se stessi.

Non vale solo nello sport ovviamente. E poi una bella considerazione che mi è rimasta impressa nella memoria. Una meta si raggiunge solo insieme, con l’aiuto della squadra, mai da soli.

Puoi essere Maradona, Van Basten, Ronaldo, e tanti altri, ma anche loro hanno vinto perché avevano compagni, gregari o fuoriclasse al loro fianco. In uno sport di squadra funziona così, ma anche nel lavoro o nella vita di tutti i giorni.

Bergomi insiste molto poi sull’importanza dell’educazione: quella che si impara in famiglia, ma anche dai propri insegnanti, dagli allenatori, dai compagni, dall’ambiente che ci circonda. Educazione significa ancora rispetto per gli altri. E’ un calcio antico, che ha un sapore diverso da quello attuale, in cui partite di ragazzi vengono interrotte dalle intemperanze dei genitori. Non è retorica, è realtà e cronaca. Triste. Allora, ripartiamo dal calcio che fu, non di certo per cancellare quello attuale, ma per migliorarlo.

Il libro nasce da un anno e mezzo di incontri fra l’ex giocatore e lo scrittore di Bellano. In un’intervista Bergomi ha affermato che i valori dell’Inter sono unici e diversi da quelli che trasmettono altre squadre. Diversi, non ha detto migliori. Non c’è presunzione in questo uomo né nella narrazione guidata da un maestro come Andrea Vitali.

Grazie Bergomi e Vitali. Il vostro libro insegna molto, anche a chi non ama il calcio.

E Bella zio, in fondo sei uno dei pochi interisti, che avrei ben visto nel mio amato Milan, con affetto e rispetto assoluto. Anche se eri una bandiera dei cugini nerazzurri, e per sempre lo sarai.

 

 

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Nato a Monza il 12 gennaio 1977, siciliano di origine, uomo di mondo d’adozione. E’ laureato in Lettere moderne presso l’Università degli studi di Milano. Amore smisurato per lo sport, dal calcio al basket, disciplina quest’ultima praticata per oltre dieci anni in gioventù, con la passione per le storie belle da raccontare.