Mark Webber, guai a chiamarlo “pilota numero due”

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Silverstone 2012. “Il salto del canguro”: Mark Webber (AUS) festeggia il secondo successo stagionale

 
Domenica scorsa Mark Webber ha trionfato in Inghilterra e la Red Bull-Renault ha consolidato il vantaggio nel campionato costruttori, superando i 200 punti e piazzando entrambe le vetture sul podio.

La scuderia austro-inglese ha sorpreso assieme alla Brawn GP nel 2009, ha trionfato nel 2010 e dominato lo scorso anno. Il 2012 pareva essere l’inizio della parabola discendente, per il giovane team di Christian Horner. Sembrava avviarsi verso il declino; le vittorie, una parentesi. Una storia entusiasmante quanto evanescente, simile a quella di metà anni novanta della Benetton di Michael Schumacher e Flavio Briatore.

Invece, dopo un avvio imbarazzante, coloro che 12 mesi fa avevano vinto 5 delle prime 6 gare hanno trionfato più di ogni altro, aggiudicandosi 3 vittorie e altrettante pole position. Non sono segni di un rinnovato dominio, ma dimostrano la solidità della squadra, forte anche quando non gode di netti vantaggi tecnici come in questa stagione.

Se continueranno a dimostrarsi abili nel migliorare in breve tempo un progetto di macchina nato male, senza arrendersi anzitempo, come Mark Webber ha fatto perentoriamente a Silverstone, allora il team della bevanda energetica, in F1 dal 2005, potrà guardare positivamente al proprio futuro e passare tra quelle squadre che hanno fatto la storia dell’automobilismo.

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Da sinistra: Christian Horner (GB), Sebastian Vettel (GER), Adrian Newey (GB) e Mark Webber (AUS)

 
La Red Bull si fa apprezzare per non rinunciare ad avere in squadra due “top driver”. Troppo comodo fare campionati puntando e gestendo un solo campione, come la Ferrari ha fatto in passato. E’ vero, c’è chi dice che a Milton Keynes si aspettino che, col passare degli anni, il “galletto” Sebastian Vettel annulli la concorrenza del maturo compagno di squadra, costringendolo ad un pensionamento anticipato.

Mark Webber, australiano trentacinquenne, però, fiero e combattivo, ha sorpreso e sta ancora sorprendendo tutti. E guai a chiamarlo “pilota numero due”. Anche due anni fa vinse a Silverstone, e dopo il traguardo, accese la radio e al team, sghignazzando, urlò: “Non male per un secondo pilota!!”. Erano i tempi della grande lotta interna alla Red Bull, che in Turchia si risolse con un clamoroso incidente.

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Turchia 2010. Vettel (GER) e Webber (AUS) si toccano durante la corsa

 
Nel 2011 la RB7 fu indigesta all’australiano, e Vettel ebbe vita fin troppo facile nel riconquistare il titolo iridato. In Brasile, all’ultimo gran premio, però, Webber riuscì a salire sul primo gradino del podio, preannunciando un cambio di registro che quest’anno si sta effettivamente verificando: Mark ha finora trionfato a Monaco e Silverstone, due piste dove tutti i piloti sognano la vittoria. E poi ad oggi c’è anche un 5 a 4 per Webber sia in prova che in gara nei confronti del compagno.

Così, domenica non c’è stato bisogno di reclamare alla radio una leadership: Mark si ritrova 2° in campionato, a sole 13 lunghezze dall’amico Fernando Alonso. L’australiano ha un rapporto di stima reciproca con lo spagnolo e in varie occasioni ha dimostrato di non temerlo. Basti pensare allo straordinario sorpasso che Mark rifilò a Fernando lo scorso anno, ai piedi della salita dell’Eau Rouge, in Belgio: di certo la manovra più bella di tutto il 2011. Mark Webber è un duro, un pilota dalla guida muscolare con una vena folle, da buon australiano.

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Belgio 2011. Il sorpasso temerario di Mark Webber (AUS) a Fernando Alonso sulla salita dell’Eau Rouge a Spa

 
Un filo rosso lega le due “sorprendenti avventure” della F1 degli ultimi anni, la Benetton di Briatore e la Red Bull di Horner, ed è proprio Webber: l’australiano fu collaudatore della Benetton nel 2001 e Flavio Briatore divenne suo manager. L’anno successivo, il 2002, lui ed Alonso si scambiarono i sedili: Fernando andò a fare i test preparandosi la scalata al successo in Renault (nata dalle ceneri della Benetton), Mark invece si accasò alla Minardi. All’esordio centrò un incredibile 5° posto, proprio in Australia.

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Webber (AUS) al volante della Minardi

 
A differenza di tanti altri colleghi, l’australiano ha fatto una lunga gavetta in Formula 1. Hamilton è sbarcato nel circus passando la porta principale, la McLaren; Massa lasciò dopo una stagione la Sauber per raggiungere la Ferrari; Vettel in Toro Rosso ha mosso i primi passi, ma il suo destino era la Red Bull; lo stesso Alonso era nell’orbita Renault già durante la prima stagione in Minardi. Invece nessuno aspettava Mark. Lui ha dovuto lottare, sempre. Dopo aver domato la Minardi è passato su un’altra belva, difficile da domare: la Jaguar. Del Webber in verde, nel biennio 2003-2004, si ricordano ottime prestazioni in qualifica.

Poi un altro calvario in Williams. Il glorioso team inglese attraversa i periodi più bui della sua storia nelle stagioni 2005-2006. Però Mark riesce comunque ad ottenere il primo podio in carriera, a Montecarlo.

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Un giovane Mark Webber (AUS) ai tempi della Jaguar-Cosworth

 
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Monaco 2005. Mark festeggia il primo podio ottenuto con la Williams

 
Nel 2007 l’ultima chance: la scommessa Red Bull, nata due anni prima proprio dalle ceneri della Jaguar.
Così Mark va a dare una mano al veterano David Coulthard, per svezzare una macchina che ancora non è competitiva. In due anni l’esperta coppia conquista due terzi posti, ma soprattutto garantisce quella stabilità fondamentale per una squadra che vuole crescere.

Nel 2009 arriva Sebastian Vettel e il salto di qualità della scuderia è netto: alla terza gara in Cina arriva la prima delle trenta vittorie. Per Mark, però, è già tanto essere al via della stagione: durante l’inverno, mentre partecipa ad un evento ciclistico di beneficenza da lui organizzato, viene investito da un’automobile; riporta la frattura della gamba destra. Il campionato parte dunque con qualche incertezza, ma in estate, in Germania, arriva il primo successo in carriera, impreziosito dalla prima pole position.

Da qui in poi è storia recente. Vettel ha avuto dalla sua l’età e la facilità di adattarsi alla nuova F1. In più il tedesco sbaglia pochissimo. La squadra, che ha sede e anima inglese, supporta lealmente entrambi i piloti. Invece, il giovane e tedesco Sebastian, incontra i favori della proprietà austriaca: Dietrich Mateschitz (Mr. Red Bull) in primis ed Helmut Marko (consulente del team e capo del vivaio piloti Red Bull).

Ma l’australiano non si fa intimidire. Nei duelli corpo a corpo è uno dei più forti. La guida aggressiva non esclude una lealtà e una sportività che contraddistinguono Mark, dentro e fuori la pista. Webber è impegnato anche nelle commissioni per migliorare la sicurezza della F1 ed è tra i piloti più carismatici del circus, assieme a Michael Schumacher e Fernando Alonso.

FORMULA 1 - German F1 GP
Mark Webber… taxista di Fernando Alonso

 
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Le Mans 1999. Mark Webber è vittima di uno dei drammatici decolli delle Mercedes-Benz CLR sport prototipi. La squadra tedesca ritirerà dalla corsa le proprie vetture a seguito del grave difetto aerodinamico

 
Insomma, l’avrete capito, l’australiano della Red Bull è un personaggio che suscita simpatia nel paddock. Oggi si sta battendo per il titolo mondiale, ma sulle sue mani ci sono i calli di tante battaglie condotte nelle retrovie, quando arrivare al traguardo era l’obiettivo.

Oltre dieci anni di Formula 1 ti rendono un personaggio caro agli appassionati, a differenza dei nuovi giovani, già titolati ma ancora acerbi e di poca personalità. Nella vita non sempre i risultati danno giustizia dei propri sforzi: ma una cosa è certa, Mark Webber non è un “pilota numero due”.

 
Francesco Bagini
La Formula Magica

Francesco Bagini
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Mi chiamo Francesco Bagini, sono nato il 9 febbraio 1988. Vivo a Vittuone e studio filosofia a Milano. Era il 1996 quando rimasi affascinato dai rumorosi e colorati bolidi di Formula 1 lanciati a tutto gas lungo il Parco di Monza. Col passare del tempo, al di là degli idoli, mi sono lasciato coinvolgere dagli aspetti umani ed etici che la F.1 e in generale lo sport sanno offrire. Da settembre 2013 faccio parte del coro di Sport In Condotta, la voce della passione!