MONDIALI DI RUSSIA- Le dimissioni di Hierro dopo il flop spagnolo

Fernando Hierro, diventato Ct della Spagna a solo due giorni dall’esordio con il Portogallo di Ronaldo, partita terminata 3-3,  si è ufficialmente dimesso, dopo il fallimento ai Mondiali di Russia con l’eliminazione agli ottavi proprio contro la squadra di casa.

Già nel primo articolo in cui commentavo l’inizio dei Mondiali a metà giugno, avevo sottolineato la poca sagacia nella scelta della Federazione spagnola: cacciare Lopetegui, allenatore imbattuto che aveva portato le Furie Rosse senza particolari patemi alla qualificazione, non era da subito sembrata una bella idea.

Inutile dire che il repentino e imprevisto cambio in panchina abbia scombussolato i giocatori: la Spagna nelle 4 partite giocate ai Mondiali non ha mai convinto fino in fondo, il gioco spettacolare, marchio da anni degli iberici non si è mai visto. Giocatori spenti, nervosi, talvolta abulici. Il mago Iniesta avrebbe meritato un finale diverso prima di andare a giocare nel lontano Oriente. Eppure la squadra era arrivata prima nel girone con 5 punti, alla pari con Ronaldo e compagni. Ma già nelle prime tre partite la Roja aveva manifestato limiti e difficoltà anche con squadre come Iran e Marocco. Agli ottavi un pareggio per 1-1 e alla fine la sconfitta ai rigori, con  la squadra russa che li ha segnati tutti.

Sia chiaro: non è detto che con Lopetegui la squadra avrebbe vinto il titolo: quello che sta per finire sarà ricordato come il Mondiale delle sorprese con le eliminazioni in serie delle favorite della vigilia quali Germania, Argentina, Brasile, la stessa Spagna. Non abbiamo la controprova, ma qualcosa di diverso, sono convinto, lo avremmo visto.

L’eliminazione ha tanti padri: la Federazione spagnola con il suo presidente Luis Rubiales, Florentino Perez, presidente del Real Madrid che ha comunicato tardivamente alla Federazione l’ingaggio dell’allenatore, avvisandola, sembra 5 minuti prima dell’annuncio ufficiale alla stampa dell’ingaggio. Lo stesso Lopetegui non è esente da colpe: aver intavolato delle trattative in gran segreto con Perez, proprio mentre doveva essere concentrato sulla preparazione dell’imminente esordio contro il Portogallo,  ha dato facilmente a Rubiales il pretesto per cacciarlo.

Alla fine quello che sembra aver meno colpe forse è proprio Hierro: colonna del Real Madrid, difensore che con la squadra della capitale ha vinto tantissimo, ma con una scarsa esperienza in panchina. Forse c’era la convinzione che, pur cambiando il timoniere, la squadra avrebbe giocato a memoria, senza risentirne, forse un errore di presunzione.

Ritengo che con maggiore lucidità, la situazione poteva essere gestita meglio da tutte le parti: in ogni caso, Lopetegui poteva giocarsi il Mondiale e poi approdare tranquillamente al Real, panchina giustamente ambita dal tecnico. Bisognava guardare per una volta più alla sostanza che alla forma, che di certo è stata poco rispettata dalle varie parti in gioco.

Rubiales nel comunicato con il quale aveva comunicato l’esonero, aveva affermato che, pur non sentendosi tradito dall’ex ct, definito “professionista impeccabile”, ribadiva che la Federazione era stata lasciata totalmente all’oscuro delle trattative e che in certe situazioni “le formalità sono importanti”.

Alcuni giornalisti spagnoli hanno detto invece che il presidente della Federazione fosse in realtà informata di ciò che stava succedendo. Ovviamente sarà difficile sapere per noi dove sta la verità. L’unica che sappiamo, è che la Spagna era già fuori probabilmente dal Mondiale ancora prima di iniziarlo.

A Fernando Hierro la Federazione con un comunicato ufficiale ha augurato buona fortuna, ringraziandolo per il lavoro svolto.

Tocca ora alla federazione trovare un nuovo allenatore in vista degli Europei che si svolgeranno fra due anni, il primo torneo itinerante con le partite che si svolgeranno in 12 città del Vecchio continente.

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Nato a Monza il 12 gennaio 1977, siciliano di origine, uomo di mondo d’adozione. E’ laureato in Lettere moderne presso l’Università degli studi di Milano. Amore smisurato per lo sport, dal calcio al basket, disciplina quest’ultima praticata per oltre dieci anni in gioventù, con la passione per le storie belle da raccontare.