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Sport in Condotta in ritiro: giornata da colpi perfetti. Il mister si sentirà stalkerato?

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Rieccoci, ben ritrovati col diario del ritiro di Neustift raccontato su Sport in Condotta: una giornata, quella di martedì 17 luglio, interamente dedicata al Genoa, dalla mattina alla sera. Pregustando l’amichevole di tardo pomeriggio contro lo Zenit San Pietroburgo, decidiamo di stazionare già da mezzogiorno in zona campo per essere pronti (o meglio pronto, perché sarei andato solo io ad assistere al match coi russi) e prendere i posti migliori in tribuna.

Emma si sveglia con una voglia di fare un regalo a mister Davide Ballardini, che gli è rimasto evidentemente nel cuore: gli prepara un disegno e dentro decide di infilarci un personaggio dei Lego che avevamo comprato il giorno prima ad Innsbruck. Ok piccola, ma almeno assicurati che non abbia la folta chioma, altrimenti lo senti poi il mister… Usciamo dall’appartamento di Neustift con un timido sole, che all’improvviso scompare lasciando spazio a folate di vento che mi fanno dimenticare di essere in pieno luglio, immedesimandomi nel freddo inverno brianzolo. Ma la famiglia Sabatino è carica e pronta a tutto !!! O così pare !

E mentre voi in Italia soffocate con caldo e afa, noi in Austria rispolveriamo felpe, giacche e cappucci. Optiamo per un bel picnic in zona parco-fantastico-attaccato al campo-del Genoa, che ho elogiato fin dal primo giorno d’arrivo. La nostra Emma, tra un morso e l’altro al panino pane e salame dolcemente preparato da mamma Ale (instancabile!), intermezza passaggi nei vari giochi presenti, e ovviamente anche oggi non potevano mancare gli alterchi con i baby crucchi, di cui la nostra piccola non ha ancora imparato il fatto che loro non parlino la sua stessa lingua.

Il freddo imperversa, comincio a nutrire dubbi sulla mia scelta di arrivare con qualche ora di anticipo (qualche….. ehm… si tratta di 4 ore al fischio di inizio, mentre mamma Ale avrebbe dovuto aspettarmi ulteriori 120 minuti prima che tornassi al parco da loro). Ci appartiamo così nel bar del parchetto, dove ci abbraccia un caldo ambiente, in tutti i sensi: siamo nel pre partita, ci concediamo caffè, torta al cioccolato e un paio di partite a “Forza quattro”, dato che i giochi in scatola non mancavano al suo interno per ingannare il tempo.

Tempo che scorre fino alle 15:30, quando la moglie con prole (Diego Alberto c’è eh !) mi accompagna alla biglietteria per pagare i famosi 11 euro per assistere al match. Con lo Stubai mi ero rifiutato, oggi pensò proprio li valevano tutti.

Con la mente mi sembra di tornare all’attesa per i match casalinghi del “Ferraris”, quando era fondamentale arrivare 2 ore prima, sperando innanzitutto di aver trovato un parcheggio uscendo dal casello di Genova Est. Che ansie ! C’è coda per entrare in tribuna, hanno tutti ovviamente avuto la stessa idea: prima arriviamo, prima ci prendiamo i posti migliori magari coperti sotto il tetto.

Mi accaso in una buona posizione, vedo bene il campo e sono sotto il famoso tetto, anche perché 10 minuti dopo il mio arrivo comincia un abbondante rovescio di pioggia. Ogni tanto si ripresenta anche il sole (e picchia forte nonostante tutto!), ma nell’aria c’è un po’ di tensione.

I colleghi tifosi genoani non hanno preso bene il fatto che i cameraman russi abbiano occupato i posti centrali appoggiando le loro attrezzature: niente, loro inamovibili, e viste le facce meglio mugugnare in silenzio e lasciar perdere.

Se tenete conto che negli ultimi 2 anni ho visto giocare dal vivo il Genoa altrettante volte (ritiro di Neustift 2016, amichevole col Sudtirol, poi lo scorso settembre a San Siro contro l’Inter) potete immaginare la mia attesa ansiosa seppur si tratti di calcio estivo: meglio che niente !

Entrano le squadre e quindi l’amichevole Genoa-Zenit può iniziare: il Grifo si presenta senza gli acciaccati Marchetti e Sandro, oltre ai neo acquisti Spinelli e Kouamè che assistono a bordo campo. Mister Ballardini schiera una ipotetica formazione tipo con Radu, Spolli, Biraschi, Zukanovic, Lakicevic, Rómulo, Bessa, Lazovic, Medeiros, Pandev e Piatek. Dello Zenit, in campo dall’inizio, riconosco l’ex centrale brasiliano del Siena, Neto.

Il Genoa sblocca la gara al 22′ con Rómulo su rigore, decretato per atterramento in area di Piatek. I russi picchiano e pressano, d’altronde il prossimo 29 luglio inizieranno già la stagione e quindi sono più rodati. Dopo un palo, lo Zenit pareggia al 35′ con Ozdoev in mischia nell’area rossoblù. Ed il primo tempo va in archivio così.

Nell’intervallo sento mamma Ale e mi faccio aggiornare sui pargoli: tutti bene, una gioca come una matta, l’altro non dorme e osserva ridendo.

Passo 3 minuti al telefono col direttore di Youngradio, Alfredo Somoza, che mi intervista nella sua trasmissione chiedendomi dei recenti Mondiali (russi, per stare in tema oggi) dopodiché posso tornare a pensare solo alla partita. I due allenatori cambiano praticamente tutti, il Genoa si presenta con la squadra B schierando Vodisek, El Yamiq, Romero, Rossettini, Zanimacchia, Omeonga, Callegari, Pereira, Asencio, Galabinov e Lapadula. Nello Zenit altre due conoscenze, il difensore Branislav Ivanovic (campione d’Inghilterra e d’Europa col Chelsea, pilastro dei Blues londinesi negli anni d’oro di Mourinho, Ancelotti e Di Matteo) ed il centrocampista Leandro Paredes (ex Roma).

Il Genoa passa nuovamente in vantaggio dopo 10 minuti grazie all’inzuccata di Lapadula (dai che ti vedo carico!), ma subisce un altro pareggio al 65′ con Driussi che approfitta di una pessima uscita a vuoto del giovane portiere rossoblù Vodisek per segnare comodamente il 2-2.

Dalla tribuna i soliti commenti pessimistici dei genoani (“Callegari è grammo”, “Galabinov è lento”, “Lapadula non ne prende una”…) che sembrano ovviamente assurdi dato che i ragazzi hanno solo 10 giorni di lavoro nelle gambe.

Lo Zenit è decisamente più in forma, colpisce un altro palo e poi una traversa, trovando infine il gol vittoria allo scadere grazie a Kuzyaev, al termine di una bellissima azione corale di prima dei russi. Giusto così!

Finalmente torno dalla family, che mi raggiunge in zona Genoa Village dove transitato i giocatori: ricordiamo che Emma ha un obbiettivo, consegnare il regalo al mister. Ma anche io ne ho uno di obbiettivo: quando mi sarebbe più capitato di fare una foto col già citato Ivanovic, dato che il mio cuore è un po’ Blues anche per i bei ricordi passati quando guardavo il Chelsea col mio papà Carmine. Attendo che escano e, unico genoano a farlo, mi fiondo verso lo stesso Ivanovic che gentilmente si ferma e fa un selfie col sottoscritto. Obbiettivo raggiunto !

Emma, che ormai conosce più dirigenti del Genoa di me (il team manager Pellegri la riconosce e saluta al campetto da basket, i custodi e fisioterapisti le danno il cinque), vuole mister Ballardini che però è impegnato nelle interviste di rito post partita. Così, per ammazzare l’attesa, prende il suo quaderno e chiede autografi a Lapadula, Omeonga (“È uguale al mio compagno di scuola!”), Sandro (che intanto fa una foto anche col papà, che fin qui a Neustift lo aveva visto solo alla festa in piazza di sabato sera) e Pereira.

Il tempo passa e la stanchezza arriva anche per lei, che chiede giustamente di andare in appartamento. I custodi ci rassicurano che avrebbero organizzato un incontro con Ballardini l’indomani, quindi ci avviamo a casa. Quando all’improvviso la vista felina di Emma si attiva, le antenne si drizzano come il senso ragno di Spider-Man: Emma ha visto Ballardini uscire dalla zona media.

Ci molla, cominciando il suo inseguimento personale: “Misteeeeeeeeeeer!”, ormai lei lo chiama solo così. Dopo un paio di tentativi, Ballardini la sente e si ferma: riceve sorpreso il regalo di Emma e le stampa un bacio sulla guancia. Emozione e soddisfazione, obbiettivo raggiunto.

E anche la giornata di oggi può andare felicemente in archivio …… un bacio e pensiero particolare a mamma Ale, che ogni volta realizza i miei desideri immolandosi con grande sacrificio. Ti amo!

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