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SPORT&SERIETV: perchè amare il Sunderland

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In questi giorni di reclusione forzata, il tempo sembra trascorrere sempre uguale. Cerchiamo un po’ di distrarci, ed in questo caso sono le Serie TV a venirci incontro per evadere almeno mentalmente dalle mura domestiche.

Grazie alla piattaforma streaming Netflix, ho potuto apprezzare un interessante documentario sul calcio: all’inizio non mi aspettano niente di che, anche perchè forse non ero realmente preparato a ciò che sarei andato a vedere.

“Sunderland ‘til i die” mi ha rapito fin dalla prima puntata, che inizia in una Chiesa cittadina: il parroco dice messa, i fedeli sono tutti presenti con la maglia biancorossa a strisce della squadra locale.

Si prega il Signore, non solo per affrontare le difficoltà della vita quotidiana. Ma anche per aiutare il Sunderland, un motore sociale pazzesco: la città vive per quel club, capace di regalare rarissime gioie ai propri tifosi, che vivono ancora tutt’oggi il solo apice della finale di FA Cup del 5 maggio 1973 quando la squadra di mister Bob Stokoe sconfisse nel mitico impianto di Wembley, il temutissimo Leeds United di Don Revie (apriamo parentesi: leggetevi il libro di David Peace, “Il maledetto United”, che parla di quella formazione pazzesca! Chiusa parentesi) grazie al gol di Ian Porterfield alla mezz’ora del primo tempo.

Ovviamente questa è l’unica vittoria dei Black Cats dal dopoguerra ad oggi, anche perchè se peschiamo più indietro si possono ricercare i successi in Charity Shield (1936) ed un’altra FA Cup (1937), ormai da preistoria.

Dalla serie studiata da Netflix emerge passione, amore ed anche un pizzico di autodistruzione: Sunderland, cittadina al Nord-Est dell’Inghilterra, vive di calcio e lavoro. Non è un luogo ricco, la gente del posto fa moltissimi sacrifici per tirare avanti con stipendi non eccellenti, ma non tradisce mai la propria passione. L’occhio delle telecamere pesca tifosi normali ma eccellenti abbonati da sempre, come il tassista cittadino, la coppia anziana che non salta una trasferta, il padre di famiglia che porta avanti la tradizione del tifo per il Sunderland con i figli piccoli coinvolgendoli anche nell’ascolto delle radiocronache di campionato.

Il weekend, comunque sia andata la settimana, è dedicato alla squadra. Lo “Stadium of Light” è quasi sempre gremito di tifosi di ogni età, dal bambino all’anziano che ne ha viste di tutti i colori. Ebbene sì, perchè da quelle parti sanno cosa voglia dire la parola delusione: dalla stagione 2016/2017 tutto è stato esclusivamente una escalation di tragedie, sportive e non solo.

Non solo calcio, perchè se pensiamo al piccolo Bradley (bambino affetto da un terribile cancro, divenuto la mascotte del club qualche anno fa) ci si stringe ancora tutt’oggi il cuore: il suo abbraccio con la squadra nei pre partita di Premier League restano le cartoline che conciliano l’amore per questo sport. Le sue ultime ore passate con l’idolo Jermain Defoe (34 gol in due stagioni coi biancorossi) in un letto dentro un caldo abbraccio, quelle da lacrime infinite.

Sunderland ha vissuto degli anni terribili: la retrocessione in Championship sembrava potesse essere cavalcata successivamente con le giuste forze. Netflix è partita proprio da li, il torneo cadetto 2017/2018 in cui il club cercava la risalita nella ricca Premier.

Tante le sfaccettature emerse, molte delle quali il tifoso se le immagina ma non così gravi. Le estenuanti trattative di calciomercato (estivo ed invernale) che collimavano con le difficoltà economiche di un club in agonia, che ha speso tanto, forse troppo, oltre le proprie reali capacità negli anni. Senza programmazione.

Giocatori accolti come Re, e ripudiati come traditori nel giro di 6 mesi: una squadra che passa da un tecnico all’altro, che addirittura in casa non vince una partita da un anno. E che vede avvicinarsi un’altro spettro, quello della seconda retrocessione consecutiva.

Se la prima stagione di “Sunderland ‘til i die” è stata spettacolarmente tragica, beh la seconda che è uscita da poche settimane, probabilmente la doppia terribilmente. La rinascita non è mai stata così vicina, la squadra addirittura farà rotta su Wembley per ben due volte. Il club è passato finalmente di mano, anche se deve ritrovarsi nelle sabbie mobili della League One (la nostra Serie C): se non risali subito, può essere davvero la fine. E Sunderland non può permettersi questo per la sua gente.

Non svelo altro, è giusto che ve la godiate: anche se non siete appassionati di calcio, credetemi che merita. E poi l’atmosfera inglese, l’amore viscerale delle persone dietro a undici uomini che corrono in pantaloncini, rapirebbe chiunque. Perchè comunque andrà, sarà sempre “Sunderland fino alla morte”.

Buona visione !

 

 

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