STORIE DI CALCIOMERCATO – Quando i ritorni sono la scelta peggiore

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi tornano”, recita il famoso ritornello della canzone AMICI MAI del cantautore Antonello Venditti.

Mai frase sarebbe più azzeccata per un discorso legato al calciomercato, il momento tanto atteso dai tifosi che sognano spesso un colpaccio per la loro squadre del cuore. Ma spesso il colpaccio non c’è, oppure viene mascherato sotto un’altra spoglia: ovvero quella del tanto amato campione che torna nella società in cui ha scritto, in passato, pagine importanti.

Passato, passato che non torna ma che spesso molti rievocano ai tempi moderni sperando che l’equazione dia come risultato lo stesso a cui erano stati abituati.

Nelle ultime settimana è sempre più insistente il rumors del ritorno bis di Zlatan Ibrahimovic al Milan: il simbolo dell’ultimo scudetto rossonero con Massimiliano Allegri nella stagione 2010/2011, capace di segnare 42 gol in 2 stagioni.

Ibra, da cui il Diavolo è stato costretto a separarsi per ragioni di bilancio nell’estate 2012 (vendendolo a peso d’oro al PSG con Thiago Silva), oggi ha 37 anni ed un grave, unico, infortunio al ginocchio che ne ha compromesso l’avventura inglese al Manchester United. Nell’ultima stagione un buono score nei Los Angeles Galaxy in MLS, per quello che sembrava un degno e proficuo finale di carriera.

Invece il 2019 potrebbe regalare un Ibrahimovic-bis nel Milan del suo ex compagno Gattuso e di quel Leonardo che fu decisivo 6 anni fa per il passaggio dello svedese a Parigi. Ha senso con un Cutrone molto più giovane ed in rampa di lancio al fianco del già big Higuain?

Anche il passato insegna che le minestre riscaldate sono state indigeste in casa rossonera. Ecco alcuni nomi:

Ruud Gullit contribuì a scrivere l’epopea sacchiana degli olandesi dal 1987 al 1993, collezionando 117 presenze con 35 gol vincendo 3 scudetti, 3 Supercoppe italiane, 2 Coppe dei Campioni e 1 Coppa Intercontinentale. Lasciò il Milan polemicamente nel 1993 per approdare in prestito alla Sampdoria che gli garantiva il posto da titolare e con cui vinse la Coppa Italia nel 1994. In estate tornó rossonero ma le vecchie ruggini non erano state dissipate: 8 presenze fino a gennaio e poi il definitivo addio al Milan, con un nuovo passaggio alla Samp e quindi il trasferimento al Chelsea nel luglio 1995.

Anche Roberto Donadoni è stato a lungo un pilastro intoccabile del Milan dal 1986 al 1996, con Sacchi e Capello: 6 scudetti, 3 Coppe Campioni, 2 Intercontinentali tanto per citarne alcune. Disse addio dopo 10 stagioni per concludere la carriera coi New York Metrostars, dove però gioco solo 1 torneo. Infatti nel 1997 lo richiamó a sorpresa il Milan, dove però ebbe un ruolo più marginale senza più il fasto del passato. Nel 2000 chiuse davvero col calcio all’Al-Ittihad.

Indimenticabili Andriy Shevchenko e Ricardo Kakà: l’ucraino segnó a valanga col Milan dal 1999 al 2006 (127 gol in oltre 200 presenze) e col brasiliano (rossonero dal 2003 al 2009) contribuì alla vittoria in Champions contro la Juventus. Sheva, spinto dalla moglie, spinse per essere ceduto al Chelsea dove però toppó clamorosamente con soli 9 gol in 2 campionati: nel 2008 Galliani lo riportó al Milan, dove però neanche Ancelotti riuscì a fargli rivivere i fasti del passato. Chiuse con una imbarazzante stagione con 18 presenze senza mai segnare. Discorso diverso per Kaká: altra operazione nostalgia di Galliani che, dopo averlo ceduto a suon di milioni al Real Madrid, lo riportó rossonero nel 2013/2014 (30 presenze, 7 gol) e poi a giugno l’addio per gli Stati Uniti. Non fu decisivo.

Mario Balotelli fu il super colpo del mercato invernale di gennaio 2013: preso dal Manchester City in prestito, segnó 26 gol fino a giugno 2014, quando tornò in Premier League ma al Liverpool che lo pagò oltre 25 milioni di euro. Coi Reds andò tutto storto, quindi il solito Galliani lo riportó a Milano ma con Mihajlovic in panchina non fu grande stagione (20 presenze ed 1 gol nel 2015/2016).

Merita menzione per il Milan anche la stella inglese David Beckham, operazione di doppio prestito durante la pausa delcampionato americano: prima esperienza per 4 mesi nel 2009 (18 presenze, 3 gol), quindi il rientro alla casa madre Los Angeles Galaxy ed un nuovo prestito di 4 mesi al Milan da gennaio 2010. Dopo 11 presenze però si ruppe il tendine e disse addio.

Non solo il Milan però si è scottato con le minestre riscaldate: ricordiamo anche un Luca Toni bis alla Fiorentina dopo il biennio strepitoso 2005/2007 in cui segnó la bellezza di 47 gol. Dopo un lungo tira e molla con la società, venne ceduto al Bayern Monaco. Quindi vestì le maglie di Roma, Genoa, Juventus e Al-Nasr senza impressionare, ma nonostante ciò Firenze lo riaccolse nel 2012-2013. Raccolse 27 gettoni con 8 gol, partendo spesso dalla panchina. Lontani i tempi dei “Toni e fulmini”.

A Firenze lasció tracce importanti anche Alberto Gilardino, chiamato dai Della Valle proprio a far dimenticare Toni: con Prandelli mise a segno 48 gol in 4 stagioni, poi l’addio alla viola per mettersi in gioco con Genoa, Bologna ed emigrare quindi in Cina al Guangzhou. Nel gennaio 2015 rescinde coi cinesi, e torna alla Fiorentina che cercava un attaccante non di prima scelta: Gila accettó il ruolo di riserva con 14 presenze e 4 gol in 5 mesi, e poi il triste addio.

Marco Borriello è stato un autentico globe-trotter della nostra Serie A, ma la sua carriera si è legata in ben 3 riprese diverse alla maglia del Genoa. Esordio in rossoblu nel 2007/2008 con Gasperini allenatore, e clamoroso boom con ben 19 gol che gli valsero il ritorno al Milan e la convocazione in Nazionale per gli Europei. Torna sotto la Lanterna nel 2012/2013 contribuendo alla salvezza della squadra di mister Ballardini con 12 gol, mentre chiude col terzo ed ultimo ritorno nel gennaio 2015 (solo 8 presenze senza mai segnare).

Più indietro nel tempo ricordiamo il colombiano Faustino Asprilla, stella del Parma di Nevio Scala: in gialloblù 25 gol dal 1992 al 1996 vincendo Coppa delle Coppe, Coppa Uefa e Supercoppa Europea da protagonista. Quindi un biennio in Premier League al Newcastle, e l’impalpabile ritorno in Emilia nel 1998/1999 con la miseria di 1 rete, ma la soddisfazione di aver messo in bacheca Coppa Italia e Coppa Uefa con Malesani allenatore. Meglio però ricordarselo fare capriole ad inizio anni novanta, che passeggiare in campo ad un passo dal nuovo millennio.

Un altro sudamericano come Abel Balbo scrisse pagine importanti con la maglia della Roma, con cui raccolse 146 presenze con 78 gol dal 1993 al 1998. Dopo aver giocato e vinto col Parma di Asprilla e la Fiorentina, tornó nella Capitale con Fabio Capello nel 2000 vincendo lo scudetto da attore non protagonista (3 presenze totali).

Le storie potrebbe essere tante e varie, ma ci fermiamo qui. Ibrahimovic cambierà il vento sopra le minestre riscaldate ?

Roberto Sabatino
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Nato a Rapallo (GE) il 15 Maggio 1982, ha effettuato un corso di speakeraggio professionale presso la “Talent Academy” di Cologno Monzese (MI). Nelle stagioni 2012/2013 e 2013/2014 è lo speaker ufficiale del Calcio Como, per le gare interne allo stadio “Sinigaglia” nel campionato di Lega Pro. Da marzo 2013 è inviato per la trasmissione sportiva di Espansione TV, ETG+SPORT, al campo di allenamento del Calcio Como. Un passato come addetto stampa del Basket Como, dopo varie esperienze in alcune webradio con programmi sportivi, il 1° agosto 2013 lancia il portale Sport in Condotta.it. Ad agosto 2014 diventa telecronista per la webtv Sportube, che trasmette in esclusiva live tutte le gare delle squadre di Lega Pro. Da settembre 2015 torna ad essere lo speaker ufficiale del Calcio Como, per le gare interne del campionato di Serie B allo stadio "Sinigaglia". Nello stesso mese, partecipa e vince il 7° Workshop di Sportitalia Tv ed entra nella redazione