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ACCADDE OGGI – 3 luglio 1990, la fine di un sogno italiano

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Notti magiche…Inseguendo un  gol..Sotto il cielo di un’estate italianaaaa!

Quanti di noi hanno ascoltato questa bella canzone della Nannini e di Bennato, colonna sonora delle notti magiche di Italia 90, ultimo Mondiale organizzato dal nostro paese dopo quelle del lontanissimo 1934, quando la coppa si chiamava ancora Rimet.

Era un’Italia che si presentava alla massima manifestazione, senza nascondersi, era tra le favorite del torneo. Nelle coppe europee le squadre italiane avevano fatto addirittura un fantastico tris: Milan campione d’Europa, Juventus vincitrice della Coppa Uefa e la Sampdoria della Coppa delle Coppe. Cartoline di un calcio lontano, che non esiste più, ma nel quale eravamo noi i padroni, come oggi lo sono gli spagnoli.

Fu soprattutto il Mondiale per gli azzurri del giocatore che non ti aspetti, di un giocatore sconosciuto fino a pochi anni prima, ma che nel 1989 era stato comprato dalla Juventus: Salvatore Schillaci, detto Totò, nato a Palermo nel 1964. Fu capocannoniere del torneo con 6 gol, migliore giocatore della competizione e nello stesso anno secondo nella classifica del Pallone d’oro, dietro Lothar Matthaus, campione del mondo con la Germania Ovest in finale contro l’argentina di Diego Maradona.

Nelle gerarchie del Ct Vicini, il buon Totò, bomber nel Messina degli anni 80, allenato da mister del calibro di Scoglio, il Professore e poi di Zeman,

era una semplice riserva. Davanti a lui in attacco c’erano Carnevale, Vialli, Serena il giovane Baggio.

Ma nella partita d’esordio con l’Austria, l’Italia fatica a realizzare, Totò allora viene chiamato in campo al posto di Carnevale.Passano solo 4 minuti e da un cross dalla destra di Vialli il siciliano, svetta di testa con una splendida torsione e fa scoppiare di gioia lo stadio di Roma. E l’Italia intera.

Schillaci segnò ancora contro la Cecoslovacchia nel girone di qualificazione, contro l’Uruguay agli ottavi, contro l’Irlanda di Jackie Charlton ai quarti di finale, dopo un tiro di Donadoni respinto dal portiere.  I Mondiali vanno avanti, l’Italia gioca complessivamente un calcio discreto, Schillaci non sbaglia un colpo, gli italiani sognano un novo trionfo dopo l’ultimo del 1982 in Spagna. I caroselli di macchine si susseguono in modo costante dopo ogni vittoria, radio e tv fanno a gara a riproporre la hit di Bennato e Nannini, che sembra scritta apposta per l’imminente vittoria.

E si arriva al fatidico 3 luglio 1990: Stadio San Paolo di Napoli, avversario, guarda il destino, l’Argentina di Diego Maradona che nella città partenopea ha fatto la storia, è il Re della città e lui lo sa. Cerca addirittura di seminare zizzania fra i tifosi italiani, ricordando lo squilibrio economico-sociale e quindi sportivo fra Nord e Sud, fra il Napoli e le big del Nord, Milan, Juve, Inter.

Vicini schiera Schillaci e Vialli come coppia d’attacco: ancora Totò, con il suo sguardo spiritato porta in vantaggio l’Italia al 17’, su un tiro di Vialli non trattenuto dal numero 1 argentino Goycochea. Esplode lo stadio, la finale sembra ad un passo. L’Argentina sembra la vittima predestinata. Fino al maledetto gol di Caniggia, al 68’ minuto: il biondo argentino anticipa Zenga uscito in modo un po’ avventato e insacca di testa. L’Italia ammutolisce.  Dopo 518’ minuti di imbattibilità, l’Uomo ragno nerazzurro deve chinare la testa e raccogliere la palla in rete. Qualcosa a questo punto si è rotto nei meccanismi finora quasi perfetta della corazzata italiana. Il gol dei Caniggia semina paure, dubbi, getta ombre sul futuro della competizione da parte dell’Italia. La partita fi decisa ai rigori: il portiere argento li parò tutti, per l’Italia sbagliarono Donadoni e Serena. Ricordo di aver pianto quella sera. Ero ancora un ragazzo di 13 anni, ma avevo capito che le notti magiche erano per sempre finite.

Il Mondiale fu vinto dalla Germania Ovest per 1-0 grazie a un generoso rigore segnato da Brehme, l’ultimo mondiale giocato prima della riunificazione tedesca, quando il muro di Berlino era già caduto .L’Italia giunse terza, avendo battuto nella finalina l’Inghilterra, per 2-1, gol di Baggio e ancora del grande Schillaci, su rigore.

Rimane a distanza di tanti anni, la sensazione che l’Italia aveva i numeri per vincere quel torneo. Per Totò fu probabilmente l’apice della sua carriera, “un’avventura in più” parafrasando Gianna Nannini. Gli anni successivi per il buon Totò non furono all’altezza di quella splendida e irripetibile avventura.

Per una vittoria azzurra ai Mondiali dovremo aspettare ancora qualche anno, Germania 2006, ma nel 1990 non potevamo saperlo che sarebbe passato così tanto tempo. Solo quattro anni dopo gli azzurri di Sacchi arrivarono in finale, sconfitti dal Brasile, ancora ai rigori. Quella maledetta lotteria ci darà ancora amarezze per anni, fino alla vittoria catartica, ancora su rigore con l’ultimo penalty, tirato da Grosso contro la Francia. Questa volta vincente, ma questa è un’altra storia da raccontare.

Dopo tanto tempo, ancora sento nelle mie orecchie quelle parole, cariche di sogni e di speranze, e di gioventù..”E negli occhi tuoi, voglia di vincere, un’estate, un’avventura in più..Quel sogno che comincia da bambino e che ti porta sempre più lontano..”.

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