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ACCADDE OGGI- 18 luglio 1914 nasceva Gino Bartali

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18 luglio 1914: nasce Gino Bartali, icona del ciclismo mondiale, famoso per i suoi successi, per la sua rivalità con Coppi, per il ruolo avuto nel salvare numerosi ebrei durante la Seconda guerra mondiale, quando la ragione era stata sostituita dalla follia cieca, in Germania, in Europa e purtroppo anche in Italia.

Gino oggi è ricordato fra i Giusti fra le nazioni, termine usato per indicare dopo la guerra i non ebrei che rischiarono la propria vita per salvare almeno un ebreo dalla Shoah e dagli orrori nazisti. Oggi per Israele è una onorificenza prestigiosa, il nome del nostro campione sarà ricordato per sempre nel Giardino dei giusti a Gerusalemme, dove ad ogni eroe viene dedicato un albero presso il museo dello Yad Vashem  che solo nel 2013 lo dichiarò Giusto fra le nazioni.

Perché questo ritardo? Perché il campione non esibì mai il suo eroismo dopo la guerra, un po’ come altri eroi come Perlasca o altri che fecero il Bene perché era facile distinguerlo dal Male che imperava ovunque, era una questione di scelta, quella fra liberà e oppressione, fra l’essere uomo e l’essere un complice. Salvò centinaia di vite, rischiò anche la fucilazione in un paio di occasioni.

E la sua vita il toscanaccio la rischiò più volte, nascondendo nel telaio della bici documenti falsi, fotografie per salvare ebrei italiani, permettendo loro una fuga verso paesi che accoglievano gli ebrei, pedalando su e giù per la Toscana e l’Umbria, centinaia di km ogni giorno, con la scusa di allenarsi per la ripresa di future gare al termine di una guerra dura, disastrosa che bloccò per cinque anni la sua carriera.

Gino, detto il toscanaccio, per il suo carattere rude, abituato a parlare in modo chiaro, senza giri di parole, senza inutili bizantinismi.

Addirittura quest’anno, in occasione della partenza del Giro d’Italia da Gerusalemme, Bartali è stato dichiarato cittadino onorario di Israele, nel corso di una cerimonia il 2 maggio.

Scusate se mi sono soffermato prima su questo aspetto di Bartali e non su quello sportivo. Sono troppo giovane per aver avuto il privilegio di aver visto i suoi epici duelli nei Giri e nei Tour, ma amo la Storia e Gino ne fa parte a pieno titolo.

Parlando di sport, Bartali corse fra il 1934 e il 1954, raccogliendo numerosi successi: senza quella maledetta guerra, i trionfi sarebbero stati sicuramente di più: tre Giri d’Italia, due Tour francesi, 4 volte vincitore della grande classica Milano- Sanremo, 3 Giri di Lombardia e altri successi in gare meno prestigiose di quelle citate.

A questi, bisogna sommare numerose vittorie di tappe nei Giri più importanti, vittorie fra i dilettanti, più vari riconoscimenti individuali prestigiosi, fra cui la Medaglia d’oro al valore atletico nel 1965, il Collare d’oro al merito sportivo alla memoria nel 2000. E mi fermo qui per non annoiare i lettori. I riconoscimenti sono tanti, alcuni gli furono conosciuti in vita, altri postumi.

Tanto si è discusso sulla rivalità con un altro grande del ciclismo, Fausto Coppi: celebre una foto in cui i due ciclisti sono uno davanti all’altro,  Coppi davanti, Gino dietro e si scambiano una borraccia d’acqua.

Ancora oggi non è chiaro chi abbia dato l’acqua all’altro, ma non importa. Quella fra i due campioni era una rivalità accesa, forte indubbiamente, ma che non dimenticava la lealtà, la sportività, il fair play, la consapevolezza che in una gara si è prima uomini e poi campioni. Confesso di essere cresciuto con quell’immagine davanti agli occhi: quando da ragazzo portavo la mia bici a riparare, nell’officina il mio “meccanico di fiducia” aveva una gigantografia di quel celebro scatto.

I due parteciparono anche a un film di Totò, “Totò al Giro d’Italia”, insieme ad altri campioni dell’epoca. Erano così Bartali e Coppi, campioni, ma anche uomini semplici, simpatici, capaci di mettersi davanti a una telecamera con l’indimenticabile Principe della risata.

Coppi era più giovane di 5 anni, quindi più prestante, nel dopoguerra era il nuovo fenomeno del ciclismo italiano, tuttavia Gino gli rese sempre la vita difficile in gara, vincendo ad esempio nel 1946 il Giro d’Italia con Fausto al secondo posto a soli 47 secondi di distacco.

Uno dei successi più importanti Bartali lo colse nel Tour nel 1948: l’Italia si presentò con una squadra non particolarmente competitiva, fino a pochi anni prima i francesi erano stati nemici in guerra e quindi non bisognava aspettarsi una accoglienza particolarmente festosa nei nostri confronti. Inoltre Gino aveva ormai 34 anni, una bella età per un Tour a tappe come quello francese. Nonostante ciò vinse due tappe mitiche fra i monti, conquistando anche la maglia gialla che non mantenne però fino alla fine della competizione.

Per la storia d’Italia la notizia di quelle imprese arrivò in un momento di forte tensione sociale: Palmiro Togliatti segretario del Pci era stato ferito in un attentato il 14 luglio, si parlava apertamente di guerra civile, per due giorni tutta la penisola era percorsa dalla paura di quella che poteva succedere, violente manifestazioni si registravano in varie città anche con morti e feriti, fatto grave per una democrazia appena nata.

E’ probabilmente esagerato dire che le vittorie di Bartali evitarono la guerra civile, sicuramente contribuirono ad allentare la tensione, a far gioire comunisti e democristiani. Al ritorno del Tour Bartali fu addirittura ricevuto da Alcide De Gasperi.

Il grande Bartali morì nel 2000, a Firenze, ma il suo ricordo ancora oggi è ben vivo in Italia e fra gli appassionati di ciclismo, italiani o stranieri.

Perfino Google oggi gli ha dedicato un doodle (l’immagine che a volte sostituisce il tradizionale logo) per ricordarlo.

No, Bartali non fu solo un ciclista, fu qualcosa di più per la storia del nostro paese.

Ciao Ginettaccio, ovunque tu sia; amavi ripetere dopo ogni sconfitta “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare“. No, la tua vita non era affatto sbagliata.

 

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