29 Settembre 2022

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BASKET NBA – GARA 5 FINALI 2014: Marco Belinelli campione con i San Antonio Spurs

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“Abbiamo iniziato il primo allenamento riguardando il filmato del tiro da 3 di Ray Allen che ci ha impedito all’ultimo secondo di vincere il Titolo NBA lo scorso anno”.

Così ha preso il via la stagione dei San Antonio Spurs 2013-2014, con un unico chiodo fisso, ripresentarsi alle Finals e cambiare il finale da incubo del 2013 prendendosi quel titolo appena vistosi sfuggire dalle mani sul filo di lana.

Ed è così che si è conclusa la stagione, titolo ai texani che ottengono la rivincita proprio contro i Miami Heat e si laureano per la quinta volta campioni. Kawhi Leonard MVP delle Finals. Serie chiusa a gara 5 con un secco 4-1 in favore dei San Antonio Spurs, che hanno così regolato i campioni uscenti Miami Heat per 104-87.

INIZIO IN SALITA  – Clima teso all’AT&T Center per il primo match point in favore della franchigia di San Antonio ed avvio di partita con il freno a mano tirato per i texani. Miami inizia con Ray Allen in quintetto per Mario Chalmers (disastroso in gara 4) e trova subito il parziale: 8-0 pronti via che si tramuta in 22-6 per il massimo vantaggio. Come spesso capitato nelle 4 puntate precedenti e nel corso degli interi Playoffs, però, è la panchina che fa la differenza per gli Spurs, se poi puoi contare su uno dei migliori sesti uomini della storia NBA ed un Mills on fire, allora la rimonta viene più naturale, il contro-parziale è di 12-0 per San Antonio con Manu sugli scudi e quarto che si conclude 29-22  in favore degli Heat (17 punti per LeBron James), ma con il come back dei texani che è soltanto agli albori.

JAMES TROPPO SOLO – Il resto della partita è l’esatta fotocopia dell’uno-due subito da Miami all’American Airlines Arena, Leonard sale in cattedra con la difesa su James, che non riesce mai ad arrivare al ferro protetto molto bene dagli aiuti di Duncan e Splitter ed è costretto a sparare da fuori o servire assist sporchi per i compagni che non riescono a trovare ritmo nel tiro da 3. Bosh prova ad allargare il campo come è spesso solito fare con le sue conclusioni da fuori, ma non trova continuità e Wade, complici i suoi ormai cronici problemi fisici, non ha più l’esplosività che gli è valsa il soprannome di Flash ed è costretto a giocare penetra e scarica con la difesa di San Antonio che però prima collassa molto bene a chiudere le penetrazioni in area e poi è perfetta negli adeguamenti per non concedere tiri puliti a Bosh e Lewis dal perimetro. Una chiave per Miami sarebbe potuta essere Ray Allen, ma come nelle precedenti gare viene annullato dall’ottima difesa di Ginobili. È così che James conclude con 31 punti 10 rimbalzi e 5 assist, mentre Bosh e Wade soltanto rispettivamente con 13 e 11 punti.

TEAMWORK – San Antonio costruisce quindi un divario incolmabile grazie ad una grande fase difensiva sia nei singoli che di squadra, ed a un lavoro di squadra eccezionale in fase offensiva: ogni pallone dato in post a Duncan è come se fosse in cassaforte e se Parker inciampa in una serata non ottima al tiro (7/18 dal campo), allora basta far girar palla sulle penetrazioni sue e di Ginobili per trovare sempre un cecchino libero sul perimetro pronto a scrivere un +3 sul tabellino. Anche tra i tiratori le rotazioni non mancano, con lo specialista Danny Green in difficoltà (0/5 dal campo per lui) a trafiggere la difesa degli Heat dal perimetro ci pensano uno straordinario Patrick Mills (5/8 al tiro da 3 punti) ed i soliti Manu Ginobili (3/6) e  Kawhi Leonard (3/4). Emblematico il fatto che il top scorer per gli Spurs sia Leonard (22 punti) e che Greg Popovic a fine partita dichiarerà ”non ho chiamato uno schema per lui in tutti i Playoffs”.

MVP – Una menzione particolare, ma molto particolare, va a Kawhi Leonard, eletto a fine partita MVP delle Finals. Difficile a 22 anni vincere un titolo di MVP in una squadra che può contare su leggende del calibro di Tim Duncan, Tony Parker e Manu Ginobili, ancor più difficile se non sei un personaggio mediatico e hai una media di “soli” 12,8 punti in stagione. Giocatore completo, gran tiratore, doti fisiche eccezionali nell’1 contro 1 sia in penetrazione sia dal post, ma nonostante un talento da All-Star ciò per cui prima di tutto si fa notare Leonard è una difesa continua ed intensa per l’intera durata del match e l’umiltà e la dedizione al lavoro con le quali apprende gli insegnamenti del suo maestro Greg Popovic e li mette in pratica. Non è nata una stella, ma si è costruito un grande giocatore.

RECORD – Concludiamo l’articolo citando alcuni record stabiliti dagli Spurs in quest’annata. Tim Duncan è il primo giocatore nella storia della NBA a riuscire ad aggiudicarsi il titolo in tre decadi diverse (1999, 2003, 2005, 2007, 2014). Kawhi Leonard è il più giovane MVP delle finals dal 1999 quando il titolo andò proprio a Tim Duncan. Marco Belinelli (no, non ci siamo dimenticati di lui) è il primo italiano nella storia a laurearsi campione NBA!

Questo il video con le dichiarazioni di Belinelli.