28 Settembre 2022

SPORT IN CONDOTTA

LA VOCE DELLA PASSIONE

Calcio – Intervista a Marco Carparelli: “Il calcio è cambiato tantissimo, ma il mio amore è rimasto immutato”

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L’ex centravanti di Sampdoria e Genoa (ma con i colori rossoblù nel sangue) tra passato, presente e futuro dopo una stagione record da 40 gol nelle serie inferiori. “Il momento più bello per me è sempre uno: vedere la palla entrare in rete, e correre sotto i tifosi che mi incitano 90 minuti”.

 

Un campionato strepitoso, quello appena concluso, con la maglia del Pietra Ligure: 40 gol nel campionato di Prima Categoria.

“Grazie allo spirito vincente che ho dentro. E non è semplice in categorie come queste”, dice Marco Carparelli.

Professione attaccante da una vita, trascorsi importanti in Serie A con la maglia della Sampdoria (memorabile una sua rete contro il Milan che valse il successo dei blucerchiati per 3-2: assist di Mancini, capitan Baresi bruciato sul tempo, e rete vittoria), e poi in giro per l’Italia con altre maglie importanti come quelle di Torino e Genoa.

Proprio così, i cugini rossoblù con cui ha deciso anche un derby della Lanterna il 20 marzo 2000, condannando proprio la Samp alla sconfitta (vedi video qui).

Empoli, Como, Siena, Cremonese, Grosseto, Cittadella e Pisa le altre piazze in cui Carparelli ha giocato lasciando il segno, tra Serie B e C. carparelli

Oggi, a 38 anni, l’amore per il calcio è ancora forte: “Ho ancora tantissima voglia di giocare, quanto scorre il mio sangue nel mio cuore… Dall’amore che ho per il pallone”.

Dicevamo all’inizio di un’ultima stagione impressionante col Pietra Ligure: c’è la volontà di continuare con loro anche l’anno prossimo?
“Non chiudo le porte a nessuno, non la reputo ancora una storia finita. Sto aspettando che mi chiamino, io non ho ancora sentito nessuno”.

In carriera hai indossato maglie storiche come quelle di Torino e Genoa: cosa ti lasciano addosso quelle esperienze?
“Esperienze che mi hanno fatto crescere, momenti per me indimenticabili, tutte le maglia che ho indossato mi hanno lasciato ricordi, ma mai quanto quella del Genoa che mi sento tatuato, come se fosse una seconda pelle”.

Mesi fa ti eri proposto proprio alla società rossoblù per dare una mano in attacco: c’è mai stato un contatto concreto?
“No, non ho avuto più nessun contatto con il Genoa, io avevo scritto una battuta, dove comunque c’era un po’ di verità. Come ti ho già detto, il Genoa è il Genoa e i genoani sono i genoani, e per me finire la mia carriera al Tempio, sarebbe un a grande gioia”. genoa_carparelli_derby

A Genova hai deciso un derby, e giocato nelle stagioni più difficili del club: indelebile il tandem Carparelli-Francioso. Che ricordi hai?
“Solo al pensiero mi torna la pelle d’oca… Il ricordo di me che ogni genoano porta dentro di se. Erano stagioni molto difficili, ma ho sempre messo la faccia, da capitano , quale ero. Sia verso la società , sia quando le cose andavano male. Giocare a Genova non è semplice”.

Como e Pisa le tue ultime esperienze tra i professionisti: quali sono i momenti più belli?
“Sono state tutte belle esperienze, ma il momento più bello è sempre uno: vedere la palla entrare in rete, e correre sotto i tifosi che mi incitano 90 minuti”.

Quanto è cambiato il calcio da quando hai iniziato?
“Tantissimo. Il calcio di una volta non è quello di adesso. Sia dal campo che dagli spalti. Soprattutto Da quando hanno messo la tessera del tifoso, è cambiato tutto”.

Secondo te come potremo riportare la gente allo stadio?
“La gente va allo stadio per passare un ora e mezza diversa dalle altre. Il tifo lo hanno nel sangue, è una passione, e non trovo corretto che un tifoso per entrare dentro uno stadio debba essere schedato dalla testa ai piedi. Voglio dire, ci vanno famiglie e bambini, ovvio che può esserci qualche “scontro” tra tifoserie che si odiano, ma tutto fa parte della passione. Guarda a Genova perché hanno chiesto di levare le maglie (che io non mi sarei mai tolto) hanno fatto una strage di diffide, gente agli arresti, gente che ogni domenica deve firmare. Come ho detto nella risposta precedente, il calcio non è più lo stesso”.

Il futuro da calciatore di Marco Carparelli dove sarà?
“Giocherò finché il signore mi darà la forza. Per ora non ho nessuna intenzione di smettere. Quando arriverà il momento, resterò nell’ambito calcistico, infatti quest’anno prenderò il patentino da allenatore”.

Vuoi salutare qualcuno o ringraziarlo?
“Qualcuno in particolare no, però inizio col ringraziare i miei genitori e le persone a me care che mi sono sempre state vicine e mi hanno sostenuto, gli allenatori che hanno creduto in me, i compagni con i quali ho legato di più e passato bellissimi momenti e infine i tifosi, quelli, che mi hanno sempre fatto sentire un giocatore importante”.