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CALCIO – MONDIALI 2018: Aliou Cissè, signore di sportività

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Giovedì 28 giugno: è una data che rimarrà nella storia del calcio: per la prima volta da quando si giocando i Mondiali, una squadra, il Giappone, passa agli ottavi al termine del girone di qualificazione grazie al fair play: a parità di punti con il Senegal, scontro diretto finito 2-2, stessa differenza reti, a determinare l’eliminazione della squadra africana, è stato il maggior numero di cartellini ricevuti, ovvero 6 contro 4.

Sia chiaro, la regola era nota da tempo, il criterio è stato adottato per la prima volta in Russia con l’obiettivo di favorire il gioco corretto. Nel dopo partita sinceramente sono rimasto colpito dalle parole di Aliou Cissè, l’unico allenatore di colore e anche il più giovane della manifestazione, con i suoi 42 anni. Nessuna recriminazione, nessuna polemica verso una eliminazione che vista così, appare un po’ crudele, anzi ha dichiarato che la sua squadra non si è qualificata perché evidentemente non lo ha meritato.

Ha aggiunto che avrebbe preferito uscire in un altro modo, ma che le regole sono queste, che erano note e che quindi è giusto così perché le regole vanno rispettate. L’atteggiamento indubbiamente sportivo dell’allenatore, con un passato da giocatore in Inghilterra e Francia, è stato apertamente lodato da Zvonimir Boban, vicesegretario della Fifa che ha anche ringraziato il giovane mister per le parole usate.

Personalmente reputo che bisognerebbe trovare qualche criterio diverso, più oggettivo per decidere una eliminazione. Per carità, non capiterà così spesso che si ripetano situazioni del genere e infatti è stato l’unico caso in questo torneo con ben 8 gironi da 4 squadre.

Due sono però le questioni che mi fanno riflettere: nel corso delle tre partite Giappone e Senegal sono stati diretti da arbitri diversi, ognuno con un proprio parametro di giudizio, con una propria tolleranza di fronte a certi atteggiamenti in campo, quindi un fattore soggettivo è innegabile che esista.

Seconda questione: non è stato antisportivo l’atteggiamento del Giappone che negli ultimi dieci minuti della partita persa contro la Polonia ha di fatto rinunciato a giocare, non provando nemmeno a pareggiare sapendo che il Senegal stava perdendo contro la Colombia? Ovviamente per evitare cartellini, l’allenatore nipponico Nishino ha affermato dopo il match di aver ordinato ai suoi giocatori di non cercare troppo l’affondo, di stare tranquilli, di non pareggiare, atteggiamento che lui stesso ha definito contro il suo modo di intendere il calcio, ma le circostanze hanno in questo caso messo da parte lo spirito samurai.

E che dire dell’Inghilterra? Nel match decisivo per il primo posto nel girone con il Belgio, manda in campo una formazione largamente rimaneggiata. Certo, la qualificazione agli ottavi era sicura, il mister Southgate ha pensato di far rifiatare alcuni dei suoi big, ci può stare. Alla fine il Belgio ha vinto, gli inglesi sono finiti nella parte sinistra del tabellone, dove ci sono di fatto solo due grandi squadre, la bella Croazia vista finora e la Spagna. A destra si trovano invece Urugay, Portogallo, Francia, Argentina e Brasile. Casualità o calcolo matematico? Ai posteri l’ardua sentenza.

Rimane il fatto che tanto i tifosi giapponesi che quelli inglesi alla fine delle partite hanno sonoramente fischiato le proprie nazionali.

Dispiace che con l’eliminazione del Senegal sparisce già il continente africano dai Mondiali. Appare ancora lontano il momento in cui una squadra di quel martoriato continente possa davvero lottare per il titolo.

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