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C’era una volta in Formula Uno… Stati Uniti (PARTE 2)

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Jody Scheckter e Gilles Villeneuve

 
Può capitare che nel tentativo di fare una buona impressione si finisca per strafare deludendo chi volevamo colpire: è un po’ questa l’impressione che si ha pensando al tribolato rapporto tra la Formula Uno e gli Stati Uniti d’America

Un rapporto difficile, sopratutto incostante; probabilmente troppo distante è la filosofia che anima il Circus, luogo della massima ricerca tecnica condotta originariamente da artigianali costruttori europei, rispetto allo spirito che pervade le manifestazioni sportive americane, dove lo show e il divertimento di vi chi assiste è anteposto a qualsiasi regolamento tecnico.

Una volta sbarcati negli USA, nel 1959, i bolidi di F1 hanno percorso strade del tutto particolari pur di farsi ammirare dagli spettatori del Nuovo Mondo: per esempio a Riverside hanno sfrecciato in scenari degni di un western di John Ford; poi hanno rombato facendo vibrare i grattacieli di Detroit e le palme di Long Beach; hanno sgommato nel piazzale del Caesar Palace, il celebre albergo-casinò di Las Vegas; e per finire i bolidi si sono permessi di percorrere una curva sopraelevata del tempio motoristico a stelle e strisce, Indianapolis, in senso opposto a quello tradizionale della 500 Miglia.

In totale sono stati 10 i circuiti americani, per lo più tracciati estemporanei dai disegni bizzarri e situati in scenari pittoreschi, che hanno ospitato almeno un’edizione del Mondiale. Agli albori della Formula Uno il GP coincideva invece con la mitica 500 Miglia di Indianapolis, abbandonata dal Circus nel 1961.

Nonostante tutto questo il Mondiale di F1 non è mai stato una presenza fissa negli Stati Uniti. Quest’anno il Circus tornerà per la seconda volta ad Austin (Texas), dove è finalmente sorto un autodromo di stampo tradizionale ma che vuole mantenere alto il livello di spettacolarità delle corse.

Vedremo allora se il nuovissimo Circuito delle Americhe diverrà un appuntamento stabile nel calendario F1, o se invece l’America resterà ancora una nuova frontiera da conquistare.

 
1973 – Circuito di Watkins Glen

François Cévert è vittima di un terribile incidente al volante della Tyrrel: il francese muore sul colpo, intrappolato dai rottami della sua vettura e dalle lamiere del guard-rail. All’inizio del video lo vediamo ascoltare dall’amico e compagno più esperto, Jackie Stewart, i consigli su come affrontare la prima esse veloce, proprio dove più tardi si consumerà la tragedia.
(Durata 02:05)

http://www.youtube.com/watch?v=i4bO74WE5Ak
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1978 – Circuito di Watkins Glen

Didier Pironi in un giro a tutto gas sul mitico circuito di Watkins Glen.
(Durata 01:59)


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1986 – Circuito di Detroit

Già negli anni ottanta le F1 sfrecciavano tra hotel e grattacieli, passando in stretti tunnel e costeggiando scenografici specchi d’acqua. Protagonisti della corsa di Detroit furono Ayrton Senna e Nigel Mansell.
(Durata 05:37)


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1990 – Circuito di Phoenix

Per le strade di Phoenix si mise in luce Jean Alesi: il francese entusiasmò gli spettatori in un bel duello ruota a ruota con Ayrton Senna.
(Durata 06:19)

http://www.youtube.com/watch?v=dhbp8YgzG6M

 
Gran Premio degli Stati Uniti d’America 2013: domenica 17 novembre alle ore 20:00 italiane
 
Francesco Bagini
formula.francesco@tiscali.it

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