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El Salvador, l’incredibile viaggio a Spagna ’82

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Dal “Magico” Gonzàlez alla goleada subìta. Che storia quarant’anni fa

I ricordi dell’estate dei Mondiali di Spagna ’82 sono inevitabilmente legati alla strepitosa impresa della nostra Nazionale azzurra vincitrice contro ogni pronostico.

Della grande cavalcata degli uomini del ct Enzo Bearzot si è detto e scritto praticamente tutto, ma in questo bellissimo anniversario quarantennale una storia che merita è quella degli esordienti de El Salvador, che furono inseriti nel Gruppo 3 con Argentina, Belgio ed Ungheria.

Una Nazionale che per la prima volta si affacciava ad una vetrina così strepitosa come quella di un Mondiale, ma che si era meritatamente guadagnato l’accesso grazie ad un girone di qualificazione praticamente impeccabile, terminato col successo finale sul favorito Messico. Fu un’autentica avventura quella de El Salvador in questa spedizione.

La Federcalcio decise innanzitutto di ridurre il numero dei calciatori convocati per aver spazio, loro dirigenti, di volare in Spagna con mogli e fidanzate utilizzando il fondo cassa riservato al gruppo. Gruppo che approdò a destinazione dopo un’odissea di ben due giorni, tra infiniti scali e soste forzate in hotel di fortuna. Arrivati a destinazione, i giocatori furono accolti da un bus con i colori del Messico (gli organizzatori avevano dato per scontata la loro qualificazione e si dimenticarono di apportare la modifica giusta), mentre il loro albergo di Campoamor era vicinissimo ad un club di tiro al piattello: ogni mattina la Nazionale si svegliava col rumore degli spari di un fucile, che purtroppo per loro era quotidianità venendo da una guerra civile in corso.

Il 15 giugno ci sarebbe stato l’esordio contro l’Ungheria, ed i ragazzi de El Salvador erano carichi e convinti di potercela fare: “Pensavamo di iniziare contro un’avversario debole, eravamo convinti di essere superiori a loro”, raccontò il portiere Luis Mora. E invece fu un incubo, con gli ungheresi già avanti sul 3-0 dopo una ventina di minuti. La partita finì addirittura 10-1, con l’unica consolazione della rete di Zapata che fu storica per la sua Nazionale ad un Mondiale.

Il sopracitato Mora condivise in un attimo un doppio record, quello di portiere più giovane in una manifestazione come quella spagnola, e quello di portiere con più reti subite nella stessa. Le successiva partite ebbero un approccio diverso anche se col medesimo risultato, ovvero le sconfitte contro Belgio (1-0) e Argentina (2-0) che chiusero il cammino.

Da quella squadra emerse però la classe de “El Magico” Gonzàlez, eclettico fantasista che fece così bene da attirare le attenzioni del Paris Saint Germain. Il giocatore però rifiutò la proposta francese perchè reputava Parigi una città troppo grande dove vivere… Alla fine “El Magico” rimase in Spagna dove si accordò col Cadice, soprattutto perchè attratto dalla movida cittadina.

Dopo due stagioni con 29 gol totali, Gonzalèz fu contattato dal Barcellona di Menotti su suggerimento di Maradona che lo apprezzava come calciatore. Il giocatore si aggregò in prova ad una tournèe americana, ma non scoccò la scintilla soprattutto a livello caratteriale: leggenda narra che una sera scattò l’allarme antincendio nell’albergo dei catalani. Tutti si riversarono sul piazzale tranne Gonzàlez, che fu trovato da una dirigente chiuso in una camera con un’avvenente accompagnatrice: “Io non lascio mai le cose a metà”, disse. E fu addio…

Quindi il ritorno a Cadice dove chiuse dopo ben otto stagioni con sessanta reti, ed il sipario finale sulla sua carriera: “Io sarò stato anche il calciatore più forte del mondo, ma Gonzàlez veniva da un’altra galassia”, disse Diego Armando Maradona anni dopo.

“So di non essere un santo, che mi piace la notte e bere tanto. Ma non mi piace considerare il calcio come un lavoro. Se lo facessi non sarei più io, io gioco solo per divertirmi”, il commento de “El Magico”.

Tornando alla Nazionale, al rientro in patria i calciatori de El Salvador non furono accolti bene: qualche dirigente addirittura chiese l’impiccagione di tutta la squadra, opzione che fortunatamente fu scartata. Il portiere Mora, però, scampò ad un agguato in cui la sua macchina fu crivellata di colpi d’arma da fuoco. Per fortuna comunque non ci furono vittime.

Tutto sommato quell’esperienza rimase storica, tra il primo gol ad un Mondiale alla goleada indimenticabile. Una storia che merita un racconto.

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