26 Novembre 2022

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Formula Noia: c’è sempre Vettel, nonostante i fischi…

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La partenza del Gran Premio di Singapore 2013, vinto da Sebastian Vettel (26 anni) su Red Bull

 
Il campionato mondiale di Formula Uno 2013 sembra essersi concluso poco prima della pausa estiva.
A fine luglio Lewis Hamilton vinceva in Ungheria e costringeva Vettel a trascorrere le vacanze con qualche preoccupazione di troppo.

Una volta riaccesi i motori, però, Sebastian Vettel è sempre stato leader indiscusso, vincendo le 3 gare successive e chiudendo di fatto il campionato.
Infatti anche se matematicamente i giochi restano aperti tutt’oggi, il dominio del tedesco non viene mai messo seriamente in discussione da quando la stagione è ricominciata.

L’ultima gara di Singapore ha impressionato, non tanto per lo scontato risultato ma per il modo in cui esso è maturato: a Vettel sabato è bastato un solo giro veloce per ottenere la pole position e poi, una volta confrontatosi via radio con gli ingegneri, ha abbandonato la macchina (non certo per arroganza, come certi opinionisti hanno sostenuto, ma perché nonostante fosse notte, nella marina di Singapore si toccavano i 30°).

Domenica, con la pole in mano, il tedesco ha fatto un sol boccone della Mercedes, che come a Spa, anche qui aveva tentato di precederlo di qualche metro dopo lo spegnimento dei semafori.

In soli 2 giri il distacco degli inseguitori è salito a oltre 2 secondi.
Nemmeno la Safety car, entrata in pista a metà gara, ha ostacolato la marcia del tedesco: addirittura i piloti che hanno dovuto sdoppiarsi in regime di Safety, hanno dovuto filare per raggiungere il gruppone, capitanato dalla vettura di sicurezza ma praticamente spinto dalla scalpitante Red Bull numero 1.

La gara, una volta ripresa la sua valenza agonistica, ha rivisto Sebastian guadagnare altri 2 secondi in un giro, per poi allungare, cambiare in tranquillità le gomme, amministrare e infine vincere.

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C’è solo la matematica tra Sebastian Vettel e il titolo iridato 2013

 
Le qualifiche e le gare di Formula Uno stanno diventando interessanti se si considera la classifica dalla seconda posizione in giù.

Come successo a Monza nelle fasi finali, anche nella gara in notturna i duelli conclusivi sono stati interessanti ma valevano solo per le posizioni di rincalzo. Sono state fasi senza dubbio spettacolari, anche perché a giocarsi le posizioni c’erano piloti del calibro di Hamilton, Raikkonen e Webber; ma il pubblico giustamente reclama lotte che valgono la vittoria, non il posto.

Sarà forse questo malcontento a provocare fastidiosi fischi ogni volta che Sebastian Vettel alza al cielo il trofeo del vincitore?…

I tifosi di Monza sembrano infatti aver inaugurato una pessima moda, ovvero quella di fischiare Vettel quando questi festeggia o parla durante le interviste del podio.
Anche a Singapore, purtroppo, gli invasori di pista hanno tenuto questo atteggiamento.
E a rincarare la dose, ricordiamo le esultanze, ben udibili anche dalla TV, che il pubblico di Silverstone innescò, quando il solito Vettel abbandonava la testa della corsa per un guasto tecnico.

Ormai il “povero” campione del mondo è considerato “un ammazza gran premi” in termini di spettacolo: tolto lui effettivamente i valori in pista tornano ad esser nettamente equilibrati e i gran premi non certo scontati.

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Il podio del Gran Premio di Singapore 2013

 
Vettel dovrà crescere in fretta anche sotto questo profilo, farsene una ragione, perché probabilmente è questo il trattamento che viene rivolto a chi è manifestamente superiore.
Però un gesto plateale a favore di Sebastian potrebbe arrivare dal suo nemico più grande: da Fernando Alonso.

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Martin Brundle, ex pilota F1, prova a placare i “buu” della folla mentre Vettel cerca di rispondere alle sue domande

 
Lo spagnolo si ritrova la carriera rovinata per la presenza di Vettel, è vero.

Una volta congedatosi Schumacher dalla Ferrari, Alonso si apprestava a divenire lui l’unico re della Formula Uno; aveva già battuto il Kaiser Schumy nel 2005 e nel 2006 e con una Mclaren fortissima era ormai certo che si sarebbe aperta la sua era.
Invece un rapporto teso col boss degli inglesi, Ron Dennis, lo ha visto tornare alla “sua” Renault, a giocarsi piazzamenti e punti. Poi, finalmente, si libera per lui un sedile in Ferrari, proprio quando Adrian Newey mette le mani sulla vettura che Sebastian Vettel incomincia a portare in pista vittoriosamente.

Insomma, Fernando soffre maledettamente i successi del giovane tedesco. Negli ultimi anni non fa che ripetere che i successi del rivale sono merito della macchina. Affermazione ingiusta, e il primo a saperlo è proprio lo stesso Alonso: il suo grande amico Mark Webber infatti non si è mai piazzato alle spalle del compagno di squadra al termine di una stagione.

In più Fernando continua a segnalare Lewis Hamilton come pilota più forte nel Circus, nonostante l’inglese sia in generale meno concreto del tricampione del mondo della Red Bull.

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Spa-Francorchamps 2013. Come capita sempre, Fernando Alonso ignora di proposito Sebastian Vettel durante le premiazioni

 
Così sarebbe bello che, per una volta, proprio Fernando Alonso mettesse da parte l’astio nei confronti di un ragazzo di 26 anni, per niente arrogante fuori dalla vettura; non è il massimo della sportività continuare a “ridere sotto i baffi” quando la folla insulta immeritatamente Vettel, anche perché questo siparietto sta diventando una fastidiosa abitudine.

Allo spagnolo non dispiace tutto ciò, anzi si può dire che sia anche naturale tale comportamento.
Ma proprio per questo una convinta stretta di mano con Sebastian sarebbe più significativa dei fischi delle folle di tutto il mondo; e sarebbe allo stesso tempo un gesto da campione ormai maturo riconoscere una maggiore forza, anche solo momentanea, del proprio avversario. Campioni del passato come Senna e Prost o Hakkinen e Schumacher si sono rispettati, anche con gesti evidenti sul podio di qualche memorabile gran premio.

Ripetere all’infinito che l’avversario vince solo per le potenzialità della vettura alimenta la conflittualità e non è altro che un segno dell’incapacità di accettare una sconfitta sportiva.

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Adelaide 1993. Ayrton Senna invita il suo grande rivale Alain Prost sul primo gradino del podio

 
Francesco Bagini
formula.francesco@tiscali.it

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