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I GRANDI FLOP: Ivan De la Pena

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Super colpo laziale dell’estate 1998, in Italia arrivò da stella e se andò come uno dei tanti flop

In pieno svolgimento del Mondiale di Francia ’98, e nel peggior giorno della Nazionale spagnola del criticato ct Javier Clemente (eliminato alla fase a gironi, dove passarono a sorpresa Paraguay e Nigeria con le Furie Rosse dirette a casa) arrivò quello che sembrava il super colpo della nostra Serie A.

Lazio e Barcellona avevano definito il passaggio in biancoceleste del talento Ivan De la Pena, scovato e plasmato dal leggendario Johan Cruyff: 35 miliardi di lire al club catalano e oltre quattro miliardi di ingaggio al calciatore spagnolo. La cessione fu firmata dal presidente uscente Nunez, e fu rallentata dal nuovo insediato Joan Gaspart che provò a trattenere (inutilmente) il giocatore.

Le frizioni con Louis Van Gaal, ai tempi tecnico del Barça, erano delle motivazioni aggiuntive per lasciare la Liga ed approdare nel campionato italiano per affrontare da avversario il vecchio amico Ronaldo, stella affermata dell’Inter. Così De la Pena, fresco dei titoli vinti in patria (Liga, Supercoppa Europea, Coppa del Re, Supercoppa Spagnola e Coppa delle Coppe) sbarcò a Roma ad inizio luglio 1998, accolto come un super campione all’aeroporto di Fiumicino e successivamente acclamato da duemila tifosi laziali al centro sportivo di Formello: “Non ci credevo, non mi aspettavo un’accoglienza del genere”, disse lo spagnolo.

“Mi impegnerò al massimo per vincere tutto, anche il derby, onorerò una squadra che mi ha voluto a tutti i costi. Coi miei assist farò segnare tanti gol”, aggiunse. Ed in effetti quella era una Lazio davvero super sotto la guida di Sven Goran Eriksson: il presidente Cragnotti portò nella Capitale anche elementi del calibro di Sinisa Mihajlovic (dalla Sampdoria), Marcelo Salas (River Plate), Dejan Stankovic (Stella Rossa) e Christian Vieri (Atletico Madrid). Acquisti che si aggiungevano già ad una rosa con i confermati Nesta, Conceição, Mancini, Marchegiani, Pancaro, Nedved, Almeyda e Boksic. I biancocelesti erano gli indiziati principali per la vittoria dello scudetto.

De la Pena era la classica ciliegina sulla torta di una campagna acquisti estiva che definire sontuosa era quasi riduttivo. La nostra era ancora una Serie A per elementi top.

Il Piccolo Buddha, così chiamato dai suoi nuovi tifosi, fin dal ritiro pre-campionato era pronto e carico: “Lo so che tutti si aspettano molto da me. So pure che c’è curiosità e pressione perchè nell’ultimo anno ho giocato pochissimo. La sento addosso, questa grande responsabilità. Ma non ho paura, davvero. La cosa mi affascina, sono pronto. Nel mio ruolo Zidane è il più forte di tutti, ma io non somiglio né a lui né a Jugovic né a nessuno. Non ho modelli, sono Ivan De la Pena e basta”.

Effettivamente il 22enne talento spagnolo era reduce da un torneo con sole 17 presenze in maglia Barcellona, per di più frenato per guai muscolari oltre che per incomprensioni tattiche col già citato tecnico Van Gaal. Qualche dubbio sorse alle prime uscite ufficiali in maglia Lazio.

Il debutto è però fortunato e vincente, con novanta minuti in campo nella Supercoppa Italiana vinta ai danni della Juventus per 2-1 il 29 agosto. Sembra l’inizio di una grandissima storia. De la Pena poi debutta anche in Serie A il 13 settembre in trasferta a Piacenza (1-1), dove però abbandona il campo dopo sessanta minuti sostituito dal giovane Baronio.

De la Pena alla Lazio

Iniziano i primi guai fisici già riscontrati mesi prima in Catalogna: lo spagnolo però non demorde e in accordo con Eriksson torna in campo quattro giorni dopo allo stadio “Olimpico” per affrontare gli svizzeri del Losanna nel match di Coppa delle Coppe. Qui va ancora peggio, perchè De la Pena lascia il campo dopo una ventina di minuti: il problema è serio, il giocatore resta ai box addirittura per due mesi, rientrando solo per cinque minuti a fine novembre nel derby contro la Roma (pareggio pirotecnico per 3-3). Nel frattempo Eriksson e la squadra hanno ingranato e cominciato a convivere con la sua assenza.

Nelle successive partite giocherà sempre e solo spezzoni, non sentendosi più titolare indiscusso come pronosticato in estate. L’argentino Matias Almeyda ormai lo ha spodestato dal centrocampo, al fianco dell’intoccabile Pavel Nedved. Anche il presidente Cragnotti provò a rincuorarlo dopo l’ennesima serie di panchine: “Negli ultimi tempi l’ho visto depresso, per questo ci tenevo a parlagli, per fargli capire che la società lo stima, ha fiducia in lui. De la Pena resta un giocatore importante per la Lazio, non sono pentito dell’investimento, il suo momento arriverà”.

Mentre la Lazio vincerà la Coppa delle Coppe nella finale contro il Maiorca del 19 maggio 1999, De la Pena vedrà i compagni trionfare restando tutta la partita in panchina. Chiuderà con sole 15 presenze in Serie A e tre in Coppa Italia. Fallimento.

Iniziò così la lunga discesa dell’ormai perso talento iberico: in quell’estate, un anno dopo l’accoglienza di duemila tifosi laziali, De la Pena viene ceduto in prestito al Marsiglia: ma anche in Francia i soliti problemi riemergono, e le presenze in Ligue1 saranno solo dodici. Neanche “l’operazione nostalgia” del luglio 2000 ha gli effetti sperati: lo riaccoglie il suo Barcellona (sempre in prestito dalla Lazio, con cui ha un contratto quinquennale) ma l’odore di minestra riscaldata è forte. Alla guida c’è Lorenzo Serra Ferrer, ma la stagione catalana è un disastro.
Quarto posto in campionato con diciassette punti di distacco dai rivali (e campioni) del Real Madrid, per una squadra che doveva essere rifondata seppur avesse grossi nomi come Litmanen, Overmars, Kluivert, Luis Enrique, Guardiola, Cocu e Puyol. Per De la Pena addirittura solo 9 apparizioni in Liga.

Il contratto con la Lazio resta pesante, viene così richiamato alla base dal nuovo corso targato Dino Zoff stagione 2001/2002: nella Capitale ritrova il connazionale Mendieta (altra futura meteora…), ma anche Jaap Stam, Stefano Fiore, Diego Simeone, Hernan Crespo e Claudio Lopez. In ritiro le cose sembrano andare bene, il fisico regge e le idee del mister piacciono.

“Non voglio dire nulla, ma spero che questo sia il mio anno. Ho sofferto troppo e devo molto alla Lazio e a Zoff. Mi sto impegnando al massimo per ritrovare me stesso. Ci devo riuscire”, dichiara De la Pena ad agosto 2001.

Ma resterà l’ennesimo fuoco di paglia, con l’ex azulgrana che raccoglierà solo due presenze in tutta la stagione….

Addio Lazio, addio Italia: De la Pena passerà a titolo definitivo all’Espanyol, l’altra squadra di Barcellona, nell’estate 2002. Troverà la sua dimensione giocandoci addirittura per nove stagioni consecutive raccogliendo in tutto 205 presenze (e 9 gol) togliendosi anche la soddisfazione di vincere il suo ultimo trofeo nel 2006 con la Coppa del Re.

Chiusa la carriera di calciatore, nel giugno 2011 il connazionale ed ex compagno di squadra, Luis Enrique, viene nominato nuovo allenatore della Roma: nella Capitale decide di portare con sè proprio Ivan De la Pena in qualità di vice. L’avventura giallorossa dell’ex laziale dura però lo spazio di pochi giorni, perchè sarà lo stesso De la Pena (inviso alla tifoseria) a rassegnare le dimissioni. Il feeling italiano non sbocciò mai.