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INTERVISTE – Luca Facchetti, tra passato e presente: “I tifosi la marcia in più per il Como ai playoff”

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Figlio d’arte del compianto Giacinto, che tante pagine di storia sportiva ha scritto con le sue gesta prima in campo e poi da dirigente dell’Inter, Luca Facchetti oggi è rimasto nel cuore e nel mondo nerazzurro anche in segno di continuità del ricordo del caro papà.

Un passato da attaccante tra Serie D e C1 (tra le altre, con Pergocrema, Pavia, Alessandria, Atletico Catania e Cuneo), Sport in Condotta.it lo ha interpellato per i suoi trascorsi in Lega Pro con la maglia del Como, con cui ha chiuso la sua carriera nel 2010 dopo un biennio con 42 presenze, 12 gol ed una promozione dalla Seconda alla Prima Divisione.

facchetti   Luca Facchetti, cominciamo dal presente: di cosa ti occupi ad oggi?
“Questo è il mio 4° anno nel Settore Giovanile dell’Inter: prima ho fatto da assistente-collaboratore con le categorie Giovanissimi, Allievi e Berretti. Quest’estate ho partecipato al corso per allenatori Uefa A presso Coverciano, ed in questo momento sono l’allenatore in seconda della Primavera nerazzurra”. 

Nella tua carriera in Lega Pro sei stato protagonista a Como: che ricordi hai?
“Bellissimi, fu una stagione particolare. Dopo aver vinto il campionato la stagione precedente col Pergocrema, mi sono trovato senza squadra e l’ultimo giorno mi sono rotto il piede in amichevole contro il Genoa. Poi, ad agosto, quando mi proposero Como tra le varie opzioni dissi subito di si. Indossare la maglia di una città importante, di una squadra con un passato così glorioso e con un pubblico numeroso, penso sia l’ambizione di ogni calciatore. Nonostante tutto l’anno il piede mi diede problemi che mi costrinsero a convivere con dolori ed infortuni, la stagione fu positiva: segnai 12 gol, 9 in campionato e 3 nei playoff. L’apice di quella stagione fu la doppietta in casa nella finale di andata contro l’Alessandria, davanti a 7000 tifosi.  Nella stagione successiva, purtroppo, causa un’operazione e problemi al pube, non riuscii ad allenarmi e giocare con costanza, così a fine stagione decisi di ritirarmi”.

Stai seguendo la Prima Divisione di quest’anno? 
“Purtroppo poco. Un’occhiata ai risultati e la classifica il lunedì. Ho parecchio da fare con i nostri ragazzi dell’Inter, e quando sono libero da impegni cerco di staccare del tutto e dedicarmi ad altro”.

C’è comunque una super matricola come l’Entella in testa alla classifica, con la Serie B diretta quasi in tasca.
“Non seguo molto il campionato, anche se mi sembra sia in testa da inizio stagione e quindi vuol dire che probabilmente ha qualcosa in più degli altri. Avere uno dei migliori attacchi e la 2° miglior difesa del campionato è sicuramente un indice importante, nonostante 6 punti di vantaggio sulla principale inseguitrice, la Pro Vercelli, non siano poi così tanti”.

Come giudichi un campionato anomalo come quello in corso, senza retrocessioni?
“Non riesco ad immaginare un campionato dove, tolte le squadre che lottano per primo posto e playoff, si rimanga con altre senza obbiettivi. Alla luce di quanto emerso nelle ultime stagioni con partite combinate, speriamo almeno nella lealtà dei calciatori”.

Sei d’accordo con quanto dichiarato dal tecnico del Como, Giovanni Colella, sul fatto che nei playoff il piazzamento non conti più di tanto?
“Completamente d’accordo con mister Colella. Penso che se una squadra abbia le potenzialità per vincere i playoff, non conti tanto il piazzamento, ma conti maggiormente la condizione, lo stato di forma e la maturità con il quale una squadra arriva ad affrontare le finali stesse. Tra l’altro quest’anno mi sembra che, a differenza degli anni passati, non ci sia più il vantaggio di un miglior piazzamento in classifica, perché ogni turno si concluderà eventualmente ai supplementari o calci di rigore”. FACCHETTI-3

 Cosa potrebbe avere di più il Como rispetto alle avversarie negli spareggi?
“A livello di squadra purtroppo non ho seguito attentamente, e quindi non posso giudicare l’andamento dei giocatori. Sicuramente un pubblico numeroso, che nelle occasioni importanti non manca mai e potrà essere il vero trascinatore del Como ai playoff”.

Si è parlato tanto del caos età media in Lega Pro? Giusto obbligare società e tecnici a lanciare giovani senza particolare meritocrazia? Che idea ti sei fatto?
“Nono sono d’accordo sulle regole che obbligano a schierare ed avere un certo numero di giovani per squadra. Penso che se un giovane abbia le capacità e potenzialità per far bene, e guadagnarsi un posto da titolare, lo spazio lo trovi comunque e sia interesse di tecnici e società farli giocare. Inoltre credo sia anche più formativo a livello caratteriale per i giovani stessi, come è sempre stato in passato. Per molti, in questo momento, penso ci sia la strada già spianata e sia tutto facilitato rispetto a prima”. 

Ad un giovane calciatore agli inizi di carriera cosa consiglieresti?
“Di non sprecare l’occasione che hanno per fare di un gioco, di una passione, il loro lavoro. Di dare il tutto per tutto per migliorarsi a partire dagli allenamenti, senza risparmiarsi e senza avere rimpianti. Penso che oltre alle qualità fisiche e tecniche, per altro migliorabili continuamente, la differenza, arrivati ad un certo livello, derivi dalla costanza, impegno, spirito di sacrificio, voglia di arrivare, del non mollare davanti alle difficoltà che si possono incontrare lungo il proprio cammino”.

In chiusura un doveroso ricordo di tuo papà Giacinto: l’insegnamento più bello che ti ha lasciato?
“Uno solo probabilmente è riduttivo: ma, su tutti, penso il rispetto e la lealtà”.

 

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