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IT’S COMING ROME: non dire gatto…..

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L’atipico ed itinerante Euro 2020 si è tinto d’azzurro! Epica, storica e incredibile finale a Wembley contro i padroni di casa inglesi, trascinati da un pubblico che non ha mai smesso di tifare.

Epica appunto per questo: la nostra Nazionale, ripartita da quell’infausto Novembre 2017 quando, perdendo lo spareggio contro la Svezia, ci fu tolta la gioia del Mondiale russo 2018, ha vinto nella tana dei Leoni. Da Giampiero Ventura a Roberto Mancini, dal 2017 al 2021 con una ricostruzione totale: la lunga striscia d’imbattibilità, il cammino deciso e le grandi prestazioni, anche nella sofferenza.

“It’s coming home” celebravano gli inglesi festanti nei giorni del pre-partita. Beh, le condizioni c’erano tutte: una Nazionale, quella del ct Gareth Southgate, sorretta da una generazione finalmente d’oro rappresentata da Maguire, Phillips, Rice, Mount, Sancho e Grealish, affiancati alle certezze Stones, Trippier, Rashford e Kane. Ma, come diceva il detto più volte ribadito dal nostro Giovanni Trapattoni, “non dire gatto finchè non ce l’hai nel sacco”.

Ecco gli inglesi si sono guardati un po’ troppo alle specchio, dimenticando che la nostra Italia, seppur priva di un vero riferimento in attacco (Ciro Immobile, Scarpa d’oro fino ad un anno fa, in azzurro non riesce mai ad incidere) aveva dalla sua il collettivo: Jorginho (doppio campione europeo dopo l’impresa Chelsea in Champions League), Spinazzola, Barella, Donnarumma, Verratti, i panchinari (che non erano panchinari) come Locatelli, Pessina e Berardi… Senza dimenticare la vecchia guardia come Chiellini e Bonucci.

Southgate e Mancini hanno avuto il merito di aver ricostruito due storiche Nazionali, che sicuramente ai Mondiali di Qatar 2022 saranno ancora accese protagoniste. Ma gli azzurri hanno avuto quel qualcosa in più.

Ma cosa ci lascia questo Euro 2020 disputato con un anno di ritardo, causa pandemia? Le certezze che il singolo è certamente importante (Cristiano Ronaldo prevedibile capocannoniere, ma Portogallo campione in carica fuori anzitempo), però la squadra come già detto fa la differenza.

Anche senza vere punte (la Spagna insegna, anche se Morata è stato decisivo in certi momenti) si può mostrare un gioco offensivo, che il fattore psicologico conta eccome (Danimarca docet), che vivere sugli allori è un errore gravissimo (la gasatissima Francia campione del Mondo, tradita da Mbappè & Co.), che partire a fari spenti spesso ti porta a disputare un fantastico viaggio (tosta la Svizzera di Petkovic).

Insomma, tanti spunti ma alla fine ciò che conta è che l’Europeo, che ci mancava da oltre mezzo secolo, è tornato a casa: IT’S COMING H(R)OME !