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Sebastian Vettel, un campione senza storia

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Sebastian Vettel, tedesco, nato il 3 luglio 1987. Ha vinto il campionato del mondo di Formula Uno nel 2010, 2011, 2012 e nel 2013

 
Difficile parlare di Sebastian Vettel: la sua storia in Formula Uno è incredibilmente breve, nonostante sia ricca di successi.
Di solito quando si raccontano le gesta di un pluricampione del mondo, si deve tratteggiare un quadro vario: una più o meno lunga gavetta, alti e bassi, cambi di scuderie, delusioni e tensioni, duelli, e alla fine arrivano i successi e i titoli iridati.

La carriera del 4 volte campione del mondo Sebastian Vettel invece, coincide praticamente con i suoi trionfi iridati. Naturalmente il percorso agonistico di un pilota ha un andamento a parabola, con un’ascesa e un discesa ai margini: quella del pilota di Heppenheim invece sembra non presentare l’iniziale crescita, ma è come se incominciasse subito dall’apice.

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Abu Dhabi 2010: Sebastian Vettel vince il primo titolo mondiale

 
Prove libere del Gran Premio di Turchia 2006 : al termine della giornata di prove, in cima alla classifica dei tempi, c’è la BMW Sauber numero 38, quella guidata da Sebastian Vettel.

Sebastian debutta in Formula Uno come terzo pilota del team tedesco, e nel successivo appuntamento di Monza, si ripete primeggiando in entrambe le sessioni, davanti addirittura a Michael Schumacher.

Nel frattempo Vettel nel 2006 ha 19 anni e corre il campionato europeo di Formula 3. Le immagini di archivio che si riferiscono a questo periodo sorprendono…

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Sebastian Vettel al volante della sua vettura nella serie di Formula 3 europea

 
Sembra un’anticipazione: non importa se un certo Paul di Resta gli arriva davanti a fine stagione, come aveva fatto Lewis Hamilton un anno prima, nel 2005; già in F3 Vettel porta con onore i colori Red Bull, l’azienda austriaca della celebre bevanda energetica: Helmut Marko, responsabile nella selezione dei giovani piloti Red Bull, ha deciso di puntare tutto su di lui.

A differenza di campioni del passato Vettel non improvvisa la sua carriera. Questa anzi, è ben pianificata dalla scuola Red Bull, è ed per questo che il tedesco arriva così presto in Formula Uno. Un po’ come Ron Dennis ha fatto con Lewis Hamilton, Vettel è anch’esso seguito dai vertici Red Bull divenendo così un predestinato.

Quel suo casco color “lattina di Red Bull”, che fa un tutt’uno con la livrea delle sue vetture è altamente simbolico.
Chiusi e stretti nei loro abitacoli, ai piloti di Formula Uno non resta che il casco per farsi riconoscere e dar sfoggio della propria creatività. Anzi, una volta campeggiava ai lati a caratteri cubitali il nome o il cognome del pilota, come per rimarcare quanto un tempo il pilota fosse protagonista, dentro e fuori la pista.
Vettel invece, portandosi in testa il marchio e i colori Red Bull ricorda come oggi la F1 sia uno sport di squadra, e come i piloti vengano ingaggiati in tenera età dai team quasi fossero un loro prodotto.

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Il casco di Sebastian Vettel. In realtà, quasi ad ogni GP, il tedesco varia la colorazione ma la grafica di base resta sempre il logo della lattina Red Bull

 
Gran Premio degli Stati Uniti 2007 : Sebastian disputa il suo primo GP di F1, proprio negli Stati Uniti dove domenica prossima correrà la sua 119^ corsa.

In quel tempo sostituisce Robert Kubica, KO per i postumi dell’incidente del Canada. Sebastian chiude posizionandosi ottavo e guadagnando così un punto nella sua prima gara: è il più giovane pilota di F1 ad aver conquistato punti iridati.

In Ungheria, qualche settimana più tardi, corre “in famiglia”, alla Toro Rosso, la ex squadra Minardi acquistata nel 2006 dal gruppo Red Bull.
Vettel entra a stagione in corso e abbandonerà la squadra italiana a fine 2008 per passare alla casa madre, al posto di David Coulthard.

Gran Premio d’Italia 2008 : a Monza cade un eccezionale diluvio, sia il sabato che la domenica. Vettel ha già portato la Toro Rosso 7 volte a punti, ma sull’autodromo brianzolo dimostra una freddezza incredibile, ottenendo la pole position e vincendo il GP in testa dall’inizio alla fine.
Era dai tempi di Schumacher che dal podio non risuonava l’inno tedesco, con la suggestione che in quell’occasione fu seguito dall’Inno di Mameli in onore della Toro Rosso, motorizzata anche Ferrari.

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Monza 2008: sotto il diluvio Sebastian Vettel vince il suo primo Gran Premio, al volante di una Toro Rosso

 
Nel fine gara del GP d’Italia 2008 il team radio di Vettel è esilarante, con Seb che festeggia la vittoria parlando ai box in lingua italiana. Ecco, i team radio di Vettel sono anch’essi particolari, unici.

Nella F1 di oggi vengono proposte le comunicazioni tra il pilota e il proprio ingegnere di pista. Sebastian Vettel in questo assomiglia a un regista postmoderno, capace di citare grandi suoi predecessori, dimostrando di padroneggiare la storia dello sport che pratica e le gesta di chi lo ha preceduto, a differenza per esempio di un Kimi Raikkonen che nemmeno sapeva chi fosse Ayrton Senna. Inoltre dimostra di essere un pilota di spirito, capace di scherzare coi suoi uomini o di rendere certe sue azioni vere e proprie parodie.

Per esempio ad Interlagos nel 2011 accusò problemi al cambio e via radio imprecò: “I feel like Senna in 1991“, ricordando il celebre episodio quando l’asso brasiliano dovette correre senza utilizzare alcune marce nel GP carioca; oppure quest’anno a Monza è stato il team ad ammonire Seb di non incappare, avendo la vittoria in tasca, in errori di distrazioni, ricordandogli ciò che capitò invece ad Ayrton nel 1988 sempre a Monza.
Il tedesco ha completato le citazioni storiche nell’ultima corsa, quando ad Abu Dhabi ha ripreso il recente celebre team radio di Kimi Raikkonen: “Leave me alone, i know what I’m doing!“, per rassicurare la squadra mentre lui festeggiava la vittoria facendo dei burnout fuori pista.

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New Delhi 2013: Sebastian Vettel festeggia il 4° titolo compiendo dei burnout sul traguardo a fine gara

 
Comici per gli spettatori, umilianti per gli avversari, sono invece molti team radio nei quali il giovane tedesco viene quasi implorato dal box ad alzare il ritmo per risparmiare gomme e preservare la vettura.

Negli ultimi anni pole position e vittorie sono agevolmente conquistate da Vettel, mentre con i continui cambi gomme dell’era Pirelli c’è sempre in pista qualcuno cogli pneumatici appena sostituiti e in grado di segnare il giro più veloce in gara. Vettel questo lo sa e fino all’ultimo giro è caparbiamente lanciato ad aggiudicarsi anche questo primato del fine settimana di gara, come se annientare la concorrenza fosse un suo desiderio personale, al di là dei punti acquisiti in campionato e dell’usura del suo mezzo.

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Sebastian Vettel sfreccia davanti al muretto Red Bull

 
Gran Premio di Cina 2009 : Sebastian Vettel vince il primo Gran Premio su una Red Bull. E’ l’inizio di un’era, suggellata da 4 titoli mondiali piloti per lui e costruttori per la sua vettura. Due numeri sono evocativi di tale periodo storico: dal 2009 ad oggi si sono disputate 92 gare: 36 sono state vinte da Vettel.

La squadra, nata nel 2005 dalle ceneri della Jaguar, dopo i primi successi pareva esser una breve favola, come fu la Benetton di metà anni novanta.

Invece Dietrich Mateschitz ha dimostrato abilità nel posizionare gli uomini giusti al posto giusto, mantenendosi lontano dalle vicende della pista. La Red Bull ha così potuto fregiarsi del geniale lavoro di uno dei migliori progettisti di tutti i tempi, Adrian Newey, affiancato dal duro ma efficace team manager Chris Horner.

Alla Red Bull hanno vinto ma sono stati in grado negli anni di mantenere frizzante e vivace l’atmosfera in seno alla squadra. Sono lontani gli anni del dominio Ferrari, quando chi vinceva risultava poco simpatico per l’austerità dovuta alla tradizione e al blasone della Scuderia. La filosofia Red Bull è totalmente diversa dai grandi vecchi team del Circus, solida ma snella, nel quale l’irriverenza di Vettel ha trovato un luogo naturale in cui esprimersi.

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Tris d’assi: da sx, Adrian Newey (54 anni), Sebastian Vettel (26) e Chris Horner (39)

 
I rivali di Vettel non possono che sopportare a fatica quel dito indice alzato dal tedesco per festeggiare ogni vittoria.
Lewis Hamilton, Jenson Button, Mark Webber e Fernando Alonso nulla hanno potuto contro Sebastian Vettel.

Ferrari e Mclaren negli ultimi 4 anni hanno anche avuto la vettura superiore alla Red Bull in certe occasioni, ma Seb ha dimostrato nelle ultimissime stagioni di saper portare a casa punti pesanti, anche quando la vettura non è stata all’altezza o era poco affidabile.

Un campione maturato stagione dopo stagione, a differenza di Hamilton o ancor più di Webber, i quali per esempio, in alcune circostanze, sono sembrati addirittura peggiorare col passare del tempo.

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Interlagos 2012: Sebastian Vettel vince il 3^ titolo mondiale, nonostante un incidente poco dopo il via lo releghi in ultima posizione

 
Gran Premio del Brasile 2012 : Vettel si gioca il Mondiale con Alonso e per una volta si trova costretto a rimontare dal fondo, a causa di un testacoda poco dopo la partenza.
Alla fine della corsa, con una vettura fortemente danneggiata, un pit stop in più e l’asfalto umido Vettel conquista il Mondiale, piazzandosi . Oltre alla velocità, è la volta nella quale Sebastian dimostra di aver acquisito senso tattico e grande coraggio, nonché l’abilità di cercarsi la fortuna, doti comuni a tutti i grandi campioni.

Quello del 2012 è stato l’alloro più sofferto per Vettel. Nel 2010 ha vinto di sorpresa, sfruttando la lotta tra Alonso e il compagno di team Webber; nel 2011 Seb ha dominato con 11 vittorie, aggiudicandosi il titolo con 4 gare d’anticipo, come quest’anno quando ha trionfato con i burnout dell’India, con ancora 3 gare da disputarsi.

Lo scorso anno invece il tedesco ha dimostrato tutta la sua classe, macinando vittorie dall’estate in avanti. E’ curioso notate come il campione degli ultimi anni abbia contrassegnato le sue conquiste iridate mietendo successi a ripetizione nelle finali trasferte asiatiche. Quell’area del pianeta sembra essere il nuovo fulcro della Formula Uno, e lì Vettel, eroe del volante contemporaneo, nei circuiti progettati in fotocopia da Hermann Tilke, si ritrova a proprio agio, integrandosi perfettamente con ciò che è oggi la F1.

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Sebastian Vettel festeggia il 4° titolo iridato al termine del Gran Premio dell’India

 
Non si fa in tempo a complimentarsi con Sebastian per il titolo consecutivo, che ora gli si chiede di cambiare scuderia, per dimostrare a tutti se sia veramente all’altezza dei pluricampioni Alain Prost, Michael Schumacher o di Juan Manuel Fangio.

Forse, più che il bisogno di vederlo portare al successo una vettura diversa da quelle progettate da Adrian Newey, tra gli appassionati c’è la voglia di vedere Vettel “sgomitare” con un mezzo meno competitivo, almeno in alcune stagioni, come è capitato a tutti i campioni di questo sport.

In questo modo sarà più facile per gli spettatori immedesimarsi con questo campione del mondo, che pur restando un ragazzo spontaneo, spiritoso, “alla mano”, ha il solo difetto di vincere in continuazione, rendendosi quasi disumano.

La sua Storia agonistica la si vorrebbe più irregolare, diversa dalla retta che corre lungo l’apice del successo, ininterrottamente: solo così, si crede, Sebastian Vettel farebbe vibrare più intensamente anche l’animo dei tifosi di Formula Uno.

 
Francesco Bagini
formula.francesco@tiscali.it