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Talent Lost – Denilson, il fumoso doppio passo brasiliano

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TALENT LOST_SIC

 

Famoso per le sue finte in patria, questo fenomeno (che costò la bellezza di 60 miliardi) durò davvero poco in Europa.

 

Il doppio passo di Denilson fu l’icona per molti mesi dell’anno 1998.

Questo giovane fenomeno impressionava in patria con la maglia del San Paolo, dove tra magie, assist ed anche qualche gol, si meritò la convocazione nella Seleçao dei fenomeni Taffarel, Roberto Carlos, Ronaldo, Rivaldo, Emerson e soci.

Denilson toccò l’apice nei Mondiali francesi, in cui il Brasile fu sconfitto in finale dai padroni di casa, ma lui sfornò prestazioni eccezionali.

Ormai la Denilson-manìa era scoppiata!

Si scatenò una vera e propria asta in Europa per accaparrarselo: Lazio e Milan molto vigili, ma anche Real Madrid, Manchester United ed Arsenal lo sognavano.

Il San Paolo aveva solo l’imbarazzo della scelta per monetizzare il grande incasso.

Alla fine, tra lo stupore generale, la spuntarono gli spagnoli del Betis Siviglia, che sborsarono la bellezza di 60 miliardi di allora per averlo in squadra.

calcio_denilson_betis_presentazione

 

Fu un delirio di gioia incredibile per i tifosi biancoverdi, che già pregustavano con Denilson una stagione d’alta classifica e molti successi.

Per blindarlo, addirittura, la dirigenza del Betis gli fece firmare una clausola rescissoria di ben 120 miliardi, il doppio di quanto speso per portarlo nella Liga.
Denilson era titolare indiscusso di quella squadra, ma peccava troppo di quell’individualismo che lo aveva reso celebre in patria, ma anche in Europa era mal visto.Ma dietro l’angolo era pronto il grande bluff per tutti.

La prima stagione nel Vecchio Continente si rivelò un grande flop, con 35 presenze e soli 2 gol in campionato.

Il tracollo avvenne l’anno dopo, campionato spagnolo ’99/’00, quando il Betis retrocesse addirittura nella Seconda Divisione.

Impossibilitato a restare per problemi di taglio budget, Denilson fu ceduto in prestito al Flamengo con cui raccolse 11 presenze e 3 reti fino al gennaio 2001, quando il Betis lo richiamò per dare l’assalto decisivo alla promozione.

Promozione che arrivò, anche se il contributo del brasiliano sotto porta si confermò assai scarso (1 gol in 21 partite).

Resta e chiude nella Liga a fine campionato del 2005 per un totale di 12 centri in 4 stagioni: molto molto poco.

Emigra quindi in Francia nella stagione 2005/2006, e col Bordeaux si mette in mostra con grandi giocate, ma ancora poco feeling sotto porta.

La squadra conclude la Ligue 1 al 2° posto in classifica, Denilson viene convocato nuovamente dal Brasile per i Mondiali di Germania 2006 (quelli targati Italia) ma stecca.

Smaltita la delusione, il brasiliano opta per una scelta economica personale: addio Bordeaux (con 31 presenze e 3 gol), e mega contratto con i sauditi dell’Al-Nasr, che gli garantirono uno stipendio di 1,2 milioni di euro annui.

Denilson sembra aver messo da parte i sogni di gloria di un calciatore, ovvero ambire a top club e vincere più coppe possibili.Calcio_Denilson_Dallas

Nel 2007 passa alla Major League Soccer americana con Dallas, ma delude moltissimo e mostra una condizione fisica assai precaria (8 presenze ed 1 gol).

E’ il declino ufficiale di Denilson, che neanche il rientro in patria al Palmeiras nel 2008 rigenera.

Nell’estate 2009 si parla addirittura di un possibile approdo in Italia, ma solo il Torino prova qualche abboccamento.

Senza contratto, il brasiliano accetta addirittura di scendere nella Terza Serie del suo paese firmando per lo semi sconosciuto Itumbiara.

Gioca solo 1 partita e poi emigra addirittura in Vietnam (!!!) dove firma per lo Xi Mang Hai Phong: “E’ l’ultima sfida della mia carriera”, dice Denilson in sede di presentazione.

Ultima sfida davvero imbarazzante, dato che dopo solo 1 gara (con tanto di rete firmata con un colpo di testa) il brasiliano rescinde e scappa dal Paese.

Non c’è 2 senza 3, così dice un proverbio, ed eccolo nuovamente con una fugace apparizione in Grecia: Denilson si accorda, era il febbraio 2010, con il Kavala.

Dopo 2 mesi, senza aver mai aver esordito ufficialmente, straccia il contratto e torna a casa.

Meglio ricordarselo così.

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