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Thohir, Inter e i magnati nel calcio: non è tutto oro quel che luccica!?

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C’è veramente bisogno di qualche sceicco per risollevare il calcio italiano? Nei giorni in cui il passaggio di proprietà dell’Inter, dall’era Massimo Moratti a quella di Erick Thohir, è sulla bocca di tutti, si tirano un po’ le somme sulle esperienze passate riguardanti capitali esteri che rinforzano le casse di alcuni club con problemi di bilancio.

Cominciamo a vedere gli esempi fruttiferi: uno su tutti, Abramovich – Chelsea (dal 2003), con il club di Londra vincitore di una Champions League e dell’Europa League, nonchè di svariati titoli nazionali; soldi freschi, acquisti da capogiro (Veron e Crespo nella prima annata) e vittorie internazionali: sicuramente, l’investimento migliore di sempre, per il momento. In Inghilterra però, di esempi simili ne abbiamo molti altri: il Manchester United è di proprieta di Malcolm Glazer (dal 2005, USA), stessa sorte per Arsenal (Stan Kroenke, USA, dal 2011) e Liverpool (dal 2010 a Tom Werner, USA); esempi vincenti? Di sicuro, ma anche aspetti poco edificabili: lo United è stato per alcuni mesi vicino alla bancarotta, l’Arsenal per anni ha condotto un calciomercato parco per i conti non molto in verde, mentre i Reds, prima di Werner, hanno testimoniato la gestione disastrosa (non sotto il profilo delle vittorie però) degli americani Gillet e Hicks.

E il Manchester City? Prima di Mansur (scudetto sì, ma quanti acquisti inutili!), ci fu la gestione triennale, dal 2007, del thailandese Shinawatra, poi processato per corruzione. Vi ricordate i super acquisti del City di Eriksson? Rolando Bianchi, Bojinov, Elano, Martin Petrov, Corradi, Corluka e Garrido: buoni giocatori a quell’epoca, ma strapagati e incapaci di giocare all’unisono. Una sorte simile l’ha avuta il PSG: nel primo anno di gestione qatariota (2011-2012), i parigini, sebbene avessero comprato a cifre esorbitanti campioni in Italia e Francia (Pastore e Menez su tutti), non riuscirono a vincere la Ligue 1; ricordiamo inoltre la fallimentare gestione quinquennale della Colony Bank americana, che controllò dal 2006 il club francese, con risultati poco convincenti.

Arriviamo ai giorni nostri: vi dicono niente Malaga e Anzhi? Fior fior di milioni spesi sul mercato, grandi acquisti, e poi? Niente risultati, quindi una marcia indietro: svendita dei migliori talenti, abbassamento degli ingaggi, e perciò rosa ridimensionata ai vecchi standard. Ora c’è il Monaco, dal dicembre 2011 in mano al magnate russo Rybolovlev: quest’anno grandi acquisti, che potrebbero ripetersi nelle prossime sessioni di calciomercato; e se non arrivassero risultati?

Veniamo alla questione Thohir – Inter: l’indonesiano possiede alcuni media nel suo Paese, nonchè alcune quote in squadre professionistiche americane. Non promette grandi acquisti, ma un progetto fondato sui giovani più talentuosi e costosi d’Europa: da questo punto di vista, questo tycoon si differenzia dalle altre gestioni qui sopra elencate; non vi sembra però un progetto già sentito? Massì, guardate più a sud di Milano, e ci troverete una gestione straniera nella capitale! A metà del 2011 si stanziano a Roma Di Benedetto e Pallotta, acquistando giovani campioni del calibro di Pjanic, Lamela, Osvaldo, Bojan, Borini, Gago e Stekelenburg; di questi, solo il primo ora è rimasto, e sappiamo tutti che potrebbe essere il prossimo partente: e Di Benedetto? Sparito nel nulla! (Ovviamente auguriamo, da italiani, grandi vittorie e un futuro roseo a Inter e Roma!)

A chi piangerà per la dipartita di un simbolo dell’Inter come Moratti, vi dico una cosa: tifosi non lo si smette di essere da un giorno all’altro; nostalgia del presidente? Secondo voi, i giornalisti, ogni lunedì mattina, andranno in corso Vittorio Emanuele, o si muoveranno in massa verso Jakarta?

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