17 Settembre 2021

Sport in Condotta

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Vengo, vinco e vado: quando il successo ti logora

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“Non importa se vinci o perdi, purchè tu vinca”, recita lo scrittore Stephen King all’interno della sua opera La Lunga Marcia. Vincere nello sport, come ovviamente nella vita, è l’obbiettivo che tutti si danno: dalle più piccole alle grandi realtà.

Si lavora per costruire, vero, ma alla fine per raggiungere uno scopo preciso: la realizzazione di un sogno. Vincere però ti logora, perchè spesso questo sogno assume le sembianze di un incubo. Ti attanaglia nelle lunghe notti insonne, ti fa sorgere dubbi, spesso ti fa venire la voglia di lasciar perdere tutto.

Per questo chi arriva alla meta ambita, quasi sempre lo ha fatto spremendo ogni energia possibile, anche delle persone intorno. Fa riflettere in queste ultime settimane il caso analogo, seppur di sport differenti, che accomuna Sasha Djordjevic ed Antonio Conte.

Quest’ultimo, dopo aver riportato la Juventus a livelli eccellenti post-calciopoli con ben tre scudetti consecutivi, ha interrotto il dominio proprio dei bianconeri nell’ultimo torneo di Serie A 2020/2021 con il titolo tricolore vinto da allenatore dell’Inter. Antonio Conte da Lecce, in carriera da calciatore ha vinto tutto proprio alla Juventus (5 campionati, la Champions League, Coppa UEFA, Supercoppe e Coppa Italia) ed anche da tecnico non si è fatto mancare nulla finora: oltre ad aver dominato in Italia, il tecnico salentino ha portato a casa anche la Premier League 2016/2017 e la Coppa di Lega inglese 2017/2018 a Londra col Chelsea, anticipati dall’ottimo biennio da commissario tecnico della Nazionale azzurra.

Conte è un martello coi proprio giocatori, pretende dalla società (e questo ha creato la rottura con l’Inter, ma anni prima anche al Chelsea con la proprietà russa) e se non accontentato è il primo a fare la valigia. Ed infatti non si è mai legato per tantissimo tempo ad un club: due stagioni al Bari, una a Siena, il triennio juventino (il massimo finora), ed un paio di campionati a testa con Blues e nerazzurri.

Vengo, vinco e vado: come Josè Mourinho, alias “Special One”, che dopo aver conquistato un’incredibile Champions League col Porto nel 2004, il giorno dopo ha salutato tutti per sposare il progetto Chelsea (ancora loro). Ma il tecnico portoghese è famoso per lo storico triplete interista 2009/2010: anche in quel caso, dopo aver spremuto al massimo la squadra in due anni, lasciò la società del presidente Moratti poche ore dopo il successo del “Bernabeu” contro il Bayern Monaco, per firmare col Real Madrid. L’Inter non vinceva quella coppa da una vita, e dopo averla raggiunta non c’era più nulla da dirsi.

Vengo, vinco e vado anche nel basket: l’ultima stagione, che sembrava ormai dominata dall’Olimpia Milano di Giorgio Armani ed Ettore Messina, ha subito una virata incredibile al fotofinish. Merito dalla Virtus Bologna di coach Sasha Djordjevic, uno che in carriera, nel ruolo di guardia, è sempre stato abbonato ai successi sul parquet: 15 titoli tra cui Eurolega, Coppa Korac, campionati italiani, spagnoli, e vari riconoscimenti personali.

Comincia ad allenare nel 2006 e porta a casa la Coppa di Grecia come tecnico del Panathinaikos Atene, la Coppa di Germania col Bayern Monaco e la FIBA Champions League alla guida della Virtus Bologna, oltre ad aver preso le redini della Nazionale serba nel periodo 2013-2019 (due medaglie d’argento conquistate).

Djordjevic quest’anno ha strappato lo scudetto dal petto di Milano per portarlo, dopo oltre venti stagioni di astinenza, proprio in Emilia: ma tutto questo sarebbe potuto non accadere. Facendo un rewind andiamo allo scorso 7 dicembre 2020, quando la Virtus comunica l’esonero del suo coach dopo la sconfitta interna contro Sassari. Lo scudetto sembra una chimera, lo spogliatoio ribolle. Passano un paio di giorni ed avviene un confronto chiarificatore che lo riporta in panchina.

Da allora Djordjevic inanella una serie positiva dietro l’altra fino ai recenti playoff scudetto: in finale l’Olimpia è annichilita nella serie addirittura per 4-0. Vittoria ! Ma il buon Sasha, prende e lascia Bologna il giorno dopo la festa tricolore. Champions e titolo italiano: bisognava dirsi altro? Conte e Sasha uniti nel successo ed addio in quest’ultima stagione, ricordando appunto anche Mourinho.

Vengo, vinco e vado: fino alla prossima fermata.